[Laspro 35] Scup reloaded ovvero fenomenologia di una ricostruzione

Ultimo appuntamento con i reading di Laspro negli spazi sociali romani sotto attacco, di cui si parla nel numero 35 di marzo/aprile 2016: dopo la Biblioteca Abusiva Metropolitana e il Corto Circuito, domenica 8 maggio alle 18.30 siamo a Scup, in via della Stazione Tuscolana 84, sgomberato da via Nola e quasi subito rioccupato nei nuovi locali, nel corso di un corteo per le strade del quartiere, proprio di questi tempi, un anno fa. In questo articolo/racconto, si parla della ricostruzione del nuovo Scup. A domani!

scup

di Gaia Benzi

L’aria è fredda e frizzantina mentre cammino per l’Appio Latino. In mano ho il telefono, moderna bussola, e cerco di orientarmi in un dedalo di strade che a me sembrano tutte uguali. Non ho mai frequentato molto la zona di piazza Ragusa, lo confesso. D’altra parte, non è che ci sia mai stato granché da frequentare. Continua a leggere

[Laspro 35] Il drone sul Corto

Secondo appuntamento stasera alle 21.30 con i reading di Laspro negli spazi sociali romani sotto attacco: dopo la Biblioteca Abusiva Metropolitana, è la volta di uno degli spazi storici tra le occupazioni cittadine, il Corto Circuito, nel quartiere di Cinecittà, che guarda caso festeggia 26 anni di occupazione. E guarda caso oggi Laspro festeggia 7 anni di vita! Che, non passate a farci gli auguri? A dopo!

corto

Questo è il racconto sul Corto Circuito pubblicato sul numero 35 di Laspro:

di Mimmo Niglio

Ahia! Mamma che botta!
E pensare che un mio fratello sta inviando immagini dalla Siria, un altro si spia le riunioni delle famiglie mafiose in Sicilia, un altro ancora le piantagioni di coca in Colombia e io.. qui! A controllare il nulla e pure sbattuto a terra senza preavviso! E già, perché i due prefetti, per il Giubileo dei due Papi (ho qualche problema di circuiti io, o davvero è tutto doppio?), hanno deciso di imporre su Roma la no-fly zone, ma nessuno ha pensato di avvertirmi!
Oh, scusate.. non mi sono ancora presentato.
Mi chiamo Parrot.. per la precisione, mi chiamo Parrot AR Drone 2.0 e sono, appunto, un drone che, a differenza dei più fortunati fratelli, è finito nelle mani di un certo Sedano, Carota… o non ricordo che altro ortaggio (questa la capiscono in pochi, nda), che mi ha mandato a spiare il Corto Circuito, un Centro Sociale Occupato Autogestito che, lui dice, potrebbe essere pericoloso. Pericoloso? Boh… io sono due anni che sorvolo questo posto, ma la cosa più pericolosa che ho visto, è stato un ragazzino che si è lanciato dallo scivolo con la testa in avanti (peraltro, subito redarguito dalla mamma). Continua a leggere

[Laspro 35] Il verbale d’assemblea

di Renato Berretta (da Laspro 35 marzo/aprile 2016)

