[Laspro 35] Annunciazione + Editoriale

Sta per uscire il numero 35 di Laspro. Era gennaio-febbraio, ma i calendari l’hanno trasformato in marzo-aprile. Porta con sé la primavera, le pulizie di Pasqua, i pezzi di BAM, Scup, Degage e Corto Circuito sugli spazi sociali sotto attacco, e pure una grafica rinnovata, a partire dalla testata, opera di Alessandra Meneghello. La vecchia testata, realizzata quasi sette anni fa da Andrea Lai, diventa un piccolo pezzo della nostra storia.

A breve, presentazioni e reading in alcuni degli spazi di cui si parla nel numero e non solo (controllate la nostra pagina Facebook per le date). Intanto, questi sono il sommario e la prima pagina: IL DRONE SUL CORTO Mimmo Niglio – A.C.A.B. ALL CATS ARE B.A.M. Enrico Astolfi – DAL MURETTO AL CENTRO SOCIALE Duka –  DEGAGE, ALL’ASSALTO DEL CIELO Giuseppe Ranieri – SCUP RELOADED Gaia Benzi. A seguire, l’editoriale.Layout 1

Editoriale

di Luigi Lorusso

Pasquale tornò da Roma e ci parlò del Blitz. Ci fecero impressione i suoi racconti, di come un gruppo di ragazzi era entrato di notte dentro a un posto abbandonato e lo aveva rimesso a posto, senza autorizzazioni né permessi, e anzi era tutto illegale e più era illegale e meglio era. Alcuni dicevano che si attaccavano alla corrente, non per risparmiare, o almeno non solo, ma per essere autonomi, anche in quello. Continua a leggere

[Dizionario autocritico della militanza] Z – Zine

Con la Z, termina la pubblicazione del Dizionario autocritico della militanza, iniziata sul blog lo scorso 22 aprile, con l’introduzione, e pubblicato su Laspro nel numero 32. Qui l’intero dizionario, che intanto ha avuto anche una sua dimensione live, durante i reading. 

Z – ZINE

Una volta c’erano le fanzine e sono ancora vive e vegete. Tutto è cominciato negli anni Sessanta con la rivoluzione del DIY. Le prime, quelle storiche, sono le più punk. Il linguaggio e i materiali sono essenziali: carta, collage, penne, colori, colla, spillatrici e forbici. Quanto basta per creare, impaginare e distribuire come si può. La controcultura in ogni angolo del pianeta si esprime così e non ha mai smesso di farlo. Controinformazione e creatività, due C, come in Creative Commons, i contenuti e il contenitore sono liberi, autoprodotti. Adesso ci sono anche le e-Zines ma la carta regna, perché ha un odore che nessun chip potrà mai sostituire. Anche Laspro è a suo modo una fanzine.
Smanettiamo le nostre teste per due mesi, ci scriviamo una media di 30 mail al giorno per assemblare ogni numero, poi lo finanziamo con i reading e gli abbonamenti, distribuiamo come possiamo e accogliamo contributi di scrittori, illustratori e fotografi. Facciamo quello che possiamo con cuore, incoscienza e ironia.
Abbiamo finito co’ ‘sto Dizionario? Possiamo andare in stampa adesso? Daje!

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[Laspro 33] Settembre è un buon mese per iniziare l’anno

Dopo aver saltato, quello estivo, eccoci direttamente al numero autunnale di Laspro, il 33 di settembre/ottobre 2015, che troverete a breve nei punti di distribuzione abituale (che aggiorneremo anche qui sul sito con una pagina specifica). 
Intanto alcuni annunci: ci troverete al banchetto Lorusso Editore il 18-19-20 settembre a Farfa (RI) per Liberi sulla Carta – fiera dell’Editoria indipendente, dal 1° al 4 ottobre al Csoa Ex Snia nel corso di Logos – Festa della Parola e il 17, 23, 26 e 30 settembre in piazza Persiani/Nuccitelli durante le iniziative del ciclo Pigneto Mon Amour, tra cui anche il reading di Laspro il 30.
Inoltre, Laspro cerca illustratori e illustratrici a cui piaccia la rivista per collaborare: veniteci a trovare oppure scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

EDITORIALE
di Emanuele Boccianti

In questo numero: SOPRAVVISSUTO Rawan Yaghi - ROMANZO CULTURALE Sabrina Ramacci - IL DOPPIO SPARO DEI KINA Intervista a Stephania Giacobone e Gianpiero Capra di Luigi Lorusso - EXPO DE DRÊ Cristian Giodice – TEDIO E RIVOLTA Luca Palumbo

