[Laspro 36] Sunday Bloody sunday ovvero: come sono diventata atea – 2

di Sabrina Ramacci (da Laspro 36 – maggio/giugno 2016) II parte, qui la prima

Questa è la storia, in gran parte vera, della mia conversione all’ateismo, una storia durata dieci anni, dai 3 ai 13 della mia gioventù. Se non fosse andata com’è andata forse oggi sarei ancora cattolica. È andata benissimo ma nonostante ciò capisco che le domeniche di molti saranno per sempre maledette e insanguinate. 

La sospensione della domenica

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Sabrina ai tempi delle elementari in tuta da ginnastica modello Adidas

A cinque anni mia madre comprese che aveva due possibilità: vendermi o portarmi a scuola con lei, nella sua classe. Optò per la seconda. L’età delle scuole elementari fu spensierata, continuavo a essere una gioiosa teppista. Non credevo più che tutti i bambini fossero buoni, lo ero io e chi decidevo io. Ciò mi bastava. Quelli furono gli anni del catechismo, poiché, dopo quattro anni di indottrinamenti, avrei ricevuto il più bello dei sacramenti: la comunione. Con il battesimo mi avevano incastrata, comunione e cresima facevano parte dei miei patti lateranensi familiari, credo di aver ricevuto una bicicletta in cambio dell’accordo. Continua a leggere

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[Pop-Corner] Il Duka e le serie tv: The Get Down

di Duka (da Laspro 37, ottobre 2016)

Dal ghetto alla conquista del mondo

the-get-downThe Get Down è una serie tv, uscita per Netflix nel 2016, ideata da Baz Luhrmann – regista cinematografico dei musical postmoderni Romeo + Juliet e Moulin Rouge! – ambientata a New York. Per la precisione nel South Bronx. Siamo nell’anno 1977, anno che i newyorkesi non scorderanno per i saccheggi avvenuti durante il famoso blackout. La musica sta cambiando. Nuovi generi musicali, il punk e la disco music, sono stati partoriti – dal seme fuoriuscito da soggetti marginali – dal ventre immondo della Grande Mela. Da lì a poco questi rumori soppianteranno i vecchi suoni e come un virus si diffonderanno in tutto il pianeta. In quei giorni, dentro la centrifuga generata da questo caos creativo, nel South Bronx – grazie anche alla tregua che pone fine alla guerra di strada tra le gang – inizia a prendere forma un nuovo stile. La cultura hip hop. Grazie a pionieri come – l’immigrato giamaicano – Dj Kool Herc, Grandmaster Flash e – l’ex capo guerra dei Black Spades – Afrika Bambaataa. Dal punto di vista musicale questo genere a cui piace collocarsi in opposizione alla disco ha subito da parte di quest’ultima una forte influenza. E condivide con il punk l’attitudine “fai da te”. La storia narra le vicissitudini di un gruppo di pischelli che ammazzano il tempo, uccidono la noia, tra rap, passi di danza e graffiti. Spraytando muri e vagoni della metro che fanno viaggiare i loro tag lungo le arterie della metropoli. Come set le macerie di edifici incendiati e poi demoliti dai palazzinari. Distruggere il Bronx per poi speculare con la ricostruzione. La serie è un kolossal: 120 milioni di dollari per rendere ogni dettaglio perfetto. Maniacale! Tutto deve essere come allora. Abbigliamento – scarpe scamosciate Puma, giubbetti Adidas, le divise con i colori delle gang – taglio di capelli, arredamento delle discoteche, macchine e vagoni tutti graffitati. Questa è la sua forza. Merito della costumista Catherine Martin che ha già lavorato – vincendo quattro premi Oscar – nei film di Luhrmann. Per saperne di più sulle origini dell’hip hop nel Bronx leggete il saggio R­­enegades of Funk di U. Net (Agenzia X).

[Laspro 36] Sunday Bloody Sunday ovvero: come sono diventata atea – 1

di Sabrina Ramacci (da Laspro 36 – maggio/giugno 2016) I parte

Questa è la storia, in gran parte vera, della mia conversione all’ateismo, una storia durata dieci anni, dai 3 ai 13 della mia gioventù. Se non fosse andata com’è andata forse oggi sarei ancora cattolica. È andata benissimo ma nonostante ciò capisco che le domeniche di molti saranno per sempre maledette e insanguinate. 

Un castigo inaudito

Il primo tragico episodio risale a quando avevo tre anni. Ero giovane e piena di belle speranze nei confronti del mondo. Pensavo che tutti fossero buoni, io più di tutti. In effetti, avevo di me un’immagine idilliaca. Poi mia madre decise di mandarmi all’asilo. Erano i primi anni Settanta e vivevamo in un paese di provincia famoso per tre cose: le castagne, i papi, i parenti di Giulio Andreotti. Non c’erano alternative, l’asilo era uno ed era gestito da suore. Le suore sono cattive ma io a quel tempo non lo sapevo. Pensavo, dato il mio già sviluppato senso estetico, che fossero un po’ bruttine ma non credevo fossero cattive. Lo erano. Continua a leggere

[Pop-Corner] Il Duka e le serie tv: Vinyl

di Duka (da Laspro 37, ottobre 2016)

L’ascesa del punk, nella New York dei ’70, narrata da Martin Scorsese e Terence Winter

vinyl905-675x905Vinyl è una serie televisiva creata da Martin Scorsese, Mick Jagger, Rich Cohen e Terence Winter (la penna de I Soprano e The Wolf of Wall Street) per HBO (The Wire, Boardwalk Empire, Entourage, Il Trono di Spade). Racconta la crisi dell’industria discografica, ormai ridotta a un cimitero per elefanti, all’inizio degli anni ’70, dopo la seconda “invasione britannica” (Led Zeppelin, Cream, Jeff Beck Group) del mercato americano e la ricerca disperata delle major – attraverso le sue poche intelligenze – del nuovo evento. L’episodio pilota, un film della durata di quasi due ore, è scritto da Winter – uno dei migliori sceneggiatori oggi in circolazione – e girato magistralmente dal regista di Taxi Driver. La puntata si apre e si chiude con Richie Finestra, il visionario discografico italoamericano protagonista della serie, che imbocca – con il naso sgommato di bianco dalla cocaina – per sbaglio in un locale mentre suonano i New York Dolls, band che Finestra non conosce. Sulle note di Personality Crisis, l’architettura del mondo crolla davanti alle sue pupille dilatate. Richie è di nuovo estasiato come quando da giovane – tempi in cui lavorava come cameriere nei locali notturni – sentì la semplicità di due accordi e la potenza dei riff – altro che le seghe sparate a vuoto dalla chitarra di Jimmy Page – che scaturivano dalla Twang Machine di Bo Diddley. Finalmente il rock and roll ritornava alle origini. La mattina dopo, in ufficio, Finestra non firma il contratto per i diritti dei Led Zeppelin e invita, a ritmo di insulti, soci e dipendenti – pena il licenziamento – a scovare giovani band nelle strade e nei club malfamati del Lower East Side dove, in mezzo a drag queen, speed freak, prostitute e eroinomani sta per sbocciare il tulipano nero del punk. Per chi, dopo la visione di Vinyl, vuole approfondire l’argomento consiglio la lettura del libro – considerato la bibbia del punk – Please Kill Me di Legs McNeil e Gillian McCain (Baldini & Castoldi).