[Laspro 33] Annuncio + L’editoriale fantasma

L’annuncio è che il numero 33 di Laspro, che doveva uscire a giugno, poi slittato a luglio, è definitivamente rimandato a settembre (d’altronde, chi di noi non lo è stato?). Promette che si applicherà di più. Intanto, pubblichiamo qui l’editoriale, che non avrà mai il sostegno della carta. Qualcosa ancora qui la scriveremo per un po’, prima della pausa estiva. Intanto iniziamo ad augurarvi buona estate. Fa un po’ caldo?

di Luigi Lorusso

Opera di Hitnes al Parco delle Energie - Ex Snia (foto di Valentino Bonacquisti tratta da

Opera di Hitnes al Parco delle Energie – Ex Snia (foto di Valentino Bonacquisti tratta da “La Street Art romana attraverso i centri di aggregazione sociale”)

Riprendendo una vecchia canzone dei Kina, intervistati in questo numero di Laspro, sfoglio i miei giorni uno a uno, i giorni di questo anno prima dell’estate, trascorso come sempre ormai tra l’uscita di un numero e la preparazione di un reading. E sfogliare i giorni equivale a sfogliare le pagine di questa rivista, numero per numero: dalla nostra dichiarazione di sempre, di appartenenza e di militanza, segnata dalle nostre facce con o senza la maschera a gas, in pace o in guerra oppure ancora in guerra e in pace nello stesso momento, come nei murales di Aladin, al nostro Dizionario autocritico della militanza, per ridere di noi, fino alla nostra Dichiarazione di guerra. Dichiariamoci guerra, dicevamo, a noi stessi. Continua a leggere

[Dizionario autocritico della militanza] L – Lotta

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, ilDizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com

Illustrazione di Alex Lupei

Illustrazione di Alex Lupei

L – LOTTA
Bollette, spesa, macchina, cena fuori ogni tanto, bottiglia di vino, condominio, scarpe per l’inverno, vizi, stravizi e di nascosto dagli occhi indiscreti dei compagni e delle compagne (giudicanti) quel maledetto Gratta e vinci. Sì proprio lui, quello che «lo prendo, tanto non vincerò mai, ma se poi vinco?». E non vincerai mai e la rabbia sale. Come Don Chisciotte lotti contro il capitale, contro le forze oscurantiste del male che ti lasciano con gli occhi rossi d’odio e di fuoco. «Solo la lotta paga».

Lettera precedente: I – Indignati

#CyclingForPalestine rewind – Day 125 I due giorni del Ben Gurion

Tom No è ritornato dalla Palestina, con un carico di contatti e di progetti da realizzare e di cui ci parlerà, a partire dall’iniziativa di Laspro di venerdì 10 luglio. Intanto, ha ancora alcune storie da raccontare del suo viaggio in bicicletta, da Roma alla Palestina: seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia.
CASALEFALCHETTI

di Captain Tom No

Roma. Ed eccoci qua. Per fare un bilancio è ancora presto; non si possono tirare le somme dopo sole quattro settimane da che son tornato, due delle quali vissute in stato confusionale grave e altrettante in una specie di bolla post sbronza.
Ultimamente mi diverto a dimenticare i resti alla cassa, a perdere le chiavi, il cellulare, gli occhiali, il tabacco, insomma tutto ciò che dovrebbe seguire itinerari rigorosamente circolari, dalle tasche e ritorno, opta piuttosto per rotte lineari e destinazioni ignote; pertanto passo le mie giornate a chiamarmi da altri telefoni giusto per capire dove sono finito.
Chi mi risponde è sempre molto gentile e comprensivo; onesto soprattutto. Tranne l’ultima tassista, la quale ha insistito tanto per riportarmi lei il cellulare anziché io raggiungerla per riprendermelo.
«Ma no ma no, passo io figurati, qual è il problema?».
Il problema è che se ti dicono così tu cosa ti immagini? Non certo di pagare la corsa. Ma come fa certa gente a far figure per sette euro e venti? Magari gliene avrei dati dieci e volentieri le avrei offerto un caffè. Invece gliene ho dati sette malvolentieri, e i venti fottuti centesimi me li ha abbonati: che quando mi ha detto che c’era il tassametro in funzione devo aver messo su una maschera di disgusto da teatro Kabuki.
Ben mi sta, così imparo a scordarmi in giro le cose, la testa.
Ben mi sta, così imparo a star lontano da certi stereotipi, acciocchè il rapporto insano col danaro non sia appannaggio esclusivo dei sionisti.

Gerusalemme ovest

Gerusalemme ovest

Però cavolo a Gerusalemme – non per dire – un imballo per la bici l’ho dovuto pagare… venti shekel (4,60 euro); tutto sporco e mezzo rotto. Quel vecchio satiro vicino alla King George, per metà capra e per metà ladrone, ha un’officina ciclistica ma in realtà la sua dev’essere un’attività di copertura. Tutto per nascondere il vero core business: traffico internazionale di scatoloni usati, per cui il cosiddetto cartello in realtà è diventato cartone, e una trattativa partita da trenta shekel a momenti finiva nel sangue. Io c’ho provato a trovare un imballo gratis per la bici, voglio dire stiamo parlando di una stramaledettissima scatola destinata al macero, ovvero cellulosa al capolinea: tu! Inutile massa cartacea! Ti si offre un’ultima chance: o preservi dagli urti un biciclo o cedi all’eterno ciclo del riciclo! Continua a leggere