Catholic Punk 2.0

Continuavano a chiamarli Santità

dove si scopre che Laspro arriva prima di qualsiasi Vatileaks (qui Catholic Punk I puntata)

di Alessandro Bernardini e Luca Palumbo (da Laspro 26 – Dicembre 2013)

 

Vaticano, 24 novembre 2013, ore 12:48. Annunciata conferenza stampa di Joseph Ratzinger il 28 novembre presso l’Auditorium Massimo di Roma.
Vaticano, 26 novembre, ore 18:05. Georg Gäenswein, ex segretario del papa emerito dichiara: «Non ho la minima idea di cosa Ratzinger dirà».
Vaticano, 27 novembre, ore 10. Sale l’attesa per la conferenza stampa di Ratzinger di domani.

Catholic Punk

Illustrazione di Lisa Lau

 

27 novembre 2013

Ascolto musica tutte le mattine per accompagnare il parto di fanfaronate che quotidianamente faccio ingoiare ai miei sudditi. Di solito mi perdo nelle serene malinconie del tango, giusto per affondare le mani nelle mie radici, ricordando gli anni settanta tra divise, abiti talari e capelli lunghi. Stamattina però non saprei proprio cosa far gustare alle mie orecchie, sono ansioso. Non avevo dato molto peso al primo comunicato stampa, sono stati i successivi ad accendere la mia preoccupazione. Pare che non si abbia la minima idea di cosa sparerà quel malato cocainomane nazista, e non lo so neppure io. Cosa vorrà mai annunciare? Rovinare la mia immagine, ecco cosa vuole, non ho dubbi. Meglio fumarci sopra la mia metanfetamina se voglio affrontare l’ennesima giornata farcita di menzogne, per accontentare i miei nuovi sostenitori, gli antagonisti. Ascolterò marce militari, mi gonfiano il petto.

Vaticano, ore 14:25. Ratzinger: «Anche oggi, cari fratelli e sorelle, la Chiesa gioisce nella celebrazione liturgica della Natività della Beata Vergine Maria, la Tutta Santa, aurora della nostra salvezza».
Vaticano, ore 14:28. Papa Francesco: «Oggi non è la festa della natività della Beata Vergine Maria. Se non sbaglio la festa è l’8 settembre. Evidentemente l’ex papa è un po’ stanco».
28 novembre 2013

Roma, ore 10. Conferenza stampa bomba di Ratzinger: «Torno a guidare la Chiesa. Francesco faccia un passo indietro».
Roma, ore 10:20. Sgomento per le dichiarazioni di Ratzinger. Caos in Vaticano e in Parlamento, scene di panico nella capitale e in molte città italiane. Boom di acquisti delle calamite da frigo con l’effigie dei due papi. Per ora è in testa Bergoglio. Sul Gra occupazione all’altezza dell’uscita 1 da parte di un gruppo di francescani armati di santini e fumogeni.

«E va bene, vuole scatenare l’inferno, e sia! Rivuole il potere e già m’immagino con quali mezzi. Stai sicuro, caro Federico, che quel pezzente farà riapparire in pubblico quei due miserabili preti che feci rapire quasi quarant’anni fa, ricomincerà con le solite e ammorbanti storie sui desaparecidos».
«Si calmi Jorge, lei ormai ha il popolo dalla sua parte, arricchito da quelle categorie che prima disprezzavano la Chiesa: precari, disoccupati, sfrattati, esausti dalla crisi. Gli antagonisti. Quello è soltanto un vecchio pazzo».
«E io cosa cazzo sarei secondo te, un pargolo appena un po’ vissuto? Lo so, il popolo vorrebbe vedermi con felpa e cappuccio, e magari lo accontenterò anche. Cosa tocca fare per dominarvi tutti, eh? Ah il potere purpureo, il sangue!»
«Stia tranquillo Jorge, il potere è suo e non glielo toglie nessuno ma rimanga come appare: sereno, rassicurante, progressivo, rivoluzionario».
«Federico, manda subito un comunicato alla stampa».
«Cosa dico?»
«“Joseph, ma che cazzo dici?”».
La rabbia mi rovina l’appetito. E lo stile.