In questo numero: SOPRAVVISSUTO Rawan Yaghi – ROMANZO CULTURALE Sabrina Ramacci – IL DOPPIO SPARO DEI KINA Intervista a Stephania Giacobone e Gianpiero Capra di Luigi Lorusso – EXPO DE DRÊ Cristian Giodice – TEDIO E RIVOLTA Luca Palumbo

Settembre è un buon mese per iniziare l’anno, almeno quanto lo è gennaio e forse anche di più. A settembre si sta già scendendo dalla vetta, giù per il crinale che pian piano diventa autunno, e lo stupore per la fine di quella sospensione temporale chiamata estate ha un aroma che è un peccato non saper apprezzare. Per questo il tempo che passa è d’aiuto. Quando ero ragazzino, ogni anno sembrava una singolarità, qualcosa che non aveva alcun legame con ciò che l’aveva preceduto e che non forniva indizi su cosa l’avrebbe seguito. Man mano che le estati si andavano accumulando nel mio calendario personale, la magia della ciclicità ha cominciato a fare presa su di me e ho iniziato a prestare attenzione al carattere ricorsivo della vita, scandita da processi che si annunciavano con una serie di segnali identici. La loro perfetta uguaglianza divenne alla fine fonte di meraviglia e di piacere, perché nel sapore dell’aria che cominciava a rinfrescarsi di nuovo, dopo la stangata termica agostana, riuscivo a sentire la presenza di altri elementi, che la mia memoria storica stava imparando ad accumulare associandoli a quello stimolo fisico. Anno dopo anno, l’aria strana di settembre diventava una matrioska sempre più obesa, che potevo aprire e ritrovarci dentro quello che vi era rimasto incastrato in tutti i settembri precedenti. Come gli esseri umani avevano scoperto all’alba della nostra storia, stavo infine scoprendo l’emozione e le suggestioni del tempo ciclico. Nietzsche parlava di eterno ritorno, spiegando il tempo circolare come un tempo che non si esaurisce, proprio per la costante reiterazione dei suoi momenti. In una circonferenza nessun punto si perde mai, lo si incontra di nuovo, sempre uguale e diverso, a ogni passaggio. Ogni momento diventa assoluto. Riflettevo sul senso di sicurezza e di conforto che quest’idea mi trasmetteva. Ma un tempo circolare ti può anche incastrare all’interno di quel cerchio. Darti una sensazione di terribile ripetitività, un dogma metafisico vestito dei colori di tutte le stagioni che suona un po’ come “quello che è stato sempre sarà”.

Il tempo lineare, dal canto suo, ci appare come un tempo spietato: una linea diritta in cui ogni suo punto – questa è la sensazione – va inesorabilmente lasciato indietro, mentre noi siamo costantemente proiettati in avanti. Trattandosi di una retta, possiamo comunque vedere il futuro davanti a noi: basta prolungare il binario su cui ci stiamo muovendo. Entrambi questi tempi, circolare e lineare, hanno un enorme problema: il futuro ha una sua direzione già assegnata. I giochi sono già fatti e il binario si può solo seguire. Non c’è alternativa, diceva la Thatcher. In realtà lo sentiamo dire tutti noi di continuo. Ultimamente ho sentito perfino qualcuno che il ritorno di “una” Thatcher se l’augurava. Augurarsi l’ineluttabilità. Ma a essere inevitabile e privo di alternative è un mondo che fa un po’ acqua da tutte le parti. Un mondo in cui, solo per dirne una, i Casamonica possono usare Roma come palcoscenico privato, ma il pugno di ferro l’amministrazione lo usa la settimana dopo, contro gli occupanti di uno spazio sociale, accusati di “invasione di terreni o edifici”. Quand’è che abbiamo smesso di immaginarci il nostro futuro? Quand’è che ci siamo convinti che quanto ci aspetta sia solo la prosecuzione di quello che abbiamo alle spalle? Ecco: disegnare una nuova figura, né diritta né curva. Inventarsi una nuova idea di futuro. Dedicarcisi minuziosamente, con passione e spavalderia. Mi sembra un ottimo proposito, per questo anno appena iniziato.

