#CyclingForPalestine – Day 80 Nei pressi dell’antica Troia

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

cycling for palestine 80

Poco prima di Tekirdag (Turchia)

C’è sempre stato un falco sopra la mia testa, sin dalla Slovenia. Io naturalmente mi illudo che sia sempre lo stesso – il “mio” falco – e che noi si possa arrivare assieme alla fine di questa storia. Fino in fondo. Fino a quel maledetto muro.
Del resto, quando la smetteremo di tirare su muri io non ci sarò più, voi non ci sarete più e tuttavia, forse, saremo stati proprio noi, quelli che ci son cresciuti sotto, ad aver iniziato la distruzione di quel fottuto muro. Io ci spero, prego e pedalo.
Prima di arrivare dove sono sosto a Biga, una cittadina non lontano da Bandirma che è già un porto di discreta importanza sulla costa turca del “lato asiatico”. Tra Biga e Bandirma 72 chilometri di soli campi; non un albero sotto cui ripararsi dal sole, non una piazzola di sosta o posto di ristoro; che ci facevi tu, piccola tartarughina, in mezzo alla carreggiata? Continua a leggere

La storia contemporanea scritta dalle donne (Rojava, Kurdistan) – pt. 2

di Patrizia Fiocchetti (qui la prima parte)

Al principio fu la Dea, Eshtar, ispiratrice della società matriarcale inclusiva e pacifica.
Al principio fu la Terra, i suoi frutti venivano raccolti e distribuiti dalle donne, le madri creatrici della vita, a tutti i membri del clan.
Al principio fu condivisione, assenza di barriere fisiche ed emotive, ogni membro della società svolgeva il proprio compito sulla base della necessità collettiva.
Al principio fu la pace, nulla c’era da conquistare. L’essenza di Eshtar impregnava il primo nucleo sociale umano e lo proteggeva perché Dea-Madre che tutto ha creato.
Poi venne l’alleanza tra il sacerdote e il guerriero esperto e la logica della proprietà prese il sopravvento sulla famiglia-società. Il patriarcato inventò l’economia del profitto e ne fece il proprio culto. Vennero posti i confini, la guerra divenne lo strumento che regolava i rapporti basati sull’uso della forza spogliata del proprio termine difensivo. I ruoli divennero specchio del potere; l’uomo costituì la gerarchia mentre la donna fu scippata di ogni status e reclusa tra le pareti domestiche.
Così nacque la schiavitù che non aveva colore di pelle, appartenenza religiosa o etnica. La donna fu il primo schiavo dell’umanità.

Prendere il kalashnykov e combattere è stato naturale, una scelta obbligata. Quando quelli del Daesh hanno sferrato il loro attacco a Kobane io ero pronta, intendo emotivamente, sapevo quale fosse il mio compito, era l’ennesima sfida contro il sistema patriarcale che affrontavo nella mia vita.
KurdistanGià, fin da quando ho avuto coscienza di me in quanto donna in una società come quella curda che ti reprime ed esclude, ho iniziato il mio percorso personale di resistenza. E non solo affrontando gli uomini della famiglia, mio padre che mi puniva e mio fratello che mi controllava o mia madre divisa tra la paura per il mio futuro e la difficoltà a comprendere una figlia “ribelle”. No, il nemico vero era radicato dentro me, nella mia mentalità plasmata da un’educazione in cui la donna era annullata, nutrita dal sistema sociale in cui mi muovevo, divenuto per me modello culturale, religioso, tradizionale.
Ma sono stata fortunata, il percorso di conoscenza era stato aperto da altre donne, non ho fatto altro che entrare in una delle accademie fondate dalle Yekitia Star (Unità Stella) e iniziare la formazione. Ho imparato tanto non solo dallo studio della storia universale o dei movimenti femministi, ma soprattutto dal confronto con le altre donne che venivano a raccontare la propria esperienza di violenza e di come ne fossero uscite. Tutto questo non è stato facile: affrontare me stessa riflessa nelle parole delle altre e toccare come fossi proprio io a tenere in vita quel sistema che mi schiavizzava, è stata la prova più dura e destabilizzante, ma necessaria a che acquisissi quella coscienza personale che mi ha permesso il riscatto della mia identità di donna. Così ho deciso di trasformarmi in un elemento attivo nel cambiamento radicale della condizione femminile e della società in cui vivevo. Continua a leggere

