Serbia: migranti prigionieri nella terra di mezzo

Ignorati dall’Europa dell’accoglienza, aggrappati al proprio progetto di salvezza

Resoconto di una missione umanitaria e conoscitiva, organizzata dalla Cooperativa Coop Noncello di Pordenone. 5 – 8 maggio 2017

di Patrizia Fiocchetti

Se i volti sono stanchi, gli occhi sono illuminati dalla luce della determinazione. La luce che viene da una speranza salda e irriducibile, quella di voler andare avanti, contro tutte le ragioni della realpolitik, e a dispetto della paura che altri gli hanno disegnato addosso e che si portano cucita come un’ombra fastidiosa ma ineluttabile.
«Perché dovrei entrare in un campo statale qui a Belgrado? Perché dovrei denunciarmi per poi essere obbligato a presentare domanda di asilo a un paese che non mi vuole?». L’uomo pachistano, che non mi dice il nome, parla sorridendo schiettamente tenendo con una mano il piatto di minestra e nell’altra una mela, il pasto appena datogli dall’associazione di volontari BelgrAid.

Belgrado, stazione vecchia. Foto di Cristina Campanerut

Ci troviamo nella stazione vecchia della capitale serba, davanti a una serie di edifici abbandonati in cui sono accampati ormai da tempo un migliaio di profughi in attesa di poter proseguire il viaggio intrapreso da mesi, verso l’Europa centrale.
«Quando ho provato a passare la frontiera con l’Ungheria, la polizia mi ha accolto con manganelli e cani». Continua a leggere

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Ritorno da Kobane, cuore della rivoluzione femminista – intervista a Carla Centioni

di Patrizia Fiocchetti

«Da dove posso iniziare a raccontare? Le sensazioni sono talmente tante che ho quasi difficoltà a restituirle. È come se volessi trattenerle per riuscire ad elaborarle dandogli il giusto tempo. Essermi trovata nel luogo dove si sta compiendo la prima rivoluzione femminista è di forte emozione».
Le parole descrivono benissimo quanto colgo dal volto e dai gesti di Carla Centioni, rientrata da un mese dalla sua missione a Kobane, capoluogo del Rojava, nel Kurdistan siriano, città simbolo della lotta contro il Daesh. Ci incontriamo nell’appartamento di un caro amico, Giancarlo Scotoni che l’ha accompagnata e ne ha atteso il ritorno a Erbil, in Iraq.
Carla Centioni è la presidente dell’associazione PonteDonna che si occupa di progetti rivolti alle donne vittime della violenza maschile. Ma Carla è anche un’attivista che porta la propria esperienza e sensibilità all’interno del movimento #Nonunadimeno. E anche una mia cara amica.13901440_598584550315455_4511675929860650029_nÈ un piacere parlare di questo tuo viaggio, finalmente. Un viaggio che ci ha colti un po’ tutti di sorpresa. Nel 2015 siamo partite insieme per Kobane ed è proprio in quell’occasione che ci siamo conosciute. Partivamo alla volta di questa città appena liberata. Credo per te sia stata una emozione forte tornarci a distanza di due anni esatti. Ritrovare una Kobane trasformata. Io ne conservo le immagini di distruzione e mi interessa chiederti prima di tutto, come hai ritrovato la città.
«Quando entrammo a Kobane agli inizi di marzo 2015, era passato appena un mese dalla liberazione dal Daesh. Circolavano solo i componenti dell’Unità di difesa popolare (Ypg) e di difesa delle donne (Ypj). Ricorderai le nostre camminate sui mucchi di macerie. Ho trovato una città trasformata e sì, ho provato una profonda emozione. Kobane si è ripopolata, quasi tutti gli abitanti sono rientrati, attualmente ci vivono 40.000 persone. A parte la zona scelta per un museo a cielo aperto a testimonianza della vittoria contro il Daesh, vicino la porta che segna il confine con la Turchia, il resto della città è un cantiere. Nel corso dell’incontro avuto con il sindaco di Kobane, Muro Huseyn, ho preso visione del progetto di ricostruzione della città. Lo ho accompagnato in una visita ad un quartiere di edilizia popolare di nuova costruzione: il 21 marzo in occasione del Nowruz (Capodanno per i popoli di alcune zone e paesi del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, che coincide con l’equinozio di primavera, nda) verrà consegnato ai figli dei combattenti uccisi». Continua a leggere

NoMuos, dopo la sentenza del Tar, la manifestazione del 4 aprile – Fotoreportage

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Fotoreportage di Giordano Pennisi

Illegale e illegittimo. Abusivo. Così decide la sentenza del Tar di Palermo del 13 febbraio della mastodontica costruzione del Muos (Mobile User Objective System) di Niscemi. L’infrastruttura che costituisce il più grande sistema di comunicazioni militari mai concepito, altro non è che una micidiale arma da guerra, in grado di consentire i collegamenti e le comunicazioni dell’esercito statunitense in tutta l’area del Mediterraneo e i cui rischi sulla salute dei cittadini delle aree circostanti sono pericolosamente ignoti.

Sono anni che il popolo NoMuos cerca di far salire a galla questa verità, organizzando manifestazioni, blocchi stradali, scioperi, facendo costante ricerca e lavoro legale, e in ben due occasioni, il 9 agosto del 2013 e 2014, violando la recinzione che custodisce questa macchina di morte, e andando incontro a denunce, sanzioni amministrative e multe.

La sentenza del Tar segna un punto importante in questa lotta che i movimenti continuano a portare avanti senza riporre troppa fiducia in prese di posizione istituzionali, ma continuando a organizzarsi dal basso. Per ribadire che la terra non appartiene a cinici guerrafondai, per difendere l’area protetta della Sughereta di Niscemi, la salute degli abitanti e in sostanza il diritto inalienabile al benessere collettivo, dalla contrada Ulmo di Niscemi, il 4 aprile si è dispiegato un corteo di migliaia di persone, che ha formato una catena umana intorno all’area occupata dalle infrastrutture americane.

Con questa giornata e le prossime in programma, un popolo colorato e determinato di indiane e indiani ribadisce che il Muos è una minaccia alla sicurezza nazionale, è un’ingombrante installazione militare ad uso esclusivo di un Paese straniero (e per di più alleato) che non ripudia la guerra, ma che la pratica dal suolo italiano.

Per Laspro un resoconto fotografico della giornata del 4 aprile.

[Cos’è il Muos?]

[La campagna per le spese legali dei denunciati del 9 agosto]

[Tutte le foto di Giordano Pennisi su NoMuos]