[Laspro] In arrivo il numero 37. Editoriale

In uscita dopo tempi notevoli il numero 37 di Laspro (ottobre 2016), che si occupa di scuola e di infanzia, in collaborazione con Cattive Maestre e Maestri de Borgata, con cui abbiamo condiviso l’esperienza di Impunito_Festival della Cultura Critica dell’Infanzia.
Per presentare il numero faremo La Mala Educación, un reading tematico giovedì 13 ottobre alle 19 al Csoa Ex-Snia (via Prenestina 173 – Roma) insieme alle Cattive Maestre, nel corso della prima giornata di Logos – Festa della Parola.

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Vi proponiamo l’editoriale del numero 37, a firma di Luigi Lorusso.

Da qualche settimana, milioni di alunni e studenti, dalle scuole dell’infanzia alle superiori, e qualche centinaio di migliaia di insegnanti, bidelli, impiegati hanno ricominciato a frequentare quegli edifici un po’ malandati che sono forse gli unici posti in cui davvero tutti siamo passati: le scuole.
Molto spesso, anche se c’è stata una riforma, nuove assunzioni e il naturale ricambio tra insegnanti e studenti, i gesti che faranno e le parole che diranno saranno poco distanti da quelli dello scorso anno scolastico e dei precedenti.
C’è qualcosa di tremendamente uguale a se stesso nella scuola, tanto che possiamo sovrapporre il ricordo di noi adulti alla stessa esperienza vissuta ora da persone nate trenta o quaranta anni dopo di noi. In quasi nessun altro campo possiamo dire di avere così tanto in comune con la generazione successiva: nelle compagnie tra amichetti, nella gestione degli spazi e dei tempi delle città, nell’uso delle tecnologie, sembra cambiato tutto o quasi. Nella scuola (parlo soprattutto dell’elementare, che è quella che chi vi scrive conosce meglio, in quanto maestro di scuola prima ancora che scribacchino sulle riviste), sembra che ai cambiamenti nei modelli organizzativi non corrispondano dei cambiamenti sostanziali: noi avevamo la maestra, ora ci sono le maestre, da tre in su, fino a sette o anche otto insegnanti per classe; ma se chiedi a un alunno che cosa ha fatto, comunque potrà dire che “oggi ho fatto la D”. emmaLa scuola è uno dei pochissimi ambiti della vita sociale che è rimasta immune o quasi all’influsso delle nuove tecnologie; per dire, la novità è la Lim, Lavagna Interattiva Multimediale: non credo che nessuno usi più gli aggettivi “interattivo” e “multimediale” dalla fine degli anni ’90, se non all’interno della scuola, per fare i moderni.
Ma allo stesso tempo, sono cambiati i paradigmi culturali di riferimento: è tutto un parlare, nelle riunioni di interclasse o nei collegi dei docenti, con aria di dire una cosa importante, che ora bisogna progettare per competenze, perché bisogna adeguarsi a Lisbona (variante scolastichese di “ce lo chiede l’Europa”). Progettare per competenze vuol dire che bisogna mirare, ad esempio, non a che l’alunno impari la formula della circonferenza, ma che abbia la competenza di riconoscere una forma geometrica e trovare gli strumenti per sapersi rapportare ad essa. Come? Imparando la formula della circonferenza. Quindi, in quinta si fa il cerchio, i poligoni regolari e irregolari e se ce la fai verso maggio dovresti pure farci entrare un po’ di figure solide, almeno la piramide, altrimenti alla scuola media poi se la prendono a male.
La cultura del “programma”, apparentemente accantonata già con la riforma Moratti del 2003 (via i programmi ministeriali dell’85, dentro le Indicazioni Nazionali per il Curricolo, passando per il ministro Fioroni), rientra nella pratica quotidiana nelle domande: a che punto sei del libro? Le hai fatte le divisioni a due cifre? No. Però ho scoperto una elevata competenza di Jessica: fa le previsioni del tempo sin dalla mattina in cui entra in classe, quasi sempre c’azzecca. E Alberto capisce prima di tutti se un compagno ha la febbre. Valentina sa disegnare gli animali senza nemmeno il modello di fronte. Agustin se sente una musica la sa rifare sbattendosi le mani sulla pancia.
Poi ci sono le competenze delle insegnanti: Rachele in interclasse mi ha fatto finalmente capire un paio di cose della Palazzolo (le maestre di matematica che applicano il metodo Palazzolo sembrano una setta iniziatica), Veronica conosce tutti i musei del Lazio e riesce a farsi fare lo sconto dalle ditte dei pullman, Antonella riesce a far stare tranquillo persino Samuel, Federica ha tutte le piante in classe che sembra un giardino (io ogni anno metto i semi di mela nel vaso, non mi è uscito mai niente, però ci provo sempre, e comunque i fagioli almeno crescono in fretta)ulivo1
