[Dizionario autocritico della militanza] M – Movimento

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com

M – MOVIMENTO

“Forme uniche nella continuità dello spazio”, Umberto Boccioni, 1913

«Chiedi al ’77 se non sai come si fa». Chiedi anche al ’68. «Chiedi alla polvere», scriveva una volta un pazzo. Chiedi a chi vuoi, ma non chiederti se ne fai parte, perché non lo saprai. Mai.
Come ci dobbiamo muovere per seguire il movimento del Movimento?
È ondulatorio o sussultorio?
Non preoccuparti, tu non sarai soltanto un pezzo in più, due gambe aggiunte ad altre centomila. Quelli sono i seguaci di padre Pio.

[Dizionario autocritico della militanza] I – Indignati

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Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

I – INDIGNATI

In principio erano spagnoli. Accampati in tende canadesi, definiti sulle colonne dei giornali indignados, con quella esse finale tanto melodica e tanto pendant. Poi, la storia si ripete almeno due volte, ed ecco la farsa italiana. L’indignato tricolore è un leone da tastiera, un bulimico somministratore di tweet, commenti e like. Scende in piazza anche lui saltuariamente, ma quando lo fa la piazza lo sconcerta e lo travolge. In piazza trova gli arrabbiati che lui, proprio, non sopporta e che, fiero difensore della legalità qual è, denuncerebbe volentieri alla più vicina stazione dei carabinieri. L’indignato, infatti, non sfascerebbe mai una vetrina o un bancomat, non resisterebbe mai a una carica della polizia. Al massimo denuncerebbe il sopruso su un blog o una lettera al direttore chiedendo le dimissioni del questore di turno. Critico del sistema, non lo mette realmente in discussione. La macchina funziona, basta dare olio al motore e sostituire gli inetti con i capaci e i raccomandati con i meritevoli.
L’indignato è generalmente italocentrico. Pensa che tutto accada solo nel bel paese che chiunque ci invidia per le sue bellezze. Anche se, al massimo, ha frequentato all’estero qualche esclusivo resort o villaggio turistico. L’indignato è la versione moderna del riformista. Una versione ancor più sbiadita e appannata portatrice dell’illusoria idea che l’onestà sia un dono genetico e il merito, una qualità che può prescindere dalle diseguaglianze sociali.

Lettera precedente: H – HOTEL

[Dizionario autocritico della militanza] H – Hotel

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

H – HOTEL

hotelAlla lettera H abbiamo avuto un tracollo. Raga’, non c’è niente con l’H. Cassiamola. Anzi no, scriviamo che non c’è venuto in mente niente. In effetti, ci sarebbe Hacker e quindi Hackeraggio, ci sta l’H davanti. Vero. Oggi si usa tanto «Hackerare il sistema» che spesso evolve in «Hackeriamo il sistema da dentro». Da dentro? Ma se non ci riusciamo manco da fuori? Però quelli di Anonymous un po’ ci riescono, qualche azione tosta l’hanno fatta no? Boh! Adesso hanno lanciato un crowdfunding per finanziare la guerra totale all’Isis. In effetti sarebbe il caso di scrivere qualcosa anche sul crowdfunding ma la C è già coperta e alla fine tutte ‘ste parole in inglese possiamo anche evitarle. Raga’ ideona! Alla H scriviamo Hotel, così spiazziamo un po’ i lettori, li destabilizziamo. Hotel dai, come in Nomi Cose Fiori e Città… Hotel lo scrivevamo sempre tutti, lo sapevamo bene ma ci assicuravamo tutti almeno 5 punti. Hotel è una parola comunista, nessuno vince, nessuno perde.

Lettera precedente: G – GENERE

 

[Dizionario autocritico della militanza] G – Genere

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

G – GENERE

genere-sessualità«Contro ogni discriminazione di genere». Quella volta, sì, è successo quella volta, una compagna aggredita dal suo ex, sì è vero, un po’ più che verbalmente, eh, forse una spintarella gliel’ha data. Ma lui è un bravo compagno, e lei invece, non sapremmo cosa dire su di lei, magari se l’è un po’ cercata? Poteva aspettare qualche mese prima di rifarsi una vita! Sì, si è sempre spaccata il culo in questo posto, vero, quando qualcuno ha avuto rogne, lei c’è sempre stata, ma insomma, questo cosa c’entra? Bisognava difendere lo spazio, non possiamo farci attaccare dall’esterno, che facciamo il gioco del sistema? E poi che figura ci avremmo fatto col movimento? Qui siamo come una famiglia. Una famiglia, ma non la famiglia tradizionale, un’altra. Altra come? Aspetta, fammici pensare…
Non possiamo fermarci a parlare oggi. Facciamolo domani, purché non sia oggi. Certo, parlare, confrontarsi, ma oggi ci sono cose più importanti, la rivoluzione ci aspetta e noi portiamo già ritardo! È già domani? Ma insomma, non mettiamoci ansie inutili, questo è uno spazio liberato, al sessismo siamo immuni di default!
C’è qualcosa di più importante da difendere, che va oltre noi, sopra di noi, è intorno a noi. Non lo vedi, non lo senti? Non sarà che questa gran cosa, innominabile e immateriale, non si chiami alla fin fine, patriarcato?

