#CyclingForPalestine Rewind – Day 89 «Scopare per l’Amazzonia»

Tom No è ritornato dalla Palestina, con un carico di contatti e di progetti da realizzare e di cui presto ci parlerà. Intanto, ha ancora alcune storie da raccontare del suo viaggio in bicicletta, da Roma alla Palestina: seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia.

di Captain Tom No

Dio mio quante cose non conosciamo, non comprendiamo. Me ne sto seduto sotto la poca ombra reperibile alla stazione dei traghetti di Konak a domandarmi come può questa condizione di “sapiens sapiens” conciliarsi con una realtà così complessa e inafferrabile? L’intero ammontare dello scibile umano non basta nemmeno a evitare il dolore evitabile, il male fine a se stesso: e ciò che non si compenetra nei valori opposti, non vi si innerva per formare un insieme in equilibrio, se fosse vera consapevolezza la nostra, oggi non sarebbe più accettabile in quanto pura barbarie.
izmirA Izmir fa piuttosto caldo, ci si salva ancora perché è maggio, ma in Turchia, a detta del mio ospite, inverno ed estate sono impegnativi; è un clima diverso dal nostro e quella turca è una lingua decisamente difficile, con una gestualità totalmente diversa per giunta; tuttavia, lungo la baia ragazzi scommettono su di un pallone che con un solo balzo dovrà abbattere due bottigliette d’acqua poste a mo di birilli, e distanti tra loro poco più della circonferenza del pallone stesso: vince chi riesce a fare il colpo “der cucchiaio” e l’unica cosa che riesco a distinguere nel vociare allegro e impertinente è: «Francesco Totti…!»; Dio benedica questo buon ragazzo. Continua a leggere

#CyclingForPalestine Day 93 Hebron. The day before

Il 17 maggio è arrivato in Palestina Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta di Captain Tom No che Laspro segue sin dalla sua partenza da Roma del 16 febbraio. Ora il giro prosegue all’interno della Palestina sotto occupazione, con la partecipazione anche di cicloviaggiatori palestinesi. È  possibile sostenereCycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Ci si abitua a tutto nella vita. Io per esempio mi sto abituando ai coloni che girano attorno al piccolo edificio in cui mi sono, diciamo, sistemato. Loro sono qui per provocare e noi per respingerli e per filmare. Ci si abitua persino all’esercito, che la mattina alle otto te lo trovi già implotonato davanti al cancello.
Nelle ore centrali e in quelle tardo pomeridiane invece c’è un bel commando di capre le quali, noncuranti della situazione, brucano e scacazzano placide, salvo qualche sporadica cornata al piccolo cane che in teoria dovrebbe fare da pastore, e che in realtà non si capisce bene che ruolo abbia se non quello di essere mero oggetto di sfogo. L’itinerario delle capre prevede anche uno stretto passaggio tra due mura a secco, con alla fine una scala in ferro piuttosto ripida; e non vi dico che situazioni si vengono a creare quando il gregge s’arrampica sui pioli: spinte, cornate, calci, momenti di altissima tensione. Il cagnetto in una nuvola di povere scaraventato qua e là a testate, una roba decisamente inquietante insomma.

Con Em Abed e la sua bellissima casa a Hebron, vicino Shuhada street.  Ieri sera ho potuto assaggiare sulla pelle l'umiliazione dei checkpoint: un gruppo di coloni ha deciso di creare disordini e in tutta risposta l'esercito ha chiuso il checkpoint ai palestinesi. Tra loro uomini anziani in attesa da ore, in piedi, a cui si impedisce persino di tornare a casa.

Con Em Abed e la sua bellissima casa a Hebron, vicino Shuhada street. Ieri sera ho potuto assaggiare sulla pelle l’umiliazione dei checkpoint: un gruppo di coloni ha deciso di creare disordini e in tutta risposta l’esercito ha chiuso il checkpoint ai palestinesi. Tra loro uomini anziani in attesa da ore, in piedi, a cui si impedisce persino di tornare a casa.

Pranzo da Em Abed, la quale ha una bellissima casa proprio in Shuhada Street che da dove sono io è a due passi letteralmente. Shuhada Street e i suoi piani in successione, non saprei dire se più spettrali o più surreali: porte in ferro sprangate dall’esterno e grate alle finestre, soldati, torrette. Con gli accordi del ’96 che ne stabilivano la riapertura e il libero accesso ai palestinesi, gli israeliani ci si sono puliti il culo con licenza parlando, e la ratifica l’hanno siglata col filo spinato e del buon acciaio.
Ma fatto sta che grazie a Sohaib riuscirò a trovare tutto, basilico fresco, cipolla fresca, carne macinata, carote, aglio e pasta italiana. Non mi ci vorrà molto per preparare un discreto ragù. Strano poi, non è da me. Io sono negato in cucina. Ebbene si, ho fatto la spesa e ho cucinato per sette persone. Io. In Palestina. A Hebron città polveriera. Arrivo con la bici e faccio fettuccine al ragù, per i palestinesi. Pazzesco davvero.
La casa ha un ingresso su strada con un’ampia scalinata che termina in una corte; da questa poi si accede a ognuno dei vani coperti, cinque in tutto: cucina, bagno e tre camere. La corte funge anche da soggiorno e zona pranzo ed è davvero piacevole starsene tra le sue fresche mura in questi giorni di caldo opprimente. Ovviamente non si è potuto evitare di installare una robusta grata in ferro di dimensioni pari all’area della corte stessa; sospesa a circa sei metri da terra, la grata protegge le nostre teste da pietre o oggetti vari che erroneamente i coloni potrebbero scagliare in modo reiterato e sistematico. Ad ingentilire le sue maglie non può esserci l’edera, datosi che questa necessita di posizioni fresche a mezz’ombra o a ombra, pertanto si è optato per della juta plastificata di colore verde, non bella certo ma che facilmente può illudere l’occhiata fugace, e sicuramente fornisce riparo dal sole cocente e tonalità appropriate. Continua a leggere

