Periferie, ideali e lotte

Riceviamo questo testo da Enrico Campofreda, giornalista e autore del libro Leggeri e pungenti – Storie, luoghi e volti di periferia, libro di racconti da poco uscito per Lorusso Editore, con le fotografie di Claudio Bassi. L’articolo è stato scritto in occasione di una presentazione presso il Csoa Corto Circuito di Roma, svolta insieme allo storico fotografo di movimento Tano D’Amico.

di Enrico Campofreda

9788894106961Con la categoria di Tano D’Amico, fotografo poi celebre e celebrato, noi della militanza estrema, ed estremista secondo il revisionismo allora corrente, avevamo un gioco di sguardi. Ci scrutavamo a distanza più o meno ravvicinata. Le sue pupille, parzialmente celate dalle lenti, cercavano il particolare o il tuttotondo su cui far scattare la lente preziosa dell’obiettivo. Quello con cui per anni, diventati decenni, ha descritto attraverso la luce ciò che faceva una collettività in cerca d’una nuova vita. Era il 1973 e noi, a tutela di noi stessi e di quel che facevamo, dovevamo evitare di mostrarci, dovevamo esserci e non essere visti. Tanto meno dai fotografi.
L’anno seguente la situazione precipitò, quando certe immagini scattate chissà da chi corredarono il dossier con cui due magistrati indagavano sulla “struttura paramilitare di un gruppo extraparlamentare” che andava per questo perseguito. Adrenalina e paranoia degli interessati crebbero a tal punto che fotografi amici, come Tano, e quelli appartenenti alle forze dell’ordine o coloro che collaboravano con esse infiltrandosi nei cortei, rischiavano le rabbiose reazioni di chi non voleva finire schedato, con tanto di immagini, poi riprese anche da un noto periodico italiano. Continua a leggere

Annunci

Donne afghane tra violenza e resistenza, una questione politica

Intervista a Patrizia Fiocchetti
di Luca Palumbo (da Laspro numero 28, maggio-giugno 2014)

Afghanistan_fuor_-325x525Patrizia Fiocchetti è autrice, insieme al giornalista Enrico Campofreda, del libro Afghanistan fuori dall’Afghanistan – voci da un paese che resiste e cerca la sua storia (Poiesis editrice, 2013). Abbiamo incontrato Patrizia per parlare delle violenze sulle donne afghane, dei diritti violati e delle lotte delle donne stesse.

Nel libro raccontate e analizzate la drammatica situazione delle donne afghane e della società afghana, considerata la meno pacifica al mondo. Qual è stato lo scopo di questo progetto-inchiesta?
Lo scopo principale del libro, almeno per quanto mi riguarda, era quello di far conoscere l’Afghanistan nella sua complessità e nella sua veridicità, far sapere che è molto più grave e drammatico di quello che si immagina, di quello che viene descritto e rappresentato generalmente. Parliamo di una situazione contingente che riguarda diversi settori della quotidianità afghana, economica, sociale, culturale e inerente alla sicurezza, molto più drammatica di quello che si pensa, e questo considerando tutto il periodo dell’occupazione in atto nel paese, una situazione che tocca principalmente le donne. Un altro obiettivo del libro era quello di raccontare il fermento presente in Afghanistan, che per quanto non rappresentato a un livello molto alto è vivo, anche perché parte dalla base della società, grazie a movimenti, associazioni, organizzazioni democratiche le cui responsabili sono soprattutto donne, giovani donne, basti pensare che la più grande, Malalai Joya, ha solamente 35 anni. Donne che si fanno non solo portavoce del disagio del mondo femminile ma che sono estremamente attive e pioniere di cambiamento, soprattutto per poter dare alle donne afghane la possibilità di accedere a dei servizi e a delle situazioni educative e formative. Continua a leggere