Lettera precedente: F – Fraternité

[Dizionario autocritico della militanza] F – Fraternité

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

Illustrazione di Alex Lupei

Illustrazione di Alex Lupei

F – FRATERNITÉ

Io che prendo i mezzi lo so. Io capisco. Bangla, zingari, curdi, neri, afgani, palestinesi. Insomma, quelli che hanno visto oceani di merda lì da dove vengono, quelli che qui, nella mia città, cercano disperatamente la dignità. E la dignità è possibile solo attraverso la solidarietà. E la fratellanza. Voi siete tutti frate’, ma proprio tutti. Io vi vedo, io capisco. Tu sei frate’, pure tu, ma pure quell’altro. Noi manifestiamo pure per voi, perché siete tutti frate’. Lottiamo, alziamo la voce, pure per voi, perché noi siamo internazionalisti. Noi siamo per la fratellanza tra i popoli sfruttati. Soprattutto i bangla. Li pigliano sempre in giro perché dicono che so’ brutti e passivi. Ecco, io lotto soprattutto per voi, perché siete frate’. Però, che resti tra di noi, una cosa ve la devo dire, cari bangla frate’. Perché mi dovete cacare il cazzo al semaforo? Perché mi dovete per forza vendere quelle rose sbriciolate di merda quando io mi sto facendo l’aperitivo all’isola pedonale del Pigneto, da vero rivoluzionario? E poi ‘sto cazzo di curry non riuscite proprio a togliervelo di dosso? Scusa frate’, ci vediamo alla manifestazione. Ciao frate’. Bella frate’.

 

Lettera precedente: E – ELEZIONI

[Dizionario autocritico della militanza] E – Elezioni

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E – ELEZIONI

Antonio_la_trippaOgni tanto capitano. E anche se fai come il festival di Sanremo, che tutti se lo guardano ma tu c’hai di meglio da fare («l’importante è la politica che fai tutti i giorni, quella nei territori, mica quella nei palazzi»), un’occhiata gliela dai. I dati che ti interessano sono tre, in ordine di importanza: l’astensione, per poter dire: «Siamo il primo partito» (tu insieme a influenzati, monache di clausura e quelli che «tanto so’ tutti ladri»); la percentuale di Forza Nuova e Casa Pound, per prenderli per culo; la percentuale di Rifondazione, Sinistra Critica, Pcl o quello che è, un po’ per prenderli per culo, un po’ perché magari qualcuno buono c’è, e un paio di volte l’hai pure votati…
«Ma che davero vai a vota’?»
«Eh, ma dall’altra parte ci so’ i fascisti… e poi se vince la destra la cooperativa mia col cazzo che pija l’appalto…».

Lettera precedente: D – DISEGUAGLIANZE

[Dizionario autocritico della militanza] D – Diseguaglianze

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

D – DISEGUAGLIANZE

misnobLe diseguaglianze sociali ed economiche sono un necessario quanto insopprimibile fertilizzante in una società capitalistica. Così la pensiamo noi comunisti vetusti o contemporanei che, tuttavia, usiamo soffermarci sulle diseguaglianze più vistose. Quelle, ad esempio, tra chi può mantenersi uno yacht e chi non ha nemmeno i soldi per mettere insieme il pranzo con la cena. Negli ultimi decenni ci hanno abituato ad altre diseguaglianze, ben più sfumate. Tra precari e garantiti, tra italiani e immigrati, tra chi non mette insieme due pasti il giorno e chi riesce a farne almeno uno. Tra chi non pranza e non cena e chi pranza soltanto, tra chi cena e chi non pranza, tutti fieri nemici di chi riesce pure a permettersi una colazione. Ci siamo cascati con tutte le scarpe tanto che, ormai, lasciamo perdere il diseguale con lo yacht e ce la prendiamo col diseguale che insieme al primo riesce, di tanto in tanto, ad apparecchiare anche il secondo. Siamo alla frutta.

