Turchia: come prima, mai più come prima

di Serena Tarabini

everydayNonostante gli sforzi, e la straordinaria capacità di questo paese e di chi lo governa di riportare le cose al loro ordine consueto e consentito, a più di una settimana dallo sgombero di Gezi Park, il casus belli che ha scatenato la rivolta, piazza Taksim e la Turchia non sono tornate la stessa cosa. In un paese in cui i metodi utilizzati da Erdogan non rappresentano una novità rispetto al passato, che ha sempre convissuto con le minacce alla propria libertà di espressione,  in cui quando non è la polizia è l’esercito che ti fa capire come devono andare le cose, è diventata pubblica e condivisa la discussione attorno alla democrazia. Sono finiti i grossi cortei, Gezi Park è vuoto e blindato, c’è polizia ovunque e continua la caccia all’uomo, piazza Taksim è accessibile solo quando lo si decide dall’alto, ma ciononostante continua a circolare quel senso di liberazione che prima vibrava sulle barricate, e ora continua a riempire spazi pubblici. Nonostante in questo paese si svolgano libere elezioni, personalmente non lo ritengo uno stato democratico. Quello che ho percepito fino a tre settimane fa era frustrazione e paura.

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