[Pop Corner] Lo humour nero di Victor Gischler

La new wave del noir americano

di Duka (da Laspro 32 aprile/maggio 2015)

Victor Gischler, scrittore di romanzi hard-boiled, sceneggiatore di fumetti per la Marvel (The Punisher, Wolverine, X-Men, Deadpool) e docente di scrittura creativa alla Rogers State University in Oklahoma, è una delle figure più interessanti della nouvelle vague del crime statunitense. La sua prima opera Gun Monkeys (La gabbia delle scimmie nell’edizione italiana per Meridiano Zero) nominato all’Edgar Award miglior romanzo d’esordio del 2001 va diretto e veloce come un pezzo punk della Bowery e trascina fino all’ultima battuta. Secondo Joe R. Lansdale Gischler «prende a calci in culo il concetto di andare al massimo e lo mette a danzare sull’orlo dell’abisso».
La gabbia delle scimmieE l’incipit di La gabbia delle scimmie scalcia con una zampata di mulo il lettore schiantandolo sull’ultima pagina: «Imboccai la Florida Turnpike con il cadavere decapitato di Rollo Kramer nel bagagliaio della Chrysler, continuando a ripetermi mentalmente che avrei dovuto stenderci sotto un telo di plastica».
Ma per un borgataro come chi scrive, che sbaglia le doppie, questo attacco spacca, oltre che per la scrittura, perché ci catapulta da subito nella condizione da sfigato di chi, per restare sul mercato, deve accettare ogni lavoro, come il protagonista. Riuscirà Charlie Swift a farsi pagare un lavoro che pareva regalato se, per la cazzata di un collega, il committente non può – non ha più la testa – identificare il cadavere? Questa è la prima domanda, metafora della odierna condizione di vita, che l’autore ci pone. La storia, e l’esistenza coatta di Charlie, va subito in merda.
Beggar Johnson, potente boss di Miami, che controlla la criminalità di quasi tutta la Florida, vuole impossessarsi di Orlando, territorio gestito, con una visione degli affari da malavitoso anni ’50, dal vecchio Stan. La sua banda viene subito decimata. Swift, membro della gang di Orlando, si ritrova fra i pochi superstiti, ma con una borsa contenente i registri contabili dell’impero di Johnson, diventando così la preda di una caccia scatenata da Fbi e mala di Miami. Il romanzo, forte di un congegno a orologeria, assembla alla velocità di una botta di metanfetamina azione, intreccio narrativo, ritmo cinematografico, violenza pulp e uno humor nerissimo. La gabbia delle scimmie è una storia di mala, di amicizia, di lealtà e tradimenti, di regole non scritte che vanno ben oltre i sentimenti. La scrittura di Gischler si differenzia dalle sceneggiature temporalmente asimmetriche di Tarantino, da cui riprende il gusto per il pulp, per la semplice linearità della narrazione. Per questo, non condivido il paragone, di certa critica, con il regista di Le Iene.
Gischler costruisce intrecci non complessi. Come nel caso del fumetto The Punisher di cui dice: «C’è una meravigliosa semplicità nel personaggio. Il Punisher individua il ragazzo cattivo. Il Punisher uccide il ragazzo cattivo». Da un punto di vista cinematografico, il parallelo più appropriato con il romanzo è Chi ucciderà Charley Varrick?, pellicola uscita sugli schermi nel 1973 per la regia di Don Siegel.

Non tanto per una particolare similitudine della trama, ma per il finale che scardina i meccanismi del genere. La gabbia delle scimmie si chiude con un tradimento degli ingranaggi narrativi che presiedono lo hard-boiled. E come nel film di Siegel, o in Gateway di Sam Peckinpah, il noir va a braccetto con il lieto fine.
I riferimenti letterari che vengono in mente sono Jim Thompson, Elmore Leonard, James Crumley, Joe Lansdale per la sfrontatezza diretta e senza fronzoli con cui, come questi autori, si rivolge ai lettori.
Nel suo ultimo romanzo Notte di sangue a Coyote Crossingnotte-di-sangue-a-coyote-crossing, che ha fra i suoi estimatori lo scrittore Don Winslow, Gischler shakera il noir al western come un Cormac McCarthy sotto speed. Questa è la trama: in mezzo allo sconfinato nulla dell’Oklahoma, si erge il tristissimo paese di Coyote Crossing, dove gli abitanti credono di dormire sonni tranquilli. Una notte i Jordan calano sulla cittadina, per vendicare l’omicidio di loro fratello Luke, ma il cadavere scompare, quando l’aiuto sceriffo Toby Sawyer si allontana per andare a farsi una sveltina con la sua amante diciassettenne Molly. Toby deve ritrovare il corpo del morto prima dell’alba ma scoprirà ben presto di non essere l’unico a cercarlo. Dei sicari chicanos gli distruggono la roulotte dove vive a raffiche di mitra, e lui fa appena in tempo a scappare con il figlio in braccio, sotto la pioggia di piombo. Come se non bastasse la vita del protagonista precipita perché la moglie proprio quella notte lo accanna e va dalla sorella in Texas. E lo sceriffo? Dov’è finito il suo capo? Nel tempo di una sola notte, senza potersi fidare di nessuno, il giovane Sawyer è costretto a crescere. A diventare adulto. Quando salta il tappo verranno a galla segreti pericolosi e dovrà combattere con il cuore marcio di un intero paese di merda. Epico lo scontro con i fratelli Jordan, una sfida che rimanda all’O.K. Corral. Di contorno, i classici e graditi elementi: incendi, esplosioni, sparatorie e inseguimenti mozzafiato a cavallo di rombanti Harley Davidson o a bordo di Ford Mustang. In poche parole, per gli amanti del genere, Victor Gischler è un autore da non perdere.

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