[Laspro 33] Annuncio + L’editoriale fantasma

L’annuncio è che il numero 33 di Laspro, che doveva uscire a giugno, poi slittato a luglio, è definitivamente rimandato a settembre (d’altronde, chi di noi non lo è stato?). Promette che si applicherà di più. Intanto, pubblichiamo qui l’editoriale, che non avrà mai il sostegno della carta. Qualcosa ancora qui la scriveremo per un po’, prima della pausa estiva. Intanto iniziamo ad augurarvi buona estate. Fa un po’ caldo?

di Luigi Lorusso

Opera di Hitnes al Parco delle Energie - Ex Snia (foto di Valentino Bonacquisti tratta da

Opera di Hitnes al Parco delle Energie – Ex Snia (foto di Valentino Bonacquisti tratta da “La Street Art romana attraverso i centri di aggregazione sociale”)

Riprendendo una vecchia canzone dei Kina, intervistati in questo numero di Laspro, sfoglio i miei giorni uno a uno, i giorni di questo anno prima dell’estate, trascorso come sempre ormai tra l’uscita di un numero e la preparazione di un reading. E sfogliare i giorni equivale a sfogliare le pagine di questa rivista, numero per numero: dalla nostra dichiarazione di sempre, di appartenenza e di militanza, segnata dalle nostre facce con o senza la maschera a gas, in pace o in guerra oppure ancora in guerra e in pace nello stesso momento, come nei murales di Aladin, al nostro Dizionario autocritico della militanza, per ridere di noi, fino alla nostra Dichiarazione di guerra. Dichiariamoci guerra, dicevamo, a noi stessi. Continua a leggere

Radio Rebel – Intervista a Laspro

Pubblichiamo l’intervista ad Alessandro Bernardini della redazione di Laspro, realizzata da Margot – Antonella De Cesare per Radio Rebel, in occasione del reading di Laspro all’Hula Hoop Club durante Pigneto Città Aperta del 23 maggio scorso (qui l’audio dell’intervista).

logo-su-nero1-e1414623547490Siamo con Alessandro Bernardini che gestisce Laspro – rivista di letteratura, arti & mestieri: raccontaci la rivista dal punto di vista di chi la fa…
Intanto grazie per il gestisce ma in realtà gli altri miei compagni e compagne di redazione probabilmente mi impiccherebbero se sentissero questo… nel senso che noi abbiamo una redazione molto orizzontale, il che non significa che non abbiamo dei ruoli. Laspro è una rivista di letteratura, arti e mestieri, nata 5 anni fa durante una manifestazione, parlando, camminando per strada ci è venuto in mente di buttare sulla carta alcune esperienze che vivevamo. Quindi abbiamo deciso di metterla su, insieme, con molte difficoltà, soprattutto quelle economiche dato che è una rivista completamente autoprodotta e autogestita e ovviamente non ha pubblicità, a parte quelle della Lorusso edizioni, che è il nostro editore che è l’unico che si spende in questo senso, Luigi Lorusso che tra l’altro è uno dei fondatori della rivista.

Ma chi scrive per Laspro?
Sulla rivista possono scrivere tutti, purché non siano contenuti di carattere fascista, razzista o sessista, per il resto in redazione valutiamo il materiale che arriva e insieme ne parliamo. Mediamente abbiamo comunque uno zoccolo duro di autori e autrici che ci mandano i pezzi e anche la redazione in sé è molto presente nella scrittura. Nell’ultimo numero, di aprile/maggio, abbiamo scritto questo “Dizionario autocritico della militanza” perché abbiamo pensato di ridere un po’ di noi, visto che a volte ci prendiamo un po’ troppo sul serio, in questo numero abbiamo messo in piedi questo dizionario dalla A alla Z ed è anche divertente da sentire dal vivo, dato che il nostro modo di scrivere è anche molto musicale: le presentazioni della rivista le facciamo sempre attraverso dei reading suonati, come anche stasera grazie al mitico Duka che sicuramente stasera leggerà dei pezzi insieme a me e a Luca Palumbo, tratti dal numero che attualmente è in distribuzione, in diverse librerie di Roma e negli spazi occupati. Ricordo che è gratuita, ed è fondamentale per noi che la gente si abboni, l’abbonamento costa solo 10 euro l’anno e credo che sia alla portata delle tasche di tutti.listino2

Spulciando sulla rivista, ho letto una frase che mi ha colpito, sull’ispirazione che a volte non c’è, me la puoi commentare?
Be’, è quasi incommentabile, perché è molto vera. Noi abbiamo un po’ tutti velleità narrative, per cui ci troviamo molto spesso davanti al computer, di notte, da soli, e l’ispirazione non c’è. Per noi di Laspro l’ispirazione però c’è, nel senso che viene dalla strada, molto spesso noi scriviamo di situazioni, di vertenze che vengono dalla lotta per la casa, contro il Tav, o situazioni che vengono da realtà sociali specialmente di Roma. Ma non solo questo, perché per noi sono fondamentali la narrativa e la letteratura, quindi siamo molto legati ai libri, alle storie, ai romanzi, ai racconti. Lo stesso Duka ha una rubrica ormai da tempo in cui parla in modo un po’ folle dei libri che legge e che ci racconta. Tutti quanti noi scriviamo sempre, in modo quasi spasmodico, a volte alcune cose sono buone e le riportiamo sulla carta.