Vaticano, ore 11:07. Papa Francesco: «Joseph, ma che cazzo dici?».
Roma, quartier generale GmR (Gruppo militia Ratzinger), ore 11:10. Priebsce, portavoce GmR: «Se non è zuppa è pan bagnato. Torneremo al potere».
Vaticano, ore 11:13. Padre Federico Lombardi (portavoce di Bergoglio): «Siamo sereni. Già abbiamo difficoltà ad averne uno di Vicario di Cristo, adesso ci manca pure questo che torna da Castel Gandolfo con Furore. Non scherziamo».

Insulta e fa pure dell’ironia per bocca di quel culo fradicio di portavoce che si ritrova. È solo un grottesco paranoico, e come tale il potere se lo giocherà a botta di ansie e metanfetamina. Si mette a fare l’alternativo, apre alle checche e a quei tristoni di complottisti per mangiarsi in un sol boccone lo Ior e spazzare via politici e partiti. Si crede estroso, il gaucho nazista pseudo-socialista. Faccia da pacioccone, occhi da cannaiolo sanlorenzino, portamento da apericena al Pigneto. Ha le ore contate. I due gesuiti e i vecchi giochetti da inquisitore nascosti nella sua coscienza glieli servirò a colazione. I suoi frikkettoni rammolliti contro la mia cazzuta milizia. Merda, mi prude il naso.
«Priebsce!»
«Ja, mein Führer
«C’è ancora la bamba?»
«Jawohl
«E acchitta va’, che la mattinata mi sembra un po’ moscia».

Roma, ore 11:20. Tg1: «Sgomento per le dichiarazioni di Ratzinger, in subbuglio le agenzie stampa e le segreterie dei partiti. Alfano: “Così però ci mettete nella merda!”».
Vaticano, ore 11:28. Bergoglio: «Joseph, non mi sposto manco con le cannonate!».
Roma, quartier generale GmR, ore 11:38. Ratzinger: «Francesco, vaffanculo!».

«Bene Priebsce, è giunto il momento di farli cacare un po’ sotto. Conosci i Nar?»
«Nein
«Non sai mai un cazzo, tu. Vabbè, lascia stare. Terrorismo, ecco cosa cominceremo a fare».
«Uh?»
«Raduna qui nel giro di cinque minuti una manciata dei tuoi miliziani migliori. Localizza nel più breve tempo possibile un gruppetto di rincoglioniti turisti argentini. Hai capito?»
«Jawhol
«Ottimo. Ci riprenderemo tutto, con le mazze da baseball e minacciando di sputtanare la vecchia melma di quel finto no global. Ora vai, fa’ in fretta. Ah, fammi portare un altro po’ di coca che è finita e mi gira la testa. ‘Sta cazzo di milizia beve solo birra».

Roma, quartiere Trieste, ore 14. Aggrediti quattro turisti argentini. Testimoni parlano di un gruppo di monache carmelitane armate di mazze ferrate che al grido: «Siamo trenta d’una sorte, e trentuno con la morte. Eia, l’ultima! Alalà!» hanno assaltato i quattro. Prognosi di venti giorni per il più grave.
Vaticano, ore 17. Padre Lombardi: «L’aggressione di Prati non resterà impunita. Sospettiamo sia opera di un cellula del GmR».

Ha sguinzagliato i suoi cani pastori e non ne fa un mistero. È passato al terrorismo, lui che ben conosce la strategia della paura. Be’, la conosco anch’io. Eppure sta tergiversando, ne sono sicuro, prima o poi se ne uscirà con la dittatura, i rapimenti, le torture, le sparizioni. Dovrei fare altrettanto ma ormai i suoi vecchi cazzi sono sulla bocca di tutti da tempo. Urge una strategia, pratica ed efficace.
«Federico, occupa una casa sfrattata, che ne so, tipo sulla Prenestina».
«Cosa?»
«Spoglia e travesti quelle cazzo di guardie svizzere e ordina loro di occupare una catapecchia sgomberata, subito. Falle lavorare quelle sanguisughe tiraseghe».
«E che ci facciamo?»
«Ci ficchi dentro quattro morti di fame che non fanno altro che manifestare e poi mi chiami».
«Va bene Jorge, provvedo subito».
«Non è tutto. Cominciamo a fomentare seriamente i nostri sostenitori, non criminalizziamo la lotta, e le bombe carta. È ora d’incazzarci come si deve».

