[Dizionario autocritico della militanza] O – Occupazione

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com

O – OCCUPAZIONE

Illustrazione di Alex Lupei

Illustrazione di Alex Lupei

Tutto comincia nella tua camera. Hai 14 anni e Che Guevara ti guarda con aria severa da sopra il letto. Accanto a lui c’è Malcolm X che ti fa sentire una merda. Devi fare qualcosa: ti barrichi, la zona è interdetta agli adulti. «Non mi avrete mai come volete voi!». Loro non riconoscono la tua sofferenza.
Hai innescato il detonatore. Non tornerai mai più indietro.

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[Dizionario autocritico della militanza] L – Lotta

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, ilDizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com

Illustrazione di Alex Lupei

Illustrazione di Alex Lupei

L – LOTTA
Bollette, spesa, macchina, cena fuori ogni tanto, bottiglia di vino, condominio, scarpe per l’inverno, vizi, stravizi e di nascosto dagli occhi indiscreti dei compagni e delle compagne (giudicanti) quel maledetto Gratta e vinci. Sì proprio lui, quello che «lo prendo, tanto non vincerò mai, ma se poi vinco?». E non vincerai mai e la rabbia sale. Come Don Chisciotte lotti contro il capitale, contro le forze oscurantiste del male che ti lasciano con gli occhi rossi d’odio e di fuoco. «Solo la lotta paga».

Lettera precedente: I – Indignati

[Dizionario autocritico della militanza] F – Fraternité

Pubblichiamo, lettera dopo lettera, il Dizionario autocritico della militanza, uscito su Laspro numero 32 (aprile/maggio 2015). Qui l’introduzione. Se vi ci riconoscete, lo contestate, se volete proporre o scrivere altre voci del Dizionario, commentate o scrivete a lasprorivistaletteraria@gmail.com.

Illustrazione di Alex Lupei

Illustrazione di Alex Lupei

F – FRATERNITÉ

Io che prendo i mezzi lo so. Io capisco. Bangla, zingari, curdi, neri, afgani, palestinesi. Insomma, quelli che hanno visto oceani di merda lì da dove vengono, quelli che qui, nella mia città, cercano disperatamente la dignità. E la dignità è possibile solo attraverso la solidarietà. E la fratellanza. Voi siete tutti frate’, ma proprio tutti. Io vi vedo, io capisco. Tu sei frate’, pure tu, ma pure quell’altro. Noi manifestiamo pure per voi, perché siete tutti frate’. Lottiamo, alziamo la voce, pure per voi, perché noi siamo internazionalisti. Noi siamo per la fratellanza tra i popoli sfruttati. Soprattutto i bangla. Li pigliano sempre in giro perché dicono che so’ brutti e passivi. Ecco, io lotto soprattutto per voi, perché siete frate’. Però, che resti tra di noi, una cosa ve la devo dire, cari bangla frate’. Perché mi dovete cacare il cazzo al semaforo? Perché mi dovete per forza vendere quelle rose sbriciolate di merda quando io mi sto facendo l’aperitivo all’isola pedonale del Pigneto, da vero rivoluzionario? E poi ‘sto cazzo di curry non riuscite proprio a togliervelo di dosso? Scusa frate’, ci vediamo alla manifestazione. Ciao frate’. Bella frate’.

 

Lettera precedente: E – ELEZIONI

«Chi cazzo è il dietista?»

Dopo un po’ di tempo, Luca Palumbo ritrova Matteo Furst, di cui raccontava le vicende da operatore sociale con i senza fissa dimora romani nel romanzo Un maledetto freddo cane. Ora lo ritrova: fa ancora l’operatore sociale ma questa volta in un centro per richiedenti asilo – Sprar – ed è ancora più sclerato (da Laspro 31 – febbraio 2015. Per abbonarti a Laspro clicca qui).

di Luca Palumbo

È un centro di accoglienza enorme, si intuisce subito che è un labirinto tortuoso, gelido e tetro. Sono riuscito a oltrepassare una vigilanza assonnata, mi hanno detto di raggiungere Matteo Furst, di fare quattro chiacchiere con questo operatore sociale scorbutico, perennemente sul piede di guerra con tutto e con tutti. Me l’hanno indicato con un sorrisetto sarcastico.

