[Laspro 38] La Storia che non vi hanno raccontato: Calibano e la strega.

Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria

di Agnese Trocchi in conversazione con Miriam Tola (da Laspro 38, marzo/aprile 2017)

passato-prossimo-federici-calibano-strega_7agosto_copiaIl senso della fine come orizzonte degli eventi ha sempre accompagnato ogni epoca storica, ma ci siamo mai soffermate a pensare alle apocalissi che ci sono già state? Alle “fini del mondo” che si sono abbattute su intere civiltà spazzate via dall’ingordigia dei coloni europei? O alla storia delle donne in Europa (e poi nel Nuovo Mondo) tra il XV e il XVII secolo durante la Caccia alle Streghe? Fu un’offensiva senza precedenti contro il genere femminile che segnò la sparizione di conoscenze, relazioni e visioni del mondo basate sulla condivisione e libere dai meccanicismi della produzione.
Di questa guerra taciuta contro le donne (perché la storia è narrata dai vincitori) e dei genocidi contro le popolazioni indigene delle terre colonizzate, parla la storica Silvia Federici nel suo libro Calibano e la Strega. Le donne, il corpo e l’accumulazione originaria (Mimesis 2015, 343 pagine 30 euro).

Calibano e la Strega, pubblicato nel 2004 a New York dalla piccola e battagliera casa editrice indipendente Autonomedia (quella che negli anni ’90 pubblicava T.A.Z. di Hakim Bey) è stato tradotto in italiano e pubblicato dalla casa editrice Mimesis nel 2015.
Undici anni perché questo saggio illuminante arrivasse anche qui in Italia: per quelle di noi che avevano già letto il libro in inglese rovistando nei magazzini di Autonomedia per scovarne nel 2007 l’ultima copia, vederlo ora circolare nella vecchia Europa in italiano è una gioia che non si può non condividere.

Calibano e la Strega è una ricostruzione storica, in chiave femminista marxista, del passaggio dal feudalesimo al capitalismo tra il XIV e il XVII secolo.

Un passaggio avvenuto a discapito di altri mondi possibili e il cui costo è stato pagato con il sangue, con la povertà e con la disperazione di milioni di donne e uomini in Europa e nel resto del pianeta. Continua a leggere

Il corpo delle donne: l’estrema frontiera

di Patrizia Fiocchetti

Lo spazio, come lo ha dipinto la mano del sole, è deserto/Il tempo, come il luogo che si sbriciola fra le mie mani/e nei miei passi, è deserto/deserto il mio giaciglio, la mia testa e il mio cuore. Il mio sangue è tramortito/ (silenzio) Mi addentro nella mia solitudine, sotto la pelle. Nel silenzio, nella grazia del pianto. /E smuovo questo pesante spazio.

Nel suo libro Storia lacerata nel corpo di una donna, il grande poeta siriano Adonis mette al centro di questa composizione epica la voce di una donna che parla ai simboli poetici di natura e cosmo, del proprio corpo rivendicandone il ruolo decisivo per le sorti del mondo.
Versi potenti, dove le parole di Hagar, la madre di Ismail, Ismaele nella Bibbia, schiava e concubina di Abramo da lui ripudiata, sembrano esplodere dal suo sangue, dalla sua carne e acquistare un tono rivoluzionario: Amore, con tutti i precetti ad esso conseguenti ivi compreso la Vita, è l’arma contro ogni fondamentalismo, oscurantismo di religioni, poteri politici, governi (qui un’intervista a Adonis in occasione dell’uscita del libro).

Guercino-Abramo-caccia-Hagar-e-Ismaele.1657 (1)

Guercino “Abramo caccia Hagar e Ismaele”, 1657, Pinacoteca di Brera (Milano)

Quando ho letto le reazioni scatenatesi all’indomani dei fatti di Colonia, mi è tornato in mente il senso del libro di Adonis e mi sono chiesta quanto siamo distanti tutti noi, ma soprattutto lontane noi donne da questa riflessione.
Riassumo: a Colonia nella notte di Capodanno si sono consumati atti criminali contro le donne, la dignità inviolabile dei loro corpi: uomini – soprattutto “arabi”, virgoletto per la genericità del termine – le hanno derubate ma, attingendo a vecchi metodi non estranei alle tradizioni nostrane di “mano morta” e pacche sul culo, le hanno importunate sessualmente. Continua a leggere