SEPSI – Infezioni cognitive

di Emanuele Boccianti

Dallo scorso numero di Laspro è cominciata la rubrica Sepsi di Emanuele Boccianti, una rubrica che viaggerà tra carta, blog e spazi di discussione. Il gioco è questo: bisogna semplicemente dire come vogliamo il mondo, la vita, la società. Facile, no? 

sepsi

Facciamo un gioco, un gioco di ruolo. Fingiamo di essere persone incaricate di stilare le basi programmatiche di un nuovo progetto politico. Partiamo dalla constatazione che, a fronte di una domanda enorme di nuova politica, c’è un’offerta drammaticamente scarsa. In questa simulazione ci sono poche regole, pochissime, una delle quali esprime l’esigenza di non fare errori fin qui ripetuti, anche da nuovi movimenti approdati alla scena pubblica e fino in Parlamento. Questa regola impone che si cominci a riflettere partendo dalle basi teoretiche della politica stessa. “Basi teoretiche” è un modo sofisticato per dire una cosa semplice: ripartire da zero. Ripartire cioè da quelle che sono le esigenze fondamentali, quelle filosofiche. Muovere dal cosa e poi, man mano, arrivare al come. Solo così si possono avere le necessarie caratteristiche per non farsi trovare spiazzati alle prime decisioni reali.

Ma quali sono le basi filosofiche della politica? Ecco un’altra regola, che è solo un punto di partenza, in realtà: il nostro gioco di ruolo parte dalla risposta a tre semplici domande, deliziosamente astratte:

1. Come vorresti che fosse la tua vita?
2. Come vorresti che fosse la società a cui partecipi?
3. Come vorresti che fosse il pianeta su cui sei nato?

Lanciamo queste prime domande e inneschiamo il brainstorming, in modo da modellare conversazioni e riflessioni su una concezione secondo cui la politica debba venire incontro e fornire risposte soddisfacenti a queste tre istanze universali e insopprimibili. Teniamo traccia di quello che i partecipanti stabiliranno insieme e pubblichiamo il sedimentato delle argomentazioni, nella forma più netta e intelligibile, ogni due mesi su Laspro, in questa rubrica.
Naturalmente su una rivista cartacea le possibilità di interazione sono nulle, e infatti per giocare a Sepsi servono spazi sul web, dove parlare e scambiarsi opinioni è più facile. I luoghi saranno inizialmente quelli di Laspro stessa (laspro.wordpress.com) e del curatore di Sepsi (acostozero.wordpress.com), ma non è escluso che potremo trovare altri padroni di casa interessati all’iniziativa e volenterosi di ospitarci. Sepsi dunque vivrà una tripla vita: durante gli incontri laspriani un po’ ovunque nei locali di Roma che già la rivista frequenta, dove il confronto è live; nei blog, dove si proseguirà il lavoro iniziato dal vivo (ma ovviamente anche viceversa); infine sulle pagine della rivista, dove i lettori potranno aggiornarsi sui risultati formalizzati dei vari brainstorming virtuali o reali.
Questo è un gioco serio. Non è una contraddizione in termini, perché serietà e divertimento possono benissimo andare a braccetto. La serietà nasce dalla consapevolezza che c’è qualcosa di perduto nella nostra cultura, come ad esempio una sensibilità e un coinvolgimento forte per le questioni urgentissime del vivere collettivo; come la necessità di riappropriarsi di un’attività che per troppo tempo è stata delegata a gente che ne ha fatto un pessimo uso. Il divertimento nasce dalla sensazione di non essere più parti di contorno, puramente scenografiche, nel grande processo della politica, chiamate solo ad apporre il proprio consenso – in forma di segno di matita – sul lavoro che altri dicono che poi faranno. È un lavoro di tutti. E su Laspro, almeno in forma di gioco, vogliamo cominciare a farlo. Divertendoci insieme a chiunque vorrà partecipare.

[Una nota sul titolo. Perché proprio “Sepsi”? Riporta Wikipedia: «Sepsi: la risposta dell’organismo all’invasione di tessuti, fluidi o cavità corporee normalmente sterili da parte di microrganismi patogeni o potenzialmente patogeni». C’è penuria di nuove idee, da qualche anno a questa parte. In quasi ogni settore dell’attività umana la creazione del nuovo è sempre più rimpiazzata dal mercato del finto-nuovo, sofisticati remake, reboot, ricopertinature, sequel, prequel e versioni aggiornate di roba che è già stata, che ha fatto il suo tempo. Prodotti che molto spesso sono sterili e sterilizzanti. Questa sterilizzazione è funzionale all’inibizione del vero nuovo e al mantenimento di ciò che c’è. Sepsi è intenzionalmente infezione, contagio, forza virulenta che aggredisce l’organismo e lo altera, spariglia le carte e introduce anomalie. È vita che torna a fluire.]

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Turchia: come prima, mai più come prima

di Serena Tarabini

everydayNonostante gli sforzi, e la straordinaria capacità di questo paese e di chi lo governa di riportare le cose al loro ordine consueto e consentito, a più di una settimana dallo sgombero di Gezi Park, il casus belli che ha scatenato la rivolta, piazza Taksim e la Turchia non sono tornate la stessa cosa. In un paese in cui i metodi utilizzati da Erdogan non rappresentano una novità rispetto al passato, che ha sempre convissuto con le minacce alla propria libertà di espressione,  in cui quando non è la polizia è l’esercito che ti fa capire come devono andare le cose, è diventata pubblica e condivisa la discussione attorno alla democrazia. Sono finiti i grossi cortei, Gezi Park è vuoto e blindato, c’è polizia ovunque e continua la caccia all’uomo, piazza Taksim è accessibile solo quando lo si decide dall’alto, ma ciononostante continua a circolare quel senso di liberazione che prima vibrava sulle barricate, e ora continua a riempire spazi pubblici. Nonostante in questo paese si svolgano libere elezioni, personalmente non lo ritengo uno stato democratico. Quello che ho percepito fino a tre settimane fa era frustrazione e paura.

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