Correva un lunedì come tanti, il primo lunedì che dio comandi, anzi facciamo qualcun altro che è meglio, il giorno che il vecchio Vasco ha confidato urbi et orbi di odiare in un suo celebre pezzo, il giorno detestato ben prima che il citato Vasco facesse outing da nutrite schiere di dannati della terra costretti a ricominciare la propria settimana lavorativa proprio in questa malinconica giornata. Il lunedì, insomma, che si presenta già di per sé come una delle tante iatture della società capitalistica bisognosa d’intraprendenti produttori e accaniti consumatori.
Era già di sera e non mi va d’inventarmi fantasie per descrivere le posizioni lunari, se c’era la luna piena degli innamorati, l’ambigua mezzaluna che non sai mai da che parte prenderla o quella negata al fallibile occhio umano. Tantomeno mi metto a indugiare sulla posizione delle stelle, non m’interessano gli oroscopi e non credo alla storia dei desideri che s’avverano di fronte a un astro cadente (mai ‘na gioia).
Si può dire, però, che era d’inverno, il freddo di gennaio, non troppo freddo però, eravamo dentro le medie stagionali come avrebbe sentenziato Bernacca, con una ventilazione inapprezzabile come avrebbe chiosato in una delle sue immortali radiocronache il buon Sandro Ciotti.
Da pochi minuti erano trascorse le nove della sera, nelle case normali si sparecchiava la tavola e si lavavano i piatti, dalle finestre rigorosamente chiuse provenivano fastidiosi rumori di televisioni accese all’ora di massimo ascolto (quindi la peggiore).
Tutto questo dentro una delle tante periferie romane, teatro di questo breve quanto didascalico racconto, periferia che si definirebbe senza eccessiva originalità degradata, con palazzi alti e automobili ammucchiate a casaccio che tanto che n’ce esci? Gli effluvi del fiume Tevere detto amichevolmente er biondo, profumavano l’aria, e proprio al centro di questa periferia così provata dalla dura esistenza quotidiana, s’imponeva fiera e claudicante la mole del centro sociale occupato e autogestito, unico e indissolubile baluardo di resistenza metropolitana, estremo simbolo della necessità di riscatto sociale per migliaia e migliaia di proletari.
All’interno del centro sociale una luce sufficientemente potente illuminava la sala destinata a ospitare l’assemblea di gestione, unico e autorevole consesso deputato ad assumere tutte le gravi e ultime decisioni per fornire adeguata risposta ai problemi del quartiere e affrancare milioni di proletari dall’infame giogo capitalistico.
Intorno a un tavolo ovale gli intrepidi militanti del centro sociale sfogliavano appunti e quotidiani sparsi, riflettevano confusamente mischiando personale e politico, i propri destini e quelli dell’umanità sofferente, ben poggiati su sedie arrugginite, avanzi di traslochi andati a male o di bar in liquidazione rigorosamente coatta.
A osservarli severamente da pericolosi scaffali perennemente in procinto di cadere sulle teste di qualche malcapitato frequentatore o avventore occasionale, c’erano polverose copie del Gramna, di Rosso e di altre storiche riviste, patrimonio universale, non si pretende dell’umanità ma, almeno, del movimento antagonista. Tali riviste, unitamente e in concorso a volantini, scritti e libri sacri del pensiero rivoluzionario, componevano il glorioso archivio del centro sociale, opera incompiuta da anni nell’attesa che qualche volenteroso un po’ masochista e resistente a fastidiose forme allergiche, potesse dargli definitiva sistemazione. Dalla cima di questi scaffali Kim Il Sung raccolto nella sua opera ormai introvabile, osservava accigliato, mentre le copie dei vari congressi del partito comunista albanese parevano guardarsi con sospetto e diffidenza con moli di documenti sul rifiuto del lavoro dell’autonomia romana degli anni settanta.

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La situazione non era affatto eccellente nonostante la confusione sotto il cielo quando il comandante Ramingos estrasse dal suo capiente zaino sorprendentemente trendy la sua voluminosa agenda. Un’agenda normale solo all’apparenza, con l’ordinaria indicazione dei trecentosessantacinque giorni (non era anno bisesto) e la rubrica telefonica finale sulla quale avrebbero volentieri messo le mani solerti agenti e funzionari della Digos.
L’agenda del comandante Ramingos, tuttavia, conteneva l’elenco degli argomenti che lo stesso intendeva sottoporre alla discussione assembleare, una lunga lista di questioni decisive per liberare il proletariato da secolari catene e che faceva ragionevolmente presagire una lunga durata di quella riunione. Infatti, il buon Ramingos ruppe gli indugi e diede inizio ai lavori (si fa per dire), affermando con la giusta rabbia: «A compà c’avemo un sacco de cose da discute».

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[Laspro 35] A.C.A.B. All Cats Are BAM

di Enrico Astolfi

Il numero 35 di Laspro (marzo/aprile 2016) tratta degli spazi sociali romani, in particolare alcuni di quelli sotto attacco – o già attaccati con sgomberi e intimidazioni istituzionali (B.A.M., Scup, Degage, Corto Circuito). Per questo, lo presentiamo proprio in questi spazi, a partire da oggi, alla Biblioteca Abusiva Metropolitana di via dei Castani a Centocelle. Questa è la storia che riguarda B.A.M., di Enrico Astolfi e con le illustrazioni di Aladin, che verrà raccontata da Giovan Bartolo Botta, con le musiche di Luca e Alessandro di Laspro. A stasera.

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Centocelle, via dei Castani.
Dovete sapere che là dove non c’era nulla, dove un palazzo era abbandonato e lasciato nelle grinfie dell’incuria ora c’è una biblioteca abusiva metropolitana. Al suo interno qualche anno fa c’erano solo calcinacci, lavandini rotti, marmitte usate, tapparelle divelte, cucchiai bruciati, cagatine di topo, ora ci sono più di diecimila libri, una cucina, una sala studio e postazioni internet a disposizione. Continua a leggere