#CyclingForPalestine – Day 59 Smarriti gli dei ricadranno sulla terra

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Pezzo di idiota! Sei dovuto arrivare al collasso per capire che non hai più vent’anni.
Da Atene parto sul presto in direzione nord; ho deciso di fare un salto a Evia, è sulla traiettoria e comunque l’idea di “tagliare” per un’isola mi alletta non poco. Lontano dalle grandi arterie killer, nel silenzio pressoché assoluto, tra un mare liscio come la seta, vallate in fiore, monti e sorgenti d’acqua.

cycling for palestine

Tu e la tua fissazione per le strade secondarie.
Se non fossi Captain No direi: “Ma dove minchia sono?”.

C’è da dire però che la Grecia non offre molte opzioni quanto ai pernottamenti low cost. Gli ostelli sono pochi e solo nelle grandi città mentre i campeggi, dato che la stagione turistica non è ancora iniziata, sono quasi tutti chiusi. Pertanto occorre spesso allungarsi in itinerari giornalieri che prevedano magari 120 chilometri di percorso impervio o con variazioni altimetriche significative, e le otto o nove ore di pedalate che il corpo di un quarantaseienne fumatore è disposto a tollerare diventano dieci, a volte tredici. Continua a leggere

#CyclingForPalestine – Day 53 Atene

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Atene. Latitudine: 37°58′46″ N; Longitudine: 23°42′58″ E.
I dinosauri non si sono estinti, vivono ancora tra noi, sono bellissimi e stavolta stanno dalla nostra parte.
atene
Intanto c’è da dire che sono in hotel, ho una camera in pieno centro tutta per me con vista sull’Acropoli, non so se rendo. I compagni di Atene mi hanno riservato un’accoglienza da principe: quattro giorni diconsi quattro tutto pagato. E dopo sette giorni di fila percorsi a una media di 120 chilometri al dì che fanno il paio con altrettante notti passate a smaniare in tenda, capite bene che una roba del genere, la comodità, il benessere, il sollievo insomma, è tale da provocare erezioni subitanee e inopinate. Continua a leggere

La storia contemporanea scritta dalle donne (Rojava, Kurdistan)

di Patrizia Fiocchetti (prima parte)

«Alle donne afgane di Rawa, alle donne della resistenza iraniana, a quelle del Rojava dobbiamo guardare. Noi non abbiamo fatto che applicare un modello escludente, così maschile, e guarda il risultato: ci troviamo nel ventunesimo secolo sempre più emarginate e sulla difensiva». «Abbiamo comunque tracciato un cammino nella storia del femminismo, e questo è innegabile. Certo, poi ci siamo perse a teorizzare l’azione e questo voler capire dove fossimo e cosa eravamo diventate, così autoreferenziale, ci ha bloccate». «No, occorre spingersi oltre. La questione di genere è innanzitutto politica e politico-economica. Dobbiamo uscire da una logica di arretramento, non basta più l’azione di aiuto alle donne vittime di violenza o la rivendicazione di diritti acquisiti che stiamo perdendo. Il confine va ampliato, lavorando sul contesto storico e su noi stesse». Stralci di dialogo tra noi componenti della staffetta donne sull’aereo diretto in Turchia, destinazione Rojava.
Noi che negli anni ’70 abbiamo fatto parte del movimento femminista o intrapreso strade di lotta anche pesanti da cui profondamente segnate, coviamo dentro un senso di fallimento storico che va oltre la sfera dell’attivismo politico. Ci facciamo i conti quotidianamente come lavoratrici, come madri, come esseri umani. Nostra la responsabilità, nostra la ricerca di una nuova strada.

Kobane 6 Marzo 2015 – Omaggio alle YPJ

Kurdistan 207

Kobane, 6 marzo 2015 – manifestazione delle donne

Ci muoviamo in formazione con le donne di Kobane, quelle rientrate dai campi profughi di Urfa, in Turchia, e quelle che la città non l’hanno mai abbandonata, lungo le strade polverose della parte ovest scandendo lo slogan simbolo di questo 8 marzo “Jin, Jiyan, Azadi”, Donna, vita, libertà. In mano sventolano bandiere tagliate a triangolo gialle e verdi sulle quali hanno ricamato le lettere “YPG” e “YPJ”. Siamo dirette alla base dell’Unità di protezione delle donne per rendere loro omaggio e ringraziarle del coraggio e determinazione mai venuti meno contro le milizie del Daesh (Isis). In realtà, in programma avevamo la visita al fronte orientale, circa 100 chilometri da Kobane dove i combattimenti si sono spostati. Ma la mattina stessa era stata annullata. «Gli scontri sono pesantissimi» ci aveva spiegato Siam, la rappresentante del governo del cantone «solo ieri sono rientrati i corpi di cinque combattenti, quattro ragazzi e una ragazza, uccisi due giorni fa. Troppo pericoloso». Continua a leggere

