[Laspro 36] La prima comunione

di Alessandro Bernardini (da Laspro 36)

A guardare la foto non ci sono dubbi: io sono l’unico coi bermuda. È una di quelle immagini verdognole scattate senza flash. Il fotografo probabilmente è un purista, alza gli ISO e apre il diaframma e così noi veniamo tutti un po’ sgranati, con gli occhi leggermente cerchiati di nero. È quasi arrivata l’estate e qui dentro non ci sono finestre. Le luci artificiali glorificano l’altare e la coppa d’argento piena di pietruzze, in cui tra un po’ dovrebbe essere versato il sangue di Cristo.
agostino_di_bartolomei_roma_1978-79A dire la verità il calice somiglia molto alla coppetta che mia sorella ha vinto qualche giorno fa al torneo di tennis a largo Preneste, un accrocco fatto di latta e plastica che si è meritata stracciando la concorrenza. È stato il capitano Agostino Di Bartolomei – che ha da poco chiuso la sua carriera con la Roma con 214 presenze e 49 gol per passare al Milan – a consegnarle il trofeo sotto gli occhi adoranti di noi bambini.
A proposito di Cristo: lui c’è, è proprio dietro di noi e non se la passa poi tanto meglio, visto che è inchiodato a una croce con la testa piegata a sinistra e probabilmente è già morto. Ogni tanto mi giro a guardarlo e sinceramente la sua faccia mi inquieta un po’. È così magro, scavato, con tracce di sangue che gli scivolano sul costato, i piedi ossuti bucati da un chiodo enorme e arruginito e le mani che sembrano due polipi in fuga. Continua a leggere

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[Tiratura limitata] Vite efferate di papi – L’uomo dei dadi

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Dino Baldi

VITE EFFERATE DI PAPI

Quodlibet edizioni, 2015
516 pagine, 19 euro

Vite efferate di papi è un libro violento e divertente sulle disgraziate vite di alcuni dei primi 255 papi, da san Pietro a Pio IX, ultimo papa re.
Dino Baldi ha rimestato tra varie fonti antiche e contemporanee ai papi e ne ha tirato fuori un librone scritto come una raccolta di racconti popolari che dei racconti popolari rievoca le superstizioni, i miracoli, le apparizioni.
Troviamo la street fight tra san Pietro e Simon Mago, le arti magiche di Silvestro II, i papi e gli antipapi imperiali, il magnifico regno del fantomatico prete Gianni, gli intrighi velenosi dei nobili papi rinascimentali, l’intransigenza giuridica di Sisto V, con le sue spie ed esecuzioni (non solo sue in realtà, essendo i papi comunque principi di questa terra).

Sullo sfondo il popolo di Roma, particolarmente irascibile, che al minimo scontento e antipatia per questo o quel papa, si alterava e li prendeva a sassate, li picchiava, li gettava nel Tevere, tomba di tutti quelli che meritavano l’onta di una mancata sepoltura, oltre alle pasquinate, primo esempio di controinformazione in versi.

Questo libro non è una controstoria, i fatti sono quelli, ma una raccolta di racconti, insieme accurati e fantasiosi, un incrocio consapevole tra storia e racconto popolare. Consigliato a cattolici ironici.