#CyclingForPalestine – Day 59 Smarriti gli dei ricadranno sulla terra

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Pezzo di idiota! Sei dovuto arrivare al collasso per capire che non hai più vent’anni.
Da Atene parto sul presto in direzione nord; ho deciso di fare un salto a Evia, è sulla traiettoria e comunque l’idea di “tagliare” per un’isola mi alletta non poco. Lontano dalle grandi arterie killer, nel silenzio pressoché assoluto, tra un mare liscio come la seta, vallate in fiore, monti e sorgenti d’acqua.

cycling for palestine

Tu e la tua fissazione per le strade secondarie.
Se non fossi Captain No direi: “Ma dove minchia sono?”.

C’è da dire però che la Grecia non offre molte opzioni quanto ai pernottamenti low cost. Gli ostelli sono pochi e solo nelle grandi città mentre i campeggi, dato che la stagione turistica non è ancora iniziata, sono quasi tutti chiusi. Pertanto occorre spesso allungarsi in itinerari giornalieri che prevedano magari 120 chilometri di percorso impervio o con variazioni altimetriche significative, e le otto o nove ore di pedalate che il corpo di un quarantaseienne fumatore è disposto a tollerare diventano dieci, a volte tredici. Continua a leggere

Le dinamiche senza limiti della guerriglia

Nel deserto globale da Lawrence a Clint
(da Pop-Corner su Laspro 31 – febbraio 2015. Per abbonarti a Laspro clicca qui)
di Duka

«L’assegnazione delle spedizioni non fu mai ortodossa. Era impossibile fondere o assemblare tribù diverse, perché di solito non andavano d’accordo o non si fidavano l’una dell’altra. Analogamente, non potevamo impiegare membri di una tribù nel territorio di un’altra. Di conseguenza, miravamo alla più ampia distribuzione delle forze, per disporre del maggior numero di bande contemporaneamente. Aggiungevamo fluidità ai loro movimenti agendo ogni giorno in una diversa porzione di territorio. Questo favoriva la naturale mobilità delle bande. In più, avevamo l’incomparabile vantaggio di disporre di forze sempre fresche nelle diverse aree tribali. Il massimo disordine era in senso stretto il nostro punto di equilibrio».
(Evoluzione di una rivolta di T. E. Lawrence)

T E Lawrence Continua a leggere

Gli alberi del sud danno uno strano frutto

Breve storia delle più famosa canzone antirazzista della musica americana

di Ilario Galati (da Bassa FedeltàLaspro 31 / febbraio 2015 clicca qui per abbonarti a Laspro)
[per la prima volta pubblichiamo sul blog l’articolo di Bassa Fedeltà, la rubrica musicale di Ilario Galati su Laspro, la più longeva della rivista, pubblicata sin dal primo numero di aprile 2009]

Il ‘900, prima ancora di essere il secolo nel quale si vanno affermando nuovi linguaggi musicali – il jazz e il rock’n’roll su tutti – è indubbiamente anche il periodo di massima espressione della canzone, intesa come nuova forma di componimento musicale. Prima del secolo breve, infatti, la canzone era stata “solo” un tema strumentale, per poi divenire altro dall’incontro con un testo cantato: questo accade nelle strade, tra la gente che, su arie celebri, comincia ad aggiungere parole.
Ovviamente nel ‘900 la canzone conosce la sua dignità di autonoma composizione in musica, sin quasi a ergersi a unico veicolo non solo di melodie, ma anche di idee e ideali. Infatti, se nei primi anni del secolo e soprattutto in Europa, le canzoni servono per far conoscere le condizioni di vita dei lavoratori sfruttati, altrove timidamente cominciano a raccontare vicende che difficilmente trovano il giusto posto nelle pagine dei quotidiani. Negli Stati Uniti d’America, i primi decenni del ‘900 sono caratterizzati da una serie di eventi drammatici che ottengono notorietà proprio grazie a canzoni scritte di getto e imparate col passaparola: si pensi alla storia di Sacco e Vanzetti, o più in generale alle ballate del Dust Bowl che raccontano gli stenti e la fame di milioni di uomini. Ma si pensi soprattutto alle canzoni che, squarciando il velo di omertà, cominciano a raccontare il razzismo e la segregazione che vige nel Paese delle Opportunità: il Klan, sempre più forte negli Stati del Sud, porta avanti quasi del tutto indisturbato un vero e proprio pogrom contro gli afroamericani. Continua a leggere

