#CyclingForPalestine – Day 35 Albania

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

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Le foto di questo articolo, tranne quelle di Tirana attuale, sono tratte da questo libro

[Ci vogliono anni di studio e saggi su saggi per descrivere un paese! E adesso questo qui che fa, ci prova in poche righe].
Ma ve lo avevo detto che sono loco
Attribuire meriti o demeriti al socialismo è sempre un’operazione pericolosa, ma io cosa rischio in fondo? Ho forse un bacino elettorale da preservare? Non sono iscritto a nessun partito, loggia massonica, movimento, circolo culturale o bocciofilo che sia.
Chi mi conosce mi ama o mi detesta e i secondi sono la maggioranza perciò, ancora una volta, mi avvalgo della facoltà di dire quello che voglio. Ma veniamo al dunque e tanto per confonderci torniamo un attimo in Palestina: conoscete gli effetti delle bombe al fosforo bianco? Continua a leggere

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Alfabeto palestinese

Scrissi questo testo nel 2011, al ritorno da un workcamp di lavoro e solidarietà in Palestina, principalmente a Nablus, organizzato dall’associazione Zaatar di Genova nel corso dell’estate. Da allora, le cose sembrano sempre uguali ma in realtà peggiorano, giorno dopo giorno: nuove colonie, nuove forme di oppressione e di apartheid israeliano, nuovi prigionieri, nuovi feriti, nuovi morti. Periodicamente, qualche operazione di sfoltimento demografico della popolazione palestinese, come quella in corso a Gaza a partire dal 6 luglio (bilancio a oggi: 1156 morti, 6700 feriti, 200.000 sfollati su una popolazione di 1,8 milioni di abitanti). I palestinesi però continuano a esistere e a resistere. Allora come oggi, nessuna equidistanza: non c’è una guerra tra due parti in corso. C’è un oppresso e un oppressore. Palestina libera, boicotta Israele. (L.L.)

Arabi
Il primo arabo che incontro è appena dentro la porta di Jaffa, a Gerusalemme, gli chiedo la via del mio ostello e mi ci accompagna. «Sei cattolico?» mi chiede e non so cosa rispondere. «Sì» dico «sono italiano». «Io sono cristiano» dice lui, troviamo l’ostello e mi saluta, «you’re welcome» risponde al mio «thank you». Ho imparato, al prossimo dirò shukran. L’ultimo lo incontro appena fuori dalla porta di Jaffa, è un tassista che mi dice di stare attento agli autisti dell’autobus per il Ben Gurion, l’aeroporto di Tel Aviv, perché «sometimes they are police». In mezzo, un mare di inviti, incontri, mani strette, tè, ringraziamenti e quelli che da noi chiamiamo dispregiativamente salamelecchi. Al-aikum salaam, gente.

Bambini
I bambini di Nablus quando colorano escono dai contorni, quelli di Hebron scappano tra le gambe dei soldati, a Gerusalemme manovrano carri al mercato e hanno la faccia seria. A Qalandia i bambini chiedono shekel ma sono contenti se gli regali un cappellino, a Qalquilya stanno seduti composti e fanno disegni bellissimi. Ad Askar ti fanno gli scherzi ma poi gli dispiace che ti sporchi il vestito, i bambini a Balata non vogliono essere fotografati, le bambine invece sì e si mettono in posa. Ai bambini di Palestina piace il wrestling, soprattutto John Cena, dicono hello, what’s your name e how are you, disegnano il cielo con gli F16 e amano la loro bandiera ma soprattutto ti chiedono «Barcelona o Real?». I bambini palestinesi vogliono il mondo e gliene danno uno spicchio, ma sono tanti e non si danno per vinti.

disegno

Disegno di Raheel, 13 anni, scuola femminile Unrwa di Nablus

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A blog to break the siege on Gaza – interview with Shahd Abusalama, authoress of “Palestine from my eyes”

Shahd Abusalama is a young artist from Gaza, who’s been attending for two years the blog in English language Palestine from My Eyes, in which she alternates her drawings and articles, on the daily life in the Gaza strip, closed since 2007 by the siege imposed by the Israeli occupation. We talk via Skype in a Saturday afternoon, after she gets through her university exams.

All chains must break someday!di Shahd Abusalama

All chains must break someday!
by Shahd Abusalama

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Un blog per rompere l’assedio a Gaza – intervista a Shahd Abusalama, autrice di “Palestine from my eyes”

Shahd Abusalama è una giovane artista di Gaza che cura da due anni il blog in lingua inglese Palestine from my eyes in cui alterna i suoi disegni e articoli sulla vita quotidiana nella striscia di Gaza, chiusa dal 2007 dall’assedio imposto dall’occupazione israeliana. Ci sentiamo via Skype in un sabato pomeriggio, dopo aver superato i suoi ultimi impegni universitari.

All chains must break someday!di Shahd Abusalama

All chains must break someday!
di Shahd Abusalama

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Laspro n. 22, Medioriente. L’editoriale

In distribuzione il numero 22 di Laspro, in questo numero si parla di Medioriente: un reportage dall’Afghanistan di Patrizia Fiocchetti, “Do you remember Baghdad?” di Ettore Acocella, l’intervista alla blogger di Gaza, Shahd Abusalama, i racconti di Renato Berretta e Luigi Lorusso. Ilario L. Galati ci parla di Nusrat Fateh Ali Khan e Sabrina Ramacci del Barhein.

Per richiedere le copie per librerie, spazi sociali, etc, per organizzare iniziative e per collaborazioni, scrivere a redazione@laspro.it. Potete abbonarvi a Laspro via paypal, contribuendo solo alle spese di spedizione. 

Medioriente

crociata

illustrazione di Valeria Crociata

di Alessandro Bernardini

Il Medioriente non esiste. E non esiste il sole di Gerusalemme che taglia l’iride al tramonto. È solo un concetto che riempie la bocca di vermi. Non ci sono bandiere in cui avvolgere i corpi dei martiri, ma solo l’inchiostro che serve a stampare i manifesti che li glorificano.

E allora a che serve guardare le bocche spalancate senza ossigeno e i cadaveri pressati come sigarette sotto le macerie dei palazzi? A che serve il filo spinato attorcigliato all’infinito tra una torretta e l’altra?

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