Casanza

di Alessandro Pera (da In tempo di guerra e altri racconti, Lorusso editore, 2014)

Franco corre da solo, con quei suoi passetti sbilenchi, l’aria afflitta e il sudore che ormai dilaga sulla maglietta grigia. Nel piccolo, affollato cortile si mescolano lingue, grida, risate; i cinesi parlano fitto nell’angolo a destra, vicino all’entrata, ma non danno mai troppa confidenza agli altri, sempre chiusi nel loro universo. Passeggiano in silenzio, invece, i polacchi, a passo svelto, immersi in un’inguaribile malinconia, che il sole non riesce a dissipare. Peruviani e argentini gridano di calcio in uno spicchio di sole e giurano che Maradona era un’altra cosa. Su questo trovano facili alleati in Giovanni e negli altri; anzi, a Ciro quasi vengono le lacrime agli occhi, rievocando quel campionato e poi Ferrara e Careca, altri tempi, adesso pensano soltanto ai soldi.
«Era un ragazzo d’oro, i falsi amici l’hanno rovinato, un cuore così, da napoletano, ma troppa gente gli ronzava intorno, femmine, ladri…».
Così sentenzia Antonio, appoggiato alla recinzione, come morale del discorso forzatamente interrotto. L’aria è finita e la guardia batte le chiavi sul cancello senza troppa convinzione, incitando anche i ritardatari a risalire. Con lo sguardo annoiato, il giovane brigadiere sorveglia le operazioni, ma vorrebbe invece proprio indovinare cosa confabulano a bisbigli Salvatore e Marco rientrando rapidi verso le scale: Martino è diventato maresciallo origliando.

illcasanza

Illustrazione di Alex Lupei

 

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