#CyclingForPalestine – Day 35 Albania

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

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Le foto di questo articolo, tranne quelle di Tirana attuale, sono tratte da questo libro

[Ci vogliono anni di studio e saggi su saggi per descrivere un paese! E adesso questo qui che fa, ci prova in poche righe].
Ma ve lo avevo detto che sono loco
Attribuire meriti o demeriti al socialismo è sempre un’operazione pericolosa, ma io cosa rischio in fondo? Ho forse un bacino elettorale da preservare? Non sono iscritto a nessun partito, loggia massonica, movimento, circolo culturale o bocciofilo che sia.
Chi mi conosce mi ama o mi detesta e i secondi sono la maggioranza perciò, ancora una volta, mi avvalgo della facoltà di dire quello che voglio. Ma veniamo al dunque e tanto per confonderci torniamo un attimo in Palestina: conoscete gli effetti delle bombe al fosforo bianco? Continua a leggere

NoMuos, dopo la sentenza del Tar, la manifestazione del 4 aprile – Fotoreportage

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Fotoreportage di Giordano Pennisi

Illegale e illegittimo. Abusivo. Così decide la sentenza del Tar di Palermo del 13 febbraio della mastodontica costruzione del Muos (Mobile User Objective System) di Niscemi. L’infrastruttura che costituisce il più grande sistema di comunicazioni militari mai concepito, altro non è che una micidiale arma da guerra, in grado di consentire i collegamenti e le comunicazioni dell’esercito statunitense in tutta l’area del Mediterraneo e i cui rischi sulla salute dei cittadini delle aree circostanti sono pericolosamente ignoti.

Sono anni che il popolo NoMuos cerca di far salire a galla questa verità, organizzando manifestazioni, blocchi stradali, scioperi, facendo costante ricerca e lavoro legale, e in ben due occasioni, il 9 agosto del 2013 e 2014, violando la recinzione che custodisce questa macchina di morte, e andando incontro a denunce, sanzioni amministrative e multe.

La sentenza del Tar segna un punto importante in questa lotta che i movimenti continuano a portare avanti senza riporre troppa fiducia in prese di posizione istituzionali, ma continuando a organizzarsi dal basso. Per ribadire che la terra non appartiene a cinici guerrafondai, per difendere l’area protetta della Sughereta di Niscemi, la salute degli abitanti e in sostanza il diritto inalienabile al benessere collettivo, dalla contrada Ulmo di Niscemi, il 4 aprile si è dispiegato un corteo di migliaia di persone, che ha formato una catena umana intorno all’area occupata dalle infrastrutture americane.

Con questa giornata e le prossime in programma, un popolo colorato e determinato di indiane e indiani ribadisce che il Muos è una minaccia alla sicurezza nazionale, è un’ingombrante installazione militare ad uso esclusivo di un Paese straniero (e per di più alleato) che non ripudia la guerra, ma che la pratica dal suolo italiano.

Per Laspro un resoconto fotografico della giornata del 4 aprile.

[Cos’è il Muos?]

[La campagna per le spese legali dei denunciati del 9 agosto]

[Tutte le foto di Giordano Pennisi su NoMuos]

#CyclingForPalestine – Day 29 Breve sosta in Montenegro e Tito (the Dude)

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

In Montenegro, di cui purtroppo non potrò dire molto se non che i pochi luoghi visitati nel breve passaggio meriterebbero soggiorni ben più prolungati, visito Kotor (Cattaro), antica città incantata, quieta kermesse di immagini di singolare bellezza. Qui, lo specchio d’acqua in cui riflettersi e riflettere è sempre calmo; il mare stesso, per entrarvi, deve chiedere il permesso alla penisola di Prevlaka e alla punta d’Ostro, che sono vicinissime tra loro, a dispetto degli 87 chilometri quadrati dell’intero complesso di bacini costituenti questo magnifico e articolato porto naturale; l’Adriatico vi accede sì, ma in modo timido, direi quasi furtivo, come un marito che rincasi troppo tardi.15

