La storia contemporanea scritta dalle donne (Rojava, Kurdistan)

di Patrizia Fiocchetti (prima parte)

«Alle donne afgane di Rawa, alle donne della resistenza iraniana, a quelle del Rojava dobbiamo guardare. Noi non abbiamo fatto che applicare un modello escludente, così maschile, e guarda il risultato: ci troviamo nel ventunesimo secolo sempre più emarginate e sulla difensiva». «Abbiamo comunque tracciato un cammino nella storia del femminismo, e questo è innegabile. Certo, poi ci siamo perse a teorizzare l’azione e questo voler capire dove fossimo e cosa eravamo diventate, così autoreferenziale, ci ha bloccate». «No, occorre spingersi oltre. La questione di genere è innanzitutto politica e politico-economica. Dobbiamo uscire da una logica di arretramento, non basta più l’azione di aiuto alle donne vittime di violenza o la rivendicazione di diritti acquisiti che stiamo perdendo. Il confine va ampliato, lavorando sul contesto storico e su noi stesse». Stralci di dialogo tra noi componenti della staffetta donne sull’aereo diretto in Turchia, destinazione Rojava.
Noi che negli anni ’70 abbiamo fatto parte del movimento femminista o intrapreso strade di lotta anche pesanti da cui profondamente segnate, coviamo dentro un senso di fallimento storico che va oltre la sfera dell’attivismo politico. Ci facciamo i conti quotidianamente come lavoratrici, come madri, come esseri umani. Nostra la responsabilità, nostra la ricerca di una nuova strada.

Kobane 6 Marzo 2015 – Omaggio alle YPJ

Kurdistan 207

Kobane, 6 marzo 2015 – manifestazione delle donne

Ci muoviamo in formazione con le donne di Kobane, quelle rientrate dai campi profughi di Urfa, in Turchia, e quelle che la città non l’hanno mai abbandonata, lungo le strade polverose della parte ovest scandendo lo slogan simbolo di questo 8 marzo “Jin, Jiyan, Azadi”, Donna, vita, libertà. In mano sventolano bandiere tagliate a triangolo gialle e verdi sulle quali hanno ricamato le lettere “YPG” e “YPJ”. Siamo dirette alla base dell’Unità di protezione delle donne per rendere loro omaggio e ringraziarle del coraggio e determinazione mai venuti meno contro le milizie del Daesh (Isis). In realtà, in programma avevamo la visita al fronte orientale, circa 100 chilometri da Kobane dove i combattimenti si sono spostati. Ma la mattina stessa era stata annullata. «Gli scontri sono pesantissimi» ci aveva spiegato Siam, la rappresentante del governo del cantone «solo ieri sono rientrati i corpi di cinque combattenti, quattro ragazzi e una ragazza, uccisi due giorni fa. Troppo pericoloso». Continua a leggere