La scuola si è impoverita negli ultimi anni, tantissimo. È uscita una generazione di insegnanti formatisi in anni in cui la sperimentazione e la pedagogia venivano messe in pratica con lavori di gruppo tra colleghi e nella classe, sostituita da una che ha interiorizzato la precarietà, anche nel non mettere in discussione quello che è già consolidato, la via più semplice, le indicazioni dei dirigenti, degli staff, delle relazioni ministeriali, formati ad assolvere sempre più compiti burocratici e sempre più scoraggiati ad assumere iniziative personali per le quali ci vorrà sempre un permesso, un’autorizzazione, una comunicazione da far protocollare con un mese di preavviso.
Abbiamo classi più numerose, è diventato difficilissimo ottenere insegnanti di sostegno, i laboratori per gli alunni che non parlano italiano sono sempre di meno, le compresenze sono scomparse, utilizzate per coprire buchi di orario o per le supplenze, in classe abbiamo alunni che vengono “divisi” in mancanza dell’insegnante assente. Il risultato è che molto spesso ci troviamo con 26 o più bambini e bambine, molti dei quali avrebbero bisogno di essere seguiti individualmente o in piccolo gruppo e l’insegnante invece è uno, allora inventati il bambino che fa da tutor, la lezione con i banchi a isola per fare i cartelloni, i lavori individualizzati.
Tante belle cose che a volte riescono, oppure finiscono in un calderone di buone intenzioni, a dover separare risse, lanciare prediche e minacce più o meno velate, note sul diario e “all’uscita voglio parlare con i tuoi genitori”, con lo sguardo di insegnante e alunni verso quell’orologio che alle 16.30 non ci arriva mai.
Le novità di quest’anno sono tutte interne all’organizzazione della scuola, l’istituzione di “Comitati per la valutazione”, le chiamate dirette per lavorare, con l’invio di curriculum al posto delle graduatorie e così via. Si parla tantissimo a scuola di insegnanti del passato che attuavano sperimentazioni, dei maestri di strada e così via. Ma mi sono sempre chiesto se oggi non si sarebbero arresi di fronte alla burocratizzazione del lavoro: quei maestri delle scuole di periferia che per contrastare l’evasione scolastica andavano con la classe a casa dei bambini assenti, quelli che invitavano le mamme a cucinare insieme ai bambini, chi andava nel pratone di fronte a catturare le lucertole da far crescere nel terrario dentro la classe, avrebbero compiuto tutto l’iter richiesto oggi, la presentazione del progetto, l’approvazione dell’interclasse, la relazione in itinere, il conteggio delle ore svolte?
Ogni anno mi ripeto le stesse cose, e sì, ogni anno è peggio, combattiamo con un fantasma che però avvertiamo tutti molto concreto, quello della demotivazione. Ogni incontro tra insegnanti, specie quelli che si svolgono al di fuori della scuola, finisce in una sorta di autocoscienza in cui si tirano fuori i propri demoni, tra sensi di colpa e rivendicazioni sindacali. Eppure, c’è come sempre qualcuno che prova ad avere idee diverse di scuola ed è per questo che in parte qui li raccontiamo, perché se è vero che l’infanzia non si esaurisce all’interno delle mura scolastiche, quello resta sempre uno dei luoghi in cui i bambini e le bambine si sperimentano, possono provare curiosità, emozioni, passioni o idiosincrasie che dureranno tutta una vita. Un luogo che non è solo preparazione alla vita, ma è la vita stessa: bambini e bambine non vivono in funzione del futuro, il loro tempo è adesso e ci ricordano che il futuro non è scritto.

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Nel numero in uscita, inoltre, gli articoli,  le vignette e il chi siamo di Cattive Maestre e Maestri de Borgata, l’articolo di Alessandro Bernardini su Impunito, quello di Luigi Lorusso su RAMI – Rescued Archives Memories Initiative, i racconti di Alessandro Pera e Renato Berretta e last but not least Pop-Corner di Duka, che ci racconta le sue ultime fisse in tema di serie tv.
A breve in distribuzione! Avremo le copie in tempo per Logos? Venite alla Snia e lo scoprirete!

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