Lettera precedente: C – COMMUNIA (Omnia sunt)

[Dizionario autocritico della militanza] B – Bici

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

B – BICI

BIniziò con un festoso suono di campanelli, a ricordarci che le città erano invase da auto, le guerre si facevano per il petrolio e i nostri muscoli si stavano inflaccidendo come mozzarelle con gli ormoni. Poi diventarono masse critiche, torpedoni di bici in fila e sbrocchi tra chi cominciava il fine settimana con una sana pedalata urbana e chi con l’ultimo ingorgo prima di collassare a casa. All’ultimo stadio, ti immagini armate clandestine in marcia circolare su piazza Venezia, col pizzardone in preda al panico che fischia i rigori per la Juve, autisti dell’Atac in lacrime, slogan urlati al ritmo di trombette e la bandiera con due ruote issata sopra il Quirinale. Al culmine dell’esaltazione ti svegli e ti accorgi che devi andare da Portonaccio all’Eur, piove e c’è sciopero dei mezzi. Smadonnando, chiedi la Panda a tua sorella, metti 5 euro di diesel sperando che basti e dici levati dal cazzo a quello stronzo con la bici.

Lettera precedente: A – Anarchici

 

[Dizionario autocritico della militanza] A – Anarchici

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

A – ANARCHICI

AIl sedicente anarchico lo incontri preferibilmente sull’autobus. Rigorosamente affollato. Ti dice: «Io sono anarchico», spiegandoti la sua scelta con la nemesi storica della destra e della sinistra, con la caduta del muro di Berlino e col commosso ricordo di Berlinguer e Almirante che, quelli sì che erano politici onesti. Ti rovina quel che resta della giornata che si profila già avara di soddisfazioni, raccontandoti la sua avversione verso lo stato e le istituzioni (non tutte, salva normalmente quelle in divisa), motivata da una cartella esattoriale o da una multa per divieto di sosta. Non sa neanche chi sia Bakunin e non condividerebbe neanche su Facebook le citazioni di De Andrè sul rifiuto dell’obbedienza, considerando comunque il rubare un delitto anche quando si ha fame. Servi e padroni rappresentano per lui categorie immaginarie. Eppure si professa anarchico e mentre aspetti pazientemente di arrivare alla tua fermata cerchi di riprenderti pensando agli anarchici, quelli veri e non sedicenti. Vestiti generalmente di nero con cane al seguito rigorosamente senza guinzaglio e museruola. Preferibilmente squatter e animatori di qualche movida notturna, messi in mezzo per tutti i peggiori e i migliori misfatti della storia. Dall’attentato di Sarajevo ai tralicci dell’alta velocità passando per la strage di piazza Fontana. Indagati con titoloni sui giornali, prosciolti con impercettibili trafiletti. Birra e musica hardcore. Belli come er sole.

Dizionario autocritico della militanza

È in uscita il numero 32 di Laspro. In questo numero: Il tradizionale concerto del primo maggio di Alessandro Pera, Abuela di Maria Giuseppina Ottaviana Piras, Il cammino di Kobane di Patrizia Fiocchetti, Gli alberi all’inferno di Alessandra Amitrano e le rubriche di Ilario Galati e Duka. Infine: A margine del corteo. Dizionario autocritico della militanza, a cura della redazione di Laspro, qui anticipato dall’editoriale di Alessandro Bernardini. Il dizionario verrà pubblicato, un po’ alla volta, qui sul blog. Se volete potrete integrarlo con vostre “lettere” e definizioni. Preparatevi.
Laspro è il bimestrale cartaceo da cui nasce questo blog, è indipendente e totalmente autofinanziata. Per sostenerlo, potete abbonarvi su questa pagina, a partire da 10 euro per 6 numeri.

Sulla prima pagina di questo numero, il murale di Aladin Hussein Al Baraduni al Csoa Scurìa di Foggia (foto di Federica Frisoli)

Sulla prima pagina di questo numero, il murale di Aladin Hussein Al Baraduni al Csoa Scurìa di Foggia (foto di Federica Frisoli)

di Alessandro Bernardini

Stavolta è stato per amore.
Questo numero di Laspro nasce dal bisogno di distruggere quello che ci rappresenta.
Ci spazziamo via da soli. Disintegriamo le certezze. Abbandoniamo i posti di combattimento per andare un secolo a guardare quello che c’è dall’altra parte. E torniamo indietro, perché quello che c’è dall’altra parte non fa ridere per niente.
Un amore che mortifica gli occhi, s’infila nelle cellule e si scarica sui polpastrelli. A, B, C, D, E fino alla fine, senza che davvero c’importi della semantica. Continua a leggere