Anto Caruso

Luomo-dei-dadi-miniLuke Rhinehart
L’UOMO DEI DADI

Marcos y Marcos, 2016
688 pagine, 12 euro

L’autodistruzione di un uomo o la sua rinascita?
Luke Rhinehart è uno psicologo bianco, ricco e annoiato che vive con una donna bella «con la faccia da roditore» e due figli che mai sembrano esistere davvero.
Ibernato in uno stato di depressione latente, inizia la decostruzione della sua identità affidandosi al caso. È proprio il caso – il dado – a diventare il dio a cui con devozione Luke affida la sua esistenza. Il dado è il suo oracolo e lancia Rhinehart in situazioni grottesce, pericolose, assurde, rivelandosi l’unico strumento in grado di mantenerlo vivo.
E Luke diventa Gesù, un senza fissa dimora, un gay, un assassino, un idiota capace di esprimersi solo a monosillabi, un bugiardo cronico, un erotomane, un rivoluzionario.
Ma Luke decide di andare oltre: cosa accadrebbe se non un singolo individuo, ma la società intera affidasse le sue regole al dado?
Scrive: «Se il senso di essere qualcuno rappresentasse un errore evolutivo disastroso per il futuro sviluppo di una creatura complessa come il guscio per le lumache o le tartarughe?».
Questo romanzo non si limita a raccontare (magistralmente) l’epopea di un uomo che si ribella alla società statunitense dei primi anni ’70, ma rivolge il suo attacco anche alla psicoanalisi come anestetico della realtà e strumento di controllo sociale.
Una falsa autobiografia, un saggio, un romanzo pornografico, un trattato sulla psiche. L’uomo dei dadi è tutto questo e anche di più, è un’analisi sulla felicità e sull’identità come alibi in difesa del crimine più grande: quello di non aver vissuto veramente.
Dopo averlo letto, ogni volta che prenderemo un dado in mano, per gioco o per noia, lo faremo guardandolo con sospetto, paura, attrazione e forse – di nascosto – lasceremo che il caso, almeno una volta, decida per noi. O no?

Alessandro Bernardini

Catholic Punk 2.0

Continuavano a chiamarli Santità

dove si scopre che Laspro arriva prima di qualsiasi Vatileaks (qui Catholic Punk I puntata)

di Alessandro Bernardini e Luca Palumbo (da Laspro 26 – Dicembre 2013)

 

Vaticano, 24 novembre 2013, ore 12:48. Annunciata conferenza stampa di Joseph Ratzinger il 28 novembre presso l’Auditorium Massimo di Roma.
Vaticano, 26 novembre, ore 18:05. Georg Gäenswein, ex segretario del papa emerito dichiara: «Non ho la minima idea di cosa Ratzinger dirà».
Vaticano, 27 novembre, ore 10. Sale l’attesa per la conferenza stampa di Ratzinger di domani.

Catholic Punk

Illustrazione di Lisa Lau

 

27 novembre 2013

Ascolto musica tutte le mattine per accompagnare il parto di fanfaronate che quotidianamente faccio ingoiare ai miei sudditi. Di solito mi perdo nelle serene malinconie del tango, giusto per affondare le mani nelle mie radici, ricordando gli anni settanta tra divise, abiti talari e capelli lunghi. Stamattina però non saprei proprio cosa far gustare alle mie orecchie, sono ansioso. Non avevo dato molto peso al primo comunicato stampa, sono stati i successivi ad accendere la mia preoccupazione. Pare che non si abbia la minima idea di cosa sparerà quel malato cocainomane nazista, e non lo so neppure io. Cosa vorrà mai annunciare? Rovinare la mia immagine, ecco cosa vuole, non ho dubbi. Meglio fumarci sopra la mia metanfetamina se voglio affrontare l’ennesima giornata farcita di menzogne, per accontentare i miei nuovi sostenitori, gli antagonisti. Ascolterò marce militari, mi gonfiano il petto. Continua a leggere

Catholic Punk

Il Grande Libro color porpora. Dei come e dei perché Joseph si è dimesso

di Alessandro Bernardini

Quando abbiamo pubblicato questo pezzo (Laspro 23 Aprile-Maggio 2013), all’indomani delle dimissioni di Joseph Ratzinger, con cardinali che si acchittavano tra sesso, droga e rock’n’roll, ci sembrava di essere molto iconoclasti sbarazzini e trasgressivi. A parte il rock’n’roll, non credevamo di essere ben al di sotto della realtà.

Illustrazione di Lisa Lau

Illustrazione di Lisa Lau

ANNO DOMINI 2013. Un’onda punk si abbatte sull’Italia.
Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all’orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero. Lo stemma papale.
E lui in fuga con in tasca la blasonatura.
Joe Strummer non esiterebbe a imbracciare di nuovo la chitarra. Continua a leggere

Dizionario autocritico della militanza

È in uscita il numero 32 di Laspro. In questo numero: Il tradizionale concerto del primo maggio di Alessandro Pera, Abuela di Maria Giuseppina Ottaviana Piras, Il cammino di Kobane di Patrizia Fiocchetti, Gli alberi all’inferno di Alessandra Amitrano e le rubriche di Ilario Galati e Duka. Infine: A margine del corteo. Dizionario autocritico della militanza, a cura della redazione di Laspro, qui anticipato dall’editoriale di Alessandro Bernardini. Il dizionario verrà pubblicato, un po’ alla volta, qui sul blog. Se volete potrete integrarlo con vostre “lettere” e definizioni. Preparatevi.
Laspro è il bimestrale cartaceo da cui nasce questo blog, è indipendente e totalmente autofinanziata. Per sostenerlo, potete abbonarvi su questa pagina, a partire da 10 euro per 6 numeri.

