[Pop Corner] Narrare la fine dell’acquario

Tre romanzi che raccontano un sogno perduto

di Duka (da Laspro 33, settembre-ottobre 2015)

In questo articolo si parla di tre grandi romanzi, diversi tra loro per genere, uniti dalla stessa sensibilità. Il cantare la fine di un epoca di amore e rivolta. Un’era in cui si verificarono profondi sconvolgimenti. Un tempo in cui i giovani assaltarono il cielo.PinchonGentThompson

Lo scenario in cui sono ambientati i tre romanzi

L’era dell’acquario è finita. La controrivoluzione avanza tritando il sogno di milioni di giovani di rovesciare il mondo. Il decennio ’70, negli Stati Uniti, inizia imprigionato dentro un dispositivo tecnomilitare paranoico. Alle ossessioni del vecchio capo dell’FBI J. Edgar Hoover – per pantere nere e gruppi del black power – si aggiunge la fobia del nuovo presidente Nixon per gli hippy. In quei giorni l’inquilino della Casa Bianca non dormiva sonni tranquilli a causa di ragazzi capelloni, drogati e bombaroli. In Vietnam l’esercito più potente al mondo stava perdendo la guerra grazie all’eroica resistenza del popolo vietnamita e al rifiuto di una generazione di uccidere per esportare la “democrazia” americana. Continua a leggere

Annunci

Gli alberi del sud danno uno strano frutto

Breve storia delle più famosa canzone antirazzista della musica americana

di Ilario Galati (da Bassa FedeltàLaspro 31 / febbraio 2015 clicca qui per abbonarti a Laspro)
[per la prima volta pubblichiamo sul blog l’articolo di Bassa Fedeltà, la rubrica musicale di Ilario Galati su Laspro, la più longeva della rivista, pubblicata sin dal primo numero di aprile 2009]

Il ‘900, prima ancora di essere il secolo nel quale si vanno affermando nuovi linguaggi musicali – il jazz e il rock’n’roll su tutti – è indubbiamente anche il periodo di massima espressione della canzone, intesa come nuova forma di componimento musicale. Prima del secolo breve, infatti, la canzone era stata “solo” un tema strumentale, per poi divenire altro dall’incontro con un testo cantato: questo accade nelle strade, tra la gente che, su arie celebri, comincia ad aggiungere parole.
Ovviamente nel ‘900 la canzone conosce la sua dignità di autonoma composizione in musica, sin quasi a ergersi a unico veicolo non solo di melodie, ma anche di idee e ideali. Infatti, se nei primi anni del secolo e soprattutto in Europa, le canzoni servono per far conoscere le condizioni di vita dei lavoratori sfruttati, altrove timidamente cominciano a raccontare vicende che difficilmente trovano il giusto posto nelle pagine dei quotidiani. Negli Stati Uniti d’America, i primi decenni del ‘900 sono caratterizzati da una serie di eventi drammatici che ottengono notorietà proprio grazie a canzoni scritte di getto e imparate col passaparola: si pensi alla storia di Sacco e Vanzetti, o più in generale alle ballate del Dust Bowl che raccontano gli stenti e la fame di milioni di uomini. Ma si pensi soprattutto alle canzoni che, squarciando il velo di omertà, cominciano a raccontare il razzismo e la segregazione che vige nel Paese delle Opportunità: il Klan, sempre più forte negli Stati del Sud, porta avanti quasi del tutto indisturbato un vero e proprio pogrom contro gli afroamericani. Continua a leggere