[Laspro 37] Aprite i cassetti a RAMI – Rescued Archives Initiative Memories

di Luigi Lorusso (da Laspro 37 – ottobre 2016)

Facevo un gioco un tempo con la scrittura, prima che diventasse un impegno, fatto di cose serie da scrivere su agenda e computer: andavo a un giardino vicino casa mia, in una di quelle poche zone della Tiburtina in cui le auto e i palazzi lasciano qualche metro quadro per delle panchine, alcuni alberi e dei giochi per bambini. Lì mi sedevo, aprivo un quaderno, prendevo la penna e iniziavo a scrivere, senza pensare, solo guardare e scrivere con la penna sul foglio, veloce tanto da rendere poi la decodifica piuttosto difficile. Non era un problema, non erano testi fatti per essere riletti né, tanto meno, da far leggere a qualcuno.
Fin troppo facile dire che la mano che impugna la penna crea una connessione diretta tra quel che dentro di noi c’è di troppo mentale e la corporeità di questo inchiostro che si sparge su un foglio di carta. Facile ma vero: la scrittura a mano è quella che utilizziamo, sempre meno, per biglietti d’auguri, lettere d’amore, appunti di pensieri che altrimenti schizzerebbero via.

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Le fotografie sono state scattate durante un laboratorio del progetto RAMI in una IV elementare dell’Istituto Comprensivo Mahatma Gandhi di Roma

Oppure, ancora, per disegnare mappe più comprensibili di quelle di Google, liste della spesa, schede di valutazione (queste ultime riservate a noi insegnanti).
Ci sarebbero sicuramente fior di studi adatti a confermare come la scrittura a mano aiuti il pensiero – formulazione piuttosto vaga, lo so – o citazioni da quella notizia secondo la quale in un qualche paese nordico (la Finlandia?) tra un paio d’anni o giù di lì non verrà più utilizzata la scrittura a mano nelle scuole. Continua a leggere

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[Tiratura limitata] Gli anni – Roma Caput Zombie

gli anniAnnie Ernaux
GLI ANNI

L’Orma Editore, 2015
266 pagine, 16 euro

Il Novecento scorre veloce e pulsante tra le pagine di Annie Ernaux e tra le mani del lettore con Gli anni, uscito in Francia nel 2008 per Gallimard e tradotto in Italia – in maniera impeccabile – da Lorenzo Flabbi per L’Orma. Un’autobiografia impersonale, come la definisce l’autrice, un romanzo tra fotografie e immagini, dall’infanzia fino agli anni Zero, per staccarsi dall’autobiografia classica attraverso un uso netto ed efficace della terza persona e divenire così un racconto universale. Sessant’anni di vita di cui la Ernaux si fa mezzo, senso, interprete al contempo silenziosa e incisiva. Sessant’anni nella vita di una donna e dell’umanità che la circonda, un’istantanea corale e individuale insieme.
Annie Ernaux racconta la Francia e l’Europa dal dopoguerra ai primi anni del nuovo millennio e uno dei pregi di quest’opera è la capacità che ha l’autrice di non circoscrivere il testo a un punto di vista femminile, individuale o – per forza di cose – francese, tutt’altro. Gli anni è un testo prezioso, a tratti eroico, che sfuma ogni confine e che concede al lettore di fare esperienza dei propri ricordi, di stimolarlo alla ricerca di quella memoria individuale che è, nonostante tutto, sempre collettiva, poiché è in questo sfociare dell’una nell’altra che ognuno di noi può cogliere la bellezza del mondo, attraverso un dettaglio unico e irripetibile della propria vita. Salvare la memoria è il tema cruciale di questo romanzo, ritrovare le proprie radici, in un minuzioso riappropriarsi di momenti che talvolta, troppo spesso in verità, facciamo fatica a focalizzare. Leggere Gli anni equivale a scoprire la verità sotto la superficie, a mettere in atto un esercizio del vissuto; di pagina in pagina i nostri stessi ricordi ci appaiono più nitidi, pregni di maggiore consapevolezza, come fossero un presente mai trascorso e un futuro di volta in volta riscrivibile. L’autrice ci guida per mano con delicatezza e lucidità, a ogni parola sembra voler sostenere il nostro percorso personale ed è così che riesce a salvare i suoi ricordi, quelli collettivi e persino quelli di chiunque incappi in questo romanzo di vibrante bellezza: «Come il desiderio sessuale, la memoria non si ferma mai. Unisce i vivi ai morti, il reale all’immaginario, il sogno alla storia».

Sabrina Ramacci

COVER_RCZMarco Roncaccia
ROMA CAPUT ZOMBIE

Nero Press Edizioni, 2015
204 pagine, 13 euro

Aldo è un operatore sociale che lavora da anni con disabili, tossicodipendenti e il variegato mondo del disagio, ovviamente con contratti rinnovabili, dovendo richiedere arretrati di stipendio e rimanendo sempre sul confine della marginalità. Confine che sembra oltrepassare quando, dopo essere stato lasciato dalla sua compagna, che gli preferisce un uomo in Smart, scambia la sua Ford Fiesta d’annata con un posto abusivo in un immobile dell’assistenza alloggiativa del comune di Roma, precedentemente occupato da un eroinomane, in un quartiere indefinito tra Primavalle, Boccea e Valle dell’Inferno. «Dio, il grande Mazinga, la S.S. Lazio, la rivoluzione proletaria, la donnadellatuavita e il Superenalotto. Tutte le tue fedi si sono dimostrate vane», dice l’autore al protagonista del romanzo, narrato tutto in seconda persona. Fin qui, una delle tante storie di precarietà diventate quasi un genere narrativo a se stante. Ma ad Aldo succede una cosa strana: dopo essere stato morso da un piccione apparentemente ubriaco, gli viene una gran fame. Fame di carne. Viva. Preferibilmente umana. È contagiato da un virus che lo trasforma in uno zombie, ma sensibilmente diverso da quelli cinematografici: il suo corpo non diventa putrido, mantiene un’etica e degli scrupoli, conduce una vita più o meno normale, tutto casa, lavoro e pasti splatter. Trova anche dei simili…
Come nei film di Romero, lo si può leggere in chiave metaforica e sociale, oppure godersi semplicemente una storia avvincente e uno stile divertente.

Luigi Lorusso