[Laspro 34] Editoriale

laspro_34In distribuzione Laspro 34 di novembre/dicembre 2015. In questo numero: IL VENTO SCATENA LE ANTE Valerio Callieri – FATTI STRANI ALL’AREA CANI Luigi Lorusso – DALL’ALTO IN BASSO Giusi Palomba – NARRAZIONI Patrizia Fiocchetti – UNA SCELTA DI VITA Alessandro Bernardini – TRA DA VINCI E DAVID BOWIE Intervista a Lo Zoo di Berlino di Giusi Palomba. Questo è l’editoriale.

di Luca Palumbo

Sere d’autunno ascoltando chitarre distorte e vento impetuoso in un salotto che puzza di tabacco e umidità, aspettando che la vena creativa trovi il punto di contatto con le svariate realtà che abbiamo vissuto negli ultimi giorni. Per strada e tra la gente. Conflitti, resistenze, occupazioni, sgomberi, migrazioni, razzismi, fascismi, sionismi, antagonismi, precarietà, street art e monnezza, piani quinquennali e contraddizioni, sbronze e rivoluzioni. Ma anche folletti alieni, zinne, fatti strani all’area cani, tossici, spade, sorci schifati, piastrellisti narranti e investigatori depressi con la cacarella fulminante.
Tutto diventa narrazione quando il vento entra in casa e scatena le ante, chiamando personaggi all’azione. Allora bisogna seguirlo il vento (e pure le chitarre distorte), bisogna raccontare. L’importante è che non si tratti di narrazioni tossiche. Raccontare storie. Non tossiche. Inventare, non falsificare. Proporre rielaborazioni della realtà, magari distopiche, non vendere alterazioni della stessa. Ecco il punto.

Illustrazione di Lisa Lau

Illustrazione di Lisa Lau

«Soldati israeliani rispondono ad attacchi palestinesi – nuove tensioni nel conflitto in Medio Oriente» è l’interminabile incipit di una storia travisata, un’infinita narrazione tossica, appunto. Per esempio. «Ankara: la mano dell’Is dietro la strage» è il prologo di un romanzo che sa già di direzione a senso unico, scollegato con la realtà. «Però Marino era meno peggio dell’artri sinneci, annava ‘n bicicletta e sposava li froci» è una barzelletta mal riuscita, manco una novella ironica con sfumature fantasy. «Erri De Luca assolto, viviamo ancora in un paese libero e civile», più che tossica questa è una narrazione imbottita di radiazioni, che genera mostri.
Migliaia di spunti per racconti storpiati e narcotizzati. Tutti i giorni. Trascorriamo una vita a raccontarci boiate per sentirci al riparo da destabilizzanti sorprese, serenamente irremovibili in un contesto schizofrenico, per continuare a giustificare il torto, quello che da sempre ci illude di vivere un’esistenza più appagante e meno responsabile possibile. Allora non finiamo mai di annoiarci a scrivere e leggere distorsioni della realtà, dando al termine fantasia un significato inquietante: inquinare quello che veramente accade. È l’illusione di sentirsi rassicurati l’elemento narrativo che conta, quello che ci accompagna nella dolce inettitudine. Ci raccontiamo assurdità a vicenda per paura di affrontare il vero. Lo prendiamo, il vero, tremanti, e lo maltrattiamo, consapevolmente. Lo disintegriamo all’interno di racconti avvelenati, muovendo personaggi come burattini. Il vero non è come l’illusione di credersi rassicurati (dalle Forze del Bene e dai suoi supereroi). No. Perché il vero fa vacillare. A questo punto raccontare storie diventa un pericolo. Nuoce gravemente alla salute.
Per fortuna lo scenario non è così monotono. Non scriviamo tutti le stesse storie. C’è una lunga lista di autori e autrici che raccontano per resistere e combattere le mitragliate di narrazioni tossiche e il mostruoso senso che ne viene fuori. La fantasia diviene uno strumento della realtà. Si crea, si rielabora, si amplifica, si impasta, si disegnano utopie, si tratteggiano distopie, ma l’elemento base è sempre quello: il vero. La realtà da cui mai scollegarsi. Quello che c’è veramente dietro a ogni cosa.
Raccontare storie, come si fa in una rivista letteraria. Noi ci proviamo. Proviamo soprattutto a non avvelenare la realtà. E chi ci legge.

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