Illustrazione di Alex Lupei

Illustrazione di Alex Lupei

Non risponde nemmeno al mio saluto, mi dice in un borbottio di seguirlo in mensa. Sta aiutando un addetto al refettorio, un senegalese, a scaricare polibox pieni di cibo destinato ai rifugiati e ai richiedenti asilo politico del centro per la cena. Afferra i contenitori con rabbia, scaraventandoli rumorosamente sui carrelli. L’addetto senegalese lo osserva ridacchiando, poi guarda me perplesso. Non so come comportarmi esattamente, forse non dovevo venire. Accenno timidamente a Matteo Furst della recente tentata incursione nel centro da parte di un gruppo di estrema destra che da anni pretende la chiusura della struttura e l’allontanamento dal quartiere degli zammammeri (oscuro e controverso termine dialettale che nel centro in cui è ambientato questo pezzo alcuni utilizzano per definire i migranti duri di comprendonio e dai modi rozzi, ndr). Gli chiedo se i rifugiati del centro temono un altro attacco, una possibile escalation di razzismo. Lui lancia l’ultimo polibox in un carrello e mi fa bruscamente cenno di avvicinarmi. Scoperchia tre contenitori. Continua a leggere

Casanza

di Alessandro Pera (da In tempo di guerra e altri racconti, Lorusso editore, 2014)

Franco corre da solo, con quei suoi passetti sbilenchi, l’aria afflitta e il sudore che ormai dilaga sulla maglietta grigia. Nel piccolo, affollato cortile si mescolano lingue, grida, risate; i cinesi parlano fitto nell’angolo a destra, vicino all’entrata, ma non danno mai troppa confidenza agli altri, sempre chiusi nel loro universo. Passeggiano in silenzio, invece, i polacchi, a passo svelto, immersi in un’inguaribile malinconia, che il sole non riesce a dissipare. Peruviani e argentini gridano di calcio in uno spicchio di sole e giurano che Maradona era un’altra cosa. Su questo trovano facili alleati in Giovanni e negli altri; anzi, a Ciro quasi vengono le lacrime agli occhi, rievocando quel campionato e poi Ferrara e Careca, altri tempi, adesso pensano soltanto ai soldi.
«Era un ragazzo d’oro, i falsi amici l’hanno rovinato, un cuore così, da napoletano, ma troppa gente gli ronzava intorno, femmine, ladri…».
Così sentenzia Antonio, appoggiato alla recinzione, come morale del discorso forzatamente interrotto. L’aria è finita e la guardia batte le chiavi sul cancello senza troppa convinzione, incitando anche i ritardatari a risalire. Con lo sguardo annoiato, il giovane brigadiere sorveglia le operazioni, ma vorrebbe invece proprio indovinare cosa confabulano a bisbigli Salvatore e Marco rientrando rapidi verso le scale: Martino è diventato maresciallo origliando.

illcasanza

Illustrazione di Alex Lupei

 

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Boxe e materialismo storico

Del come e del perché il pugilato è uno sport laico.

di Alessandro Bernardini (da Laspro numero 29, settembre-ottobre 2014)

Joyce Carol Oates, brillante autrice statunitense, scriveva: «Non è la boxe a essere specchio della vita, ma la vita a essere specchio della boxe». Aveva ragione.
Jack London, Hemingway, Sepulveda, Soriano e molti altri hanno scritto pagine memorabili sulla noble art, ma lei, frantumando lo specchio, ci dice l’essenziale: la vita è racchiusa lì, tra le corde e non è altro (e quindi tutto).
La boxe è la vita, perché la vita non è nient’altro che la boxe.

illustrazione alex

Illustrazione di Alex Lupei

 

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