[Dizionario autocritico della militanza] B – Bici

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

B – BICI

BIniziò con un festoso suono di campanelli, a ricordarci che le città erano invase da auto, le guerre si facevano per il petrolio e i nostri muscoli si stavano inflaccidendo come mozzarelle con gli ormoni. Poi diventarono masse critiche, torpedoni di bici in fila e sbrocchi tra chi cominciava il fine settimana con una sana pedalata urbana e chi con l’ultimo ingorgo prima di collassare a casa. All’ultimo stadio, ti immagini armate clandestine in marcia circolare su piazza Venezia, col pizzardone in preda al panico che fischia i rigori per la Juve, autisti dell’Atac in lacrime, slogan urlati al ritmo di trombette e la bandiera con due ruote issata sopra il Quirinale. Al culmine dell’esaltazione ti svegli e ti accorgi che devi andare da Portonaccio all’Eur, piove e c’è sciopero dei mezzi. Smadonnando, chiedi la Panda a tua sorella, metti 5 euro di diesel sperando che basti e dici levati dal cazzo a quello stronzo con la bici.

Lettera precedente: A – Anarchici

 

#CyclingForPalestine – Day 91 Bersaglio mobile

Il 17 maggio è arrivato in Palestina Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta di Captain Tom No che Laspro segue sin dalla sua partenza da Roma del 16 febbraio. Ora il giro prosegue all’interno della Palestina sotto occupazione, con la partecipazione anche di cicloviaggiatori palestinesi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Ogni considerazione a seguire è sotto la mia esclusiva e personale responsabilità; Laspro non risponderà dei contenuti qui riportati quand’anche venissero ritenuti lesivi all’immagine dei soggetti ivi menzionati. Del resto, il mio nick “Tom” sta per Tommaso, e ovunque io vada credo solo a ciò che vedono i miei occhi, perdonatemi.

gerusalemme

Giovani con fucili d’assalto a tracolla, in un giorno qualsiasi in Jaffa Road a Gerusalemme

Da che sono partito ho sempre pensato ai problemi che avrei potuto incontrare alla frontiera, mai mi sarei sognato di passarla liscia al Ben Gurion e mai mi sarei sognato le circostanze nelle quali invece mi trovo a vivere ora che sono a Gerusalemme.
La situazione è diciamo sotto controllo ma è da un giorno e mezzo che scoppio d’ansia tant’è che l’herpes labiale si è rifatto vivo; inoltre da Izmir ho un occhio gonfio e mezzo chiuso, non saprei dire perché.
I problemi iniziano al ritiro bagagli oversize dell’aeroporto di Tel Aviv, dove trovo l’imballo della bici semi sventrato; sono le 22 e non posso mettermi a controllarne il contenuto qui, non voglio richiamare le attenzioni della security, lo farò domani a casa di Yonatan, il tizio che avrebbe dovuto accogliermi. Avrebbe dovuto…
Yonatan all’aeroporto non si presenta, e fin qui lo posso capire: il Ben Gurion dista da Tel Aviv Yafo almeno una ventina di chilometri se non erro, e lui c’ha la Panda, il che rende inutile qualsiasi tentativo di trasportare la bici con l’auto. Continua a leggere

#CyclingForPalestine – Day 80 Nei pressi dell’antica Troia

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

cycling for palestine 80

Poco prima di Tekirdag (Turchia)

C’è sempre stato un falco sopra la mia testa, sin dalla Slovenia. Io naturalmente mi illudo che sia sempre lo stesso – il “mio” falco – e che noi si possa arrivare assieme alla fine di questa storia. Fino in fondo. Fino a quel maledetto muro.
Del resto, quando la smetteremo di tirare su muri io non ci sarò più, voi non ci sarete più e tuttavia, forse, saremo stati proprio noi, quelli che ci son cresciuti sotto, ad aver iniziato la distruzione di quel fottuto muro. Io ci spero, prego e pedalo.
Prima di arrivare dove sono sosto a Biga, una cittadina non lontano da Bandirma che è già un porto di discreta importanza sulla costa turca del “lato asiatico”. Tra Biga e Bandirma 72 chilometri di soli campi; non un albero sotto cui ripararsi dal sole, non una piazzola di sosta o posto di ristoro; che ci facevi tu, piccola tartarughina, in mezzo alla carreggiata? Continua a leggere