Roma, quartier generale GmR, ore 18. Ratzinger: «Dieci, cento, mille Prati. Boia chi molla!».
Roma, palazzo Chigi, ore 19. Letta: «Esprimiamo preoccupazione per la piega che sta prendendo la situazione dopo le dichiarazioni dell’ex pontefice. Invitiamo alla calma».
Roma, via del Corso, ore 21:15. Bombe carta alla sede dell’ambasciata tedesca in via San Martino della Battaglia. Trovata anche una scritta: «Ma quali papaboys, ma quale polizia, Ratzinger boia, ti spazzeremo via!».
Vaticano, ore 22. Bergoglio: «Non ci accollerete mica questa cosa dell’ambasciata tedesca, eh?!».

Fa lo gnorri, come se non sapessi che sono stati i suoi scagnozzi alcolizzati a colpire l’ambasciata. È ora di passare alle azioni serie, quelle che cambiano il mondo, sovvertono i poteri, turbano i popoli, ja.
«Priebsce, chiama subito quei due gesuiti derelitti, qualche puttanella. Ora basta coi giochetti».
«Jawhol. Però scusa mein Führer, perché non uccidere direttamente lui?»
«Perché sei una testa di cazzo. E chi sarebbe il mandante secondo te, Gesù Cristo? Non funziona così, qui si parla di potere globale, non di quartiere. Dobbiamo resuscitare i vecchi mostri. Fare impazzire il paranoico».
Potrei farlo sparire, desaparecido. Vendicare con la stessa moneta. Sì, ormai è fottuto. Eppure c’è qualcosa che mi inquieta, impalpabile ma presente. Sento che potrebbe accadere qualcosa d’inaspettato e io ho un po’ di cacarella.
29 novembre 2013

Roma, ore 2:05. Sette attentati incendiari nella notte. Colpite le chiese più importanti della Capitale. Santa Croce in Gerusalemme riporta ingenti danni.
Vaticano, ore 2:22. Bergoglio @Ratzinger: «O libertà o muerte!».
Roma, ore 16. Circa cinquemila appartenenti al GmR si sono radunati in piazza della Repubblica. Il corteo non è stato autorizzato dalla questura. Una macchina nera aspetta di partire. «Siamo diretti in piazza San Pietro» dichiara un ragazzo sui vent’anni, maniche corte da cui spunta tatuato il numero 88. «Rivogliamo il nostro Re, via Bergoglio e i suoi cortigiani progressisti» continua il ragazzo. L’atmosfera è tesa, si aspetta l’arrivo di Ratzinger che dovrebbe guidare il corteo. Carabinieri in tenuta antisommossa presidiano la piazza, coadiuvati da finanzieri.
Vaticano, ore 16:15. Bergoglio e suoi occupano simbolicamente piazza San Pietro. «Siamo qui per respingere il vile attacco di Ratzinger e dei suoi miliziani imbottiti di cocaina» dichiara Bergoglio vestito da supereroe: mitra antiurto di velluto rosso, mascherina in acciaio ultraleggero, paragomiti in oro massiccio e ginocchiere gommate laccate di nero.

Non mi sarei mai aspettato di finire un giorno in piazza a contatto con la marmaglia popolare, le necessità del potere impongono cambiamenti radicali: se voglio dominare questa combriccola di pezzenti esaltati mi toccherà gettarmi negli scontri.

Roma, ore 16:25. Piazza della Repubblica. Arriva Ratzinger. La folla esulta. Scende da una limousine bianca armato di megafono. «Andiamo a riprenderci il nostro trono. Francesco Boia!» La macchia nera comincia a muoversi in blocco al grido: «All’armi, all’armi!».
Vaticano, ore 16:40. Tra i bergogliani serpeggia la voce di un imminente arrivo di Maradona in appoggio del papa. Sale l’eccitazione. Capo ultras partenopeo colto da malore.
Roma, ore 17. Via Cavour. I GmR assaltano giornalaio che espone calendario di Bergoglio. Le forze dell’ordine non intervengono. «Come cazzo facciamo a caricare con Ratzinger in prima fila?» dichiara un finanziere in borghese.
Vaticano, ore 17:17. Arriva Maradona in piazza San Pietro. Si organizza un undici contro undici in quattro e quattr’otto. Bergoglio si butta in porta, Diego dietro le punte: due cardinali brasiliani.

