Di nausee, razzismi e paura: perché occorre agire

di Patrizia Fiocchetti

Cammino per le strade di questa città. E non ha importanza quale sia, potrebbe essere Roma dove vivo, Pordenone o Udine dove lavoro, o qualsiasi altra che mi capita di attraversare. E mentre ne solco gli spazi i miei sensi sono sempre all’erta a catturare gli stimoli, sguardi fugaci, saluti frettolosi, odori acri o gradevoli, scambi di battute e gesti.

keep fighting

Illustrazione di Lisa Lau

Mi è sempre piaciuto studiare gli altri, le donne e gli uomini nella loro quotidianità costituita da frammenti di stati d’animo e millimetriche espressioni. L’ho fatto fin da giovanissima, semplicemente perché l’essere umano per me ha sempre rappresentato la precipua forma vitale degna d’interesse, da cui imparare, da difendere e proteggere.

Tutte le scelte essenziali della mia vita sono state segnate da questa passione.
Ma ora avrei solo voglia di non sentire e non vedere. Oggi ho la nausea. Da giorni ormai ci convivo. Bloccata lì nello stomaco dove si è ricavata un rifugio, non si trasforma in liberatorio sfogo fisiologico.
Lo ammetto subito: non ho nulla di fisico, sono più di dieci anni che non vengo colpita da alcuna forma di virus influenzale. La radice del malore è chiara: si è sviluppato piano piano, sotto i colpi di un quotidiano e di un contesto politico che inesorabilmente è andato degenerando in modelli di disumanizzazione che non pensavo mai di poter conoscere.  Continua a leggere

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[Laspro 34] Editoriale

laspro_34In distribuzione Laspro 34 di novembre/dicembre 2015. In questo numero: IL VENTO SCATENA LE ANTE Valerio Callieri – FATTI STRANI ALL’AREA CANI Luigi Lorusso – DALL’ALTO IN BASSO Giusi Palomba – NARRAZIONI Patrizia Fiocchetti – UNA SCELTA DI VITA Alessandro Bernardini – TRA DA VINCI E DAVID BOWIE Intervista a Lo Zoo di Berlino di Giusi Palomba. Questo è l’editoriale.

di Luca Palumbo

Sere d’autunno ascoltando chitarre distorte e vento impetuoso in un salotto che puzza di tabacco e umidità, aspettando che la vena creativa trovi il punto di contatto con le svariate realtà che abbiamo vissuto negli ultimi giorni. Per strada e tra la gente. Conflitti, resistenze, occupazioni, sgomberi, migrazioni, razzismi, fascismi, sionismi, antagonismi, precarietà, street art e monnezza, piani quinquennali e contraddizioni, sbronze e rivoluzioni. Ma anche folletti alieni, zinne, fatti strani all’area cani, tossici, spade, sorci schifati, piastrellisti narranti e investigatori depressi con la cacarella fulminante.
Tutto diventa narrazione quando il vento entra in casa e scatena le ante, chiamando personaggi all’azione. Allora bisogna seguirlo il vento (e pure le chitarre distorte), bisogna raccontare. L’importante è che non si tratti di narrazioni tossiche. Raccontare storie. Non tossiche. Inventare, non falsificare. Proporre rielaborazioni della realtà, magari distopiche, non vendere alterazioni della stessa. Ecco il punto.

Illustrazione di Lisa Lau

Illustrazione di Lisa Lau

«Soldati israeliani rispondono ad attacchi palestinesi – nuove tensioni nel conflitto in Medio Oriente» è l’interminabile incipit di una storia travisata, un’infinita narrazione tossica, appunto. Per esempio. «Ankara: la mano dell’Is dietro la strage» è il prologo di un romanzo che sa già di direzione a senso unico, scollegato con la realtà. «Però Marino era meno peggio dell’artri sinneci, annava ‘n bicicletta e sposava li froci» è una barzelletta mal riuscita, manco una novella ironica con sfumature fantasy. «Erri De Luca assolto, viviamo ancora in un paese libero e civile», più che tossica questa è una narrazione imbottita di radiazioni, che genera mostri.
Migliaia di spunti per racconti storpiati e narcotizzati. Tutti i giorni. Trascorriamo una vita a raccontarci boiate per sentirci al riparo da destabilizzanti sorprese, serenamente irremovibili in un contesto schizofrenico, per continuare a giustificare il torto, quello che da sempre ci illude di vivere un’esistenza più appagante e meno responsabile possibile. Allora non finiamo mai di annoiarci a scrivere e leggere distorsioni della realtà, dando al termine fantasia un significato inquietante: inquinare quello che veramente accade. È l’illusione di sentirsi rassicurati l’elemento narrativo che conta, quello che ci accompagna nella dolce inettitudine. Ci raccontiamo assurdità a vicenda per paura di affrontare il vero. Lo prendiamo, il vero, tremanti, e lo maltrattiamo, consapevolmente. Lo disintegriamo all’interno di racconti avvelenati, muovendo personaggi come burattini. Il vero non è come l’illusione di credersi rassicurati (dalle Forze del Bene e dai suoi supereroi). No. Perché il vero fa vacillare. A questo punto raccontare storie diventa un pericolo. Nuoce gravemente alla salute.
Per fortuna lo scenario non è così monotono. Non scriviamo tutti le stesse storie. C’è una lunga lista di autori e autrici che raccontano per resistere e combattere le mitragliate di narrazioni tossiche e il mostruoso senso che ne viene fuori. La fantasia diviene uno strumento della realtà. Si crea, si rielabora, si amplifica, si impasta, si disegnano utopie, si tratteggiano distopie, ma l’elemento base è sempre quello: il vero. La realtà da cui mai scollegarsi. Quello che c’è veramente dietro a ogni cosa.
Raccontare storie, come si fa in una rivista letteraria. Noi ci proviamo. Proviamo soprattutto a non avvelenare la realtà. E chi ci legge.