Cycling for Palestine #1 – Dubbi prepartenza

Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, è in procinto di partire nel suo viaggio con la sua buffa bici gialla con le bandiere della Palestina, ma come a volte accade prima di un’avventura, al capitan Tom No sale un po’ d’ansia. Magari passerà con le prime pedalate e le prime sudate. Ricordiamo che è possibile sostenere il viaggio (presentato qui), che verrà seguito da Laspro in tutte le sue tappe, con un abbonamento speciale alla rivista da 20 euro, di cui 10 per Cycling for Palestine.

di Captain Tom No

TIME BEFORE DEPARTURE: 01 DD – 16 HOURS

Gesù Cristo, ho appena realizzato quanto assurdo sia il mio piano. La verità è che il vostro si sta cagando addosso e non c’è nulla di male ad ammetterlo. Per rendere l’idea di quanto remota sia la possibilità che io possa entrare in Israele con una bici reclinata gialla, tronfio di un baule con su non una, ma ben due bandiere palestinesi, vi basti sapere che ieri a Ilan Pappè è stata negata la possibilità di intervenire sul tema Europa e Medio Oriente oltre gli identitarismi, grazie alle pressioni della comunità ebraica romana (la notizia non è ufficiale, tuttavia Pappè, docente all’Università britannica di Exeter, ha spiegato di «non avere le prove, ma di sospettare che l’ambasciata israeliana e la comunità ebraica in Italia siano dietro l’accaduto»); pappel’incontro si sarebbe svolto presso il Centro di Studi Italo-francesi dell’Università di Roma 3, tuttavia, molto probabilmente col solito e ultracollaudato pretesto dell’incitazione all’antisemitismo, la conferenza è andata a monte; e Pappè è uno storico israeliano (nato ad Haifa, 7 novembre 1954), ho detto tutto (intanto l’incontro è stato spostato al Centro Congressi di Via dei Frentani, lunedì 16 febbraio dalle 14 alle 18, vedi locandina a fianco, ndr).
Un incontro programmato da chissà quanto tempo è stato cancellato in extremis per “motivi tecnici”, causati magari della dabbenaggine dell’università romana; e questa, ove non sia del tutto succube della locale lobby sionista, quantomeno è complice dei consueti esercizi mistificatori della stessa, per cui, cito le parole dello stesso docente: «Parlare delle sofferenze dei palestinesi è considerato incitamento». Continua a leggere

15 febbraio: parte Cycling for Palestine

Da domenica 15 febbraio parte Cycling for Palestine – Due ruote contro l’occupazione e l’islamofobia. 6000 chilometri percorsi in gran parte in bicicletta, in solitaria, da Roma alla Palestina, con la bandiera palestinese ben in vista, su una bici/chopper gialla e ben visibile da chiunque. Un progetto un po’ folle, forse anche rischioso anche perché fatto senza telecamere o scorte di sicurezza. Laspro ha deciso di seguire Andrea Di Blasio, cicloviaggiatore con precedenti esperienze di lunghi viaggi in bici (8000 chilometri tra Nuova Zelanda e Australia) e rimanderà le sue corrispondenze nel corso del viaggio. Sarà anche possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro, di cui 10 andranno a sostegno del viaggio. Qui Andrea, o in arte ciclistica Tom No, illustra il progetto, a pochi giorni dalla partenza.

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Il progetto nasce come operazione di interposizione, dopo aver visitato la Palestina ad agosto, a ridosso dell’operazione Protective Edge. L’idea venuta là di interposizione è quella di presentarsi, come ciclisti, senza obiettivi particolari, poi man mano si è evoluta, anche alla luce di quelli che sono gli accadimenti più recenti, tutte le questioni legate al terrorismo o il rapporto che c’è tra l’Isis e i media. Cycling for Palestine è sostanzialmente un’operazione sociale globale, un incontro tra persone che non si conoscono, che appartengono a culture differenti e che sperano di trovare un punto d’incontro, che nella fattispecie sarei io, a presentarmi nella maniera più empatica e positiva possibile nei confronti del prossimo, con questa bicicletta molto buffa, gialla. Nelle mie esperienze precedenti ho notato che c’era molta simpatia, c’erano sempre manifestazioni di curiosità, affetto. Io conto molto su questo per poter incontrare delle persone, per ricevere delle domande, sul perché di questa operazione e fare in modo di dare loro delle risposte. Tutto questo su un piano assolutamente umano, non predeterminato, senza nessun tipo di frasi fatte o sovrastrutture. Tutto dev’essere molto spontaneo, questo è l’obiettivo che mi pongo. Continua a leggere