Sulla prima pagina di questo numero, il murale di Aladin Hussein Al Baraduni al Csoa Scurìa di Foggia (foto di Federica Frisoli)

Sulla prima pagina di questo numero, il murale di Aladin Hussein Al Baraduni al Csoa Scurìa di Foggia (foto di Federica Frisoli)

di Alessandro Bernardini

Stavolta è stato per amore.
Questo numero di Laspro nasce dal bisogno di distruggere quello che ci rappresenta.
Ci spazziamo via da soli. Disintegriamo le certezze. Abbandoniamo i posti di combattimento per andare un secolo a guardare quello che c’è dall’altra parte. E torniamo indietro, perché quello che c’è dall’altra parte non fa ridere per niente.
Un amore che mortifica gli occhi, s’infila nelle cellule e si scarica sui polpastrelli. A, B, C, D, E fino alla fine, senza che davvero c’importi della semantica. Continua a leggere

La Rete antirazzista di Piazza Vittorio, i fascisti del nuovo millennio e quer pasticciaccio brutto de Parigi

di Alessandro Bernardini (da Laspro 31 – febbraio 2015. Per abbonarti a Laspro clicca qui).

piazzavittorioDomani nella battaglia pensa a me, scriveva Shakespeare, frase poi ripresa dal romanzo di Javier Marías. Ed è a Piazza Vittorio, a Roma, che si combatte una battaglia.
Sbagliato.
A Piazza Vittorio si combattono tante battaglie.
Il rione Esquilino è una zona non conforme alle politiche delle grandi metropoli europee, che vedono il centro della città a uso esclusivo del turismo, della presenza di famiglie a reddito medio-alto e a un’immagine occidentalizzante nel senso più becero: cattolico, bianco, conservatore e benestante.
Piazza Vittorio è invece un laboratorio involontario in cui diverse comunità si confrontano e si scontrano.
Lì ci sono anche gli avanguardisti che non si arrendono al conformismo, che sfidano il mondo dell’uguale, quelli che fanno azione, che innestano mine sociali in tutto il territorio romano e nazionale considerando il presente (Casa Pound), come un dono lasciato dal passato fascista che ci scaglierà verso il futuro.
Sono i fascisti del terzo millennio che vanno a braccetto con la Lega e hanno la salivazione alterata nel pensare a quanto possa essere appetibile la prossima campagna elettorale, incentrata sulla difesa dei confini nazionali dall’orda di terroristi islamici che verranno a mettere a ferro e fuoco le nostre città. Continua a leggere

Il più grande reporter del futuro

di Alessandro Bernardini (da Laspro 27, febbraio 2014)

Facciamo un passo indietro. A me la penombra del balcone mi dava sempre quella sensazione di vuoto interiore che riuscivo a colmare solo con tre coppie di Gentilini e Nutella imbevute nel tè al limone che faceva nonna.
A Centocelle all’epoca non c’era la mela monca del Mac che oggi garantisce la scrittura lesta. Non c’era nemmeno l’orgasmo regalato dai polpastrelli sulla superficie argentata e ruvida trionfante di design che ogni mattina sfioro appena sveglio, prima ancora di andare a pisciare.
A Centocelle c’era nonna che faceva il tè e io me la guardavo, mentre il suo girovita da pallone aerostatico danzava come un derviscio tra le piastrelle celesti della cucina lunga e stretta tutta in formica.
Fu in uno di quei pomeriggi di sabato che chiusi Omaggio alla Catalogna e decisi di diventare il più grande reporter del futuro.
Ero pronto: pronto per un bombardamento a Beirut, pronto per lavarmi la faccia nel Gange, pronto per schivare le pallottole in un villaggio boliviano sperduto, pronto per intervistare il Subcomandante Marcos e, una volta finita l’intervista, prendere il fucile e buttarmi nella mischia con lui.

Illustrazione di Lisa Lau

Illustrazione di Lisa Lau

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