Buffone, la metanfetamina gli è rimasta attaccata al culo. Ci manca che si mette a lanciare frisbee coi punkabbestia urlando bella, frate’. Gli entrerò da dietro, dieci mesi di stop non glieli toglie nessuno.

Roma, ore 18. I GmR vicino via della Conciliazione. Un punto bianco con dietro una marea nera si muove come un ossesso al ritmo di una litania funerea. Blindati si schierano alle porte di piazza San Pietro.
Vaticano, ore 18:10. Dalla piazza si alza un coro: «Fa-te-ci, fa-te-ci, fa-te-ci pas-sa-re, po-li-ziot-ti fa-te-ci pas-sa-re!». Sbigottiti i carabinieri (anche perché non sono poliziotti ma, appunto, carabinieri) chiedono lumi ai superiori. Il generale De Domicis taglia corto: «Non mi rompete il cazzo, a questo punto se l’accollano le guardie svizzere!».
Vaticano, ore 18:23. I GmR entrano indisturbati in piazza San Pietro. Cinquecento argentini fanno da scudi umani. Dai ratzingeriani si stacca un cordone di incappucciati che attacca di lato il grosso dei bergogliani. Ballerini di murga con la felpa di papa Francesco, tentano di respingerli. Lo scontro è inevitabile. Riunione strategica dello stato maggiore delle guardie svizzere. «Cristo Santo! Qui succede il finimondo!» esclama il capo in seconda.
Tg1, ore 18:30. Edizione straordinaria. «Guerriglia urbana in piazza San Pietro. Violenti scontri tra bergogliani e ratzingeriani. Letta: “Gli scontri si stanno verificando in territorio straniero. Non possiamo intervenire”».

Vamos a matar, compañeros! Il crucco finirà per sniffare merda di blatte da sotto terra.
Joseph über alles! Voglio vedere come cazzo farà a ballare il tango in una cassa da morto.

Vaticano, ore 18:45. Bergoglio: «Cazzo!», Ratzinger «Cazzo!». La folla si ferma. Tutti alzano gli occhi al cielo. Un grande elicottero bianco si staglia accanto alla cupola e lento si avvicina al centro della piazza. Tutti restano col fiato sospeso, c’è un silenzio solenne. «Che cazzo fate-ate-ate?! Tutti a casa-asa-asa! Voi due-ue-ue, venite qua-a-a!» Bergoglio e Ratzinger si avvicinano a testa bassa. Wojtyla in tenuta marinara li prende per le orecchie. «In castigo a Castel Gandolfo-olfo-olfo. Uno non può fare neanche finta di essere morto che fate ‘ste cazzate-ate-ate! Via! Tutti via! Mi tocca ricominciare da capo, cazzo-azzo-azzo!»

Tutto è fottuto, il mio impero, la mia falsa rivoluzione. Dove ho sbagliato, non riesco a capire, sono confuso. E da dove cazzo è uscito fuori il polacco? Credevo l’avessero dissolto con l’acido, qualcosa non ha funzionato, cosa ho imparato dal passato? Non ci voglio andare a Castel Gandolfo, mi tortureranno, e io non sono abituato. Tornerò in Argentina con Maradona, lui mi porterà con sé. Forse mi faranno ancora allenare il Boca Juniors.
Merda, non è possibile, è tornato davvero! Credevo si fosse accontentato del pesce e vino bianco a Caracas. Vatti a fidare dei servizi segreti. Devo fare in modo di svignarmela, non posso andare in quel posto del cazzo dove facevo finta di passare le vacanze. E non posso essere torturato insieme a Bergoglio. Voglio essere desaparecido.

Tg1, ore 18:53. Edizione straordinaria. «Incredibile in piazza San Pietro. Wojtyla è vivo e si riprende il soglio pontificio. Era a Caracas in incognito. Bergoglio e Ratzinger in cella di rigore a Castel Gandolfo. Il nuovo pontefice dichiara: “Me ne stavo in panciolle al mare, ragazze, pesce fresco e vino bianco tutte le sere quando mi hanno richiamato. Cazzo ci fa Maradona qui?”».

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