[Tiratura limitata] Vite efferate di papi – L’uomo dei dadi

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Dino Baldi

VITE EFFERATE DI PAPI

Quodlibet edizioni, 2015
516 pagine, 19 euro

Vite efferate di papi è un libro violento e divertente sulle disgraziate vite di alcuni dei primi 255 papi, da san Pietro a Pio IX, ultimo papa re.
Dino Baldi ha rimestato tra varie fonti antiche e contemporanee ai papi e ne ha tirato fuori un librone scritto come una raccolta di racconti popolari che dei racconti popolari rievoca le superstizioni, i miracoli, le apparizioni.
Troviamo la street fight tra san Pietro e Simon Mago, le arti magiche di Silvestro II, i papi e gli antipapi imperiali, il magnifico regno del fantomatico prete Gianni, gli intrighi velenosi dei nobili papi rinascimentali, l’intransigenza giuridica di Sisto V, con le sue spie ed esecuzioni (non solo sue in realtà, essendo i papi comunque principi di questa terra).

Sullo sfondo il popolo di Roma, particolarmente irascibile, che al minimo scontento e antipatia per questo o quel papa, si alterava e li prendeva a sassate, li picchiava, li gettava nel Tevere, tomba di tutti quelli che meritavano l’onta di una mancata sepoltura, oltre alle pasquinate, primo esempio di controinformazione in versi.

Questo libro non è una controstoria, i fatti sono quelli, ma una raccolta di racconti, insieme accurati e fantasiosi, un incrocio consapevole tra storia e racconto popolare. Consigliato a cattolici ironici.

Anto Caruso

Luomo-dei-dadi-miniLuke Rhinehart
L’UOMO DEI DADI

Marcos y Marcos, 2016
688 pagine, 12 euro

L’autodistruzione di un uomo o la sua rinascita?
Luke Rhinehart è uno psicologo bianco, ricco e annoiato che vive con una donna bella «con la faccia da roditore» e due figli che mai sembrano esistere davvero.
Ibernato in uno stato di depressione latente, inizia la decostruzione della sua identità affidandosi al caso. È proprio il caso – il dado – a diventare il dio a cui con devozione Luke affida la sua esistenza. Il dado è il suo oracolo e lancia Rhinehart in situazioni grottesce, pericolose, assurde, rivelandosi l’unico strumento in grado di mantenerlo vivo.
E Luke diventa Gesù, un senza fissa dimora, un gay, un assassino, un idiota capace di esprimersi solo a monosillabi, un bugiardo cronico, un erotomane, un rivoluzionario.
Ma Luke decide di andare oltre: cosa accadrebbe se non un singolo individuo, ma la società intera affidasse le sue regole al dado?
Scrive: «Se il senso di essere qualcuno rappresentasse un errore evolutivo disastroso per il futuro sviluppo di una creatura complessa come il guscio per le lumache o le tartarughe?».
Questo romanzo non si limita a raccontare (magistralmente) l’epopea di un uomo che si ribella alla società statunitense dei primi anni ’70, ma rivolge il suo attacco anche alla psicoanalisi come anestetico della realtà e strumento di controllo sociale.
Una falsa autobiografia, un saggio, un romanzo pornografico, un trattato sulla psiche. L’uomo dei dadi è tutto questo e anche di più, è un’analisi sulla felicità e sull’identità come alibi in difesa del crimine più grande: quello di non aver vissuto veramente.
Dopo averlo letto, ogni volta che prenderemo un dado in mano, per gioco o per noia, lo faremo guardandolo con sospetto, paura, attrazione e forse – di nascosto – lasceremo che il caso, almeno una volta, decida per noi. O no?

Alessandro Bernardini

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