Catholic Punk 2.0

Continuavano a chiamarli Santità

dove si scopre che Laspro arriva prima di qualsiasi Vatileaks (qui Catholic Punk I puntata)

di Alessandro Bernardini e Luca Palumbo (da Laspro 26 – Dicembre 2013)

 

Vaticano, 24 novembre 2013, ore 12:48. Annunciata conferenza stampa di Joseph Ratzinger il 28 novembre presso l’Auditorium Massimo di Roma.
Vaticano, 26 novembre, ore 18:05. Georg Gäenswein, ex segretario del papa emerito dichiara: «Non ho la minima idea di cosa Ratzinger dirà».
Vaticano, 27 novembre, ore 10. Sale l’attesa per la conferenza stampa di Ratzinger di domani.

Catholic Punk

Illustrazione di Lisa Lau

 

27 novembre 2013

Ascolto musica tutte le mattine per accompagnare il parto di fanfaronate che quotidianamente faccio ingoiare ai miei sudditi. Di solito mi perdo nelle serene malinconie del tango, giusto per affondare le mani nelle mie radici, ricordando gli anni settanta tra divise, abiti talari e capelli lunghi. Stamattina però non saprei proprio cosa far gustare alle mie orecchie, sono ansioso. Non avevo dato molto peso al primo comunicato stampa, sono stati i successivi ad accendere la mia preoccupazione. Pare che non si abbia la minima idea di cosa sparerà quel malato cocainomane nazista, e non lo so neppure io. Cosa vorrà mai annunciare? Rovinare la mia immagine, ecco cosa vuole, non ho dubbi. Meglio fumarci sopra la mia metanfetamina se voglio affrontare l’ennesima giornata farcita di menzogne, per accontentare i miei nuovi sostenitori, gli antagonisti. Ascolterò marce militari, mi gonfiano il petto. Continua a leggere

Catholic Punk

Il Grande Libro color porpora. Dei come e dei perché Joseph si è dimesso

di Alessandro Bernardini

Quando abbiamo pubblicato questo pezzo (Laspro 23 Aprile-Maggio 2013), all’indomani delle dimissioni di Joseph Ratzinger, con cardinali che si acchittavano tra sesso, droga e rock’n’roll, ci sembrava di essere molto iconoclasti sbarazzini e trasgressivi. A parte il rock’n’roll, non credevamo di essere ben al di sotto della realtà.

Illustrazione di Lisa Lau

Illustrazione di Lisa Lau

ANNO DOMINI 2013. Un’onda punk si abbatte sull’Italia.
Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all’orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero. Lo stemma papale.
E lui in fuga con in tasca la blasonatura.
Joe Strummer non esiterebbe a imbracciare di nuovo la chitarra. Continua a leggere

Il più grande reporter del futuro

di Alessandro Bernardini (da Laspro 27, febbraio 2014)

Facciamo un passo indietro. A me la penombra del balcone mi dava sempre quella sensazione di vuoto interiore che riuscivo a colmare solo con tre coppie di Gentilini e Nutella imbevute nel tè al limone che faceva nonna.
A Centocelle all’epoca non c’era la mela monca del Mac che oggi garantisce la scrittura lesta. Non c’era nemmeno l’orgasmo regalato dai polpastrelli sulla superficie argentata e ruvida trionfante di design che ogni mattina sfioro appena sveglio, prima ancora di andare a pisciare.
A Centocelle c’era nonna che faceva il tè e io me la guardavo, mentre il suo girovita da pallone aerostatico danzava come un derviscio tra le piastrelle celesti della cucina lunga e stretta tutta in formica.
Fu in uno di quei pomeriggi di sabato che chiusi Omaggio alla Catalogna e decisi di diventare il più grande reporter del futuro.
Ero pronto: pronto per un bombardamento a Beirut, pronto per lavarmi la faccia nel Gange, pronto per schivare le pallottole in un villaggio boliviano sperduto, pronto per intervistare il Subcomandante Marcos e, una volta finita l’intervista, prendere il fucile e buttarmi nella mischia con lui.

Illustrazione di Lisa Lau

Illustrazione di Lisa Lau

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Il tempo (dichiarazione di guerra)

Il numero 30 di Laspro di dicembre 2014 è in distribuzione. Questo è il pezzo di prima pagina.

di Alessandro Bernardini

Illustrazione di Lisa Lau

Illustrazione di Lisa Lau

«Quella che state per leggere è una dichiarazione di guerra».
Lo dicevano gli Weatherman qualche decennio fa. Se non sapete chi sono andate su Google.

Non sto qui a dilungarmi sugli arresti e sugli sgomberi. Su Roma.
Se leggete questo pezzo e se siete a qui ad ascoltarlo sapete già tutto.
E sapete anche questo: le nostre facce, sempre le stesse.
Sempre le stesse magliette, i tatuaggi, i piercing, le bandiere, la birra Forst (che fa schifo).
I libri che vendono al massimo dieci copie in tre serate.
I cani che abbaiano e alzano la terra mentre corrono.
Il corteo di sabato scorso e quello del prossimo.
I fumogeni, i 99 Posse, le occupazioni, la Palestina. Continua a leggere