Sebbene qui “non voli una mosca” tale è la quiete anche nelle ore diurne, la gente è molto cordiale, e anche al primo approccio si passa facilmente alle pacche sulle spalle come alle battute canzonatorie.
Ho vissuto praticamente in apnea negli ultimi giorni in quanto per quasi tutto il periodo croato ho potuto scambiare ben poche parole col prossimo. Diciamo per colpa mia, diciamo… E man mano che mi allontano dai paesi “ricchi” e viceversa mi avvicino ai cosiddetti “posti pericolosi”, trovo atmosfere sempre più cordiali, sempre più generose. Continua a leggere

#CyclingForPalestine – Day 24 Dubrovnik

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

«Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono.
Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro»
(Alessandro Baricco, Novecento)

tomNon sto socializzando. È pur vero che ho la barba lunga e vesto in modo inconsueto ma insomma.
Magari è la solitudine, che di per sé favorisce ogni genere di paranoia, a farmi credere che qui mi osservino tutti con apprensione, come fossi una scimmia scappata dal circo. Come ho già detto precedentemente, a ogni mio tentativo di approccio la gente si ritrae in una sorta di carapace: un esoscheletro impenetrabile all’empatia.
A Trsteno per dirne una, mi sistemo in un campeggio fuori stagione trstenoe stavolta, diversamente dai trascorsi, il gestore è presente e intento a rasare il prato: chiedo il permesso di accamparmi ed egli acconsente, del resto non ho un camper e un po’ d’erba è giusto quanto mi occorre; tuttavia mi avvisa che le toilette sono inutilizzabili in quanto non pulite dalla stagione precedente (ma brutto zozzone mi vuoi dire che hai lasciato i cessi come stavano dall’ultima volta che se ne è fatto uso? E con che pensi di pulirli a quasi un anno di distanza? Perché con un normale detersivo non se ne parla; ti ci vorrà del tritolo semmai). Tant’è che il mattino successivo mi intrufolo di soppiatto nei bagni e lo scenario che mi si presenta è una roba raccapricciante: un luogo indegno persino a liberarmi di un po’ del mio peso corporeo.
Ma la questione centrale non sono le condizioni del cesso; l’igiene varia molto da cultura a cultura a seconda della disponibilità dei mezzi che occorrono per praticarla – mettiamola così – e talvolta occorre essere “flessibili”. Il punto è che costui abita esattamente “nel” campeggio, ossia non deve nemmeno attraversare la strada, e tuttavia non una chiacchierata, non una tazza di tè, non un tubo di gomma da dire “tiè, se ti serve un po d’acqua pigliala da qua”. Niente di niente…
In serata la moglie rientrerà da fuori con prole al seguito. Mi saluterà di sguincio come avessi la lebbra, salvo poi tenermi d’occhio stando a debita distanza (ovviamente), mentre mi preparo il mio solito schifosissimo pappone. Persino i figli tireranno dritto, tre piccoli soldati dal piglio fiero e una soldatessa minuscola; quest’ultima però non resiste e alla fine si volterà verso di me che le farò ciao con la mano, ottenendo in cambio un bel sorriso ancorché temporaneamente orfano degli incisivi.
Io ormai parlo da solo, perché qui in Croazia non ho alternative. Continua a leggere

#CyclingForPalestine – Day 20 Cani e gatti da Zara in poi (l’insostenibile livore del Capitano)

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Eravamo rimasti a Zara se non sbaglio, giusto? Nel frattempo, in qualità di amministratore delegato della Cycling For Palestine vi informo che l’orsetto Melghibson, responsabile del  marketing e delle comunicazioni, non fa più parte della nostra azienda.melghibsonPertanto, dopo anni di profittevole collaborazione, tutti noi non possiamo che augurargli di andare al diavolo!
«Carogna! Come ai potuto? Dopo tutto quello che c’è stato tra noi… Si va via così… Senza salutare, senza neanche un bacino? Se c’era qualcosa che non ti stava bene, voglio dire… potevamo parlarne…». Continua a leggere