#CyclingForPalestine Day 92 – Captain Fragile

Il 17 maggio è arrivato in Palestina Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta di Captain Tom No che Laspro segue sin dalla sua partenza da Roma del 16 febbraio. Ora il giro prosegue all’interno della Palestina sotto occupazione, con la partecipazione anche di cicloviaggiatori palestinesi. È  possibile sostenereCycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Perché si deve sapere che te la stai facendo sotto.
Domani passo dall’altra parte, in territorio palestinese. Non sono forse qui per questo? Stamani ho fatto un sopralluogo alla stazione centrale dei bus di Gerusalemme e ne sono uscito sconvolto. Avrei voluto tornarmene a casa, subito, in uno schiocco di dita, con la coda tra le gambe.
La speed machine ha il telaio deformato e anche la ruota posteriore, posso farci solo brevi tratte senza infartare; non ho scelta, devo prendere un autobus. La mancanza di un accompagnatore e la necessità di salire su di un mezzo di linea con quella bici che dà così nell’occhio mi atterriscono. Colpa della troppa violenza delle immagini che la mia mente riceve in ogni momento: fucili d’assalto a tracolla di giovani spalle femminili, come  fossero foulard; vetri blindati, metal detectors, telecamere ovunque. E di contorno gli “orchi”, ossia soldati stanchi, accaldati, nervosissimi; principessine in divisa, o magari in borghese, davvero graziose ma diffidenti come serpi e col dito già sul grilletto. Quella di Israele non è semplice violenza; quand’anche celebrati nel modo più brutale, i più ignobili recessi, quelli più sanguinari di qualsiasi altra parte in guerra, a mio personale avviso quasi perdono consistenza ove messi a confronto con la perversione ideologica,  atavica e stratificata della prospettiva sionista.
I più biechi e repressivi regimi sono state parentesi, lunghe magari, ma nessun altro disegno è mai stato così imperituro è radicato. Mortificare finanche la propria esistenza pur di rivendicarne il diritto su basi religioso-identitarie. Qui si va oltre la barbarie del genocidio o dell’oppressione; si supera l’essenza stessa del male e si arriva alla follia, all’inferno vero e proprio. A ciò che la pittura fiamminga coi suoi rituali di “auto da fe” ha portato su tela: la natura bizzarra e contraddittoria del male.

Anonimo seguace di Hieronymous Bosch, Cristo nel Limbo, c. 1575, Indianapolis Museum of Art

Anonimo seguace di Hieronymous Bosch, Cristo nel Limbo, c. 1575, Indianapolis Museum of Art

«Sì, sì, canta canta capitano. La verità è che te la stai facendo addosso».
Vero. Il baule in fibra di vetro sicuramente metterà in allerta i soldati, sarò perquisito e desterò sospetti. Perché un conto è il transito da Tel Aviv a Gerusalemme e un conto è andare nel West Bank, dall’altra parte della barricata. Se mi googlano a me o alla foto della bici sai quanto ci mettono a trovare gli articoli o i servizi in tv. Cosa gli dico a quel punto?
«Oh cielo! Ma sono io quello! Oh my ghosh that’s really insane… Calma ragazzi giù i cannoni posso spiegare tutto. Il fatto è che sono un po’ loco, soffro di personalità multipla e faccio cose di cui poi non ricordo più nulla. Ah, ma questa le supera tutte, I’m so sorry for that, giuro che quando torno mi faccio curare. Non posso farci nulla, cerco di fare una vita normale e poi all’improvviso “bam!”, mi trasformo in un altro. Magari domani mi ritrovate col kippah, che ne sai… suvvia ragazzi…».
[Non ho alcuna strategia e non mi resti che tu a darmi coraggio capitano. Che si fa domani dunque?]
«Si esce allo scoperto e senza un piano, cacasotto! Perché questo è il nostro destino e sia quel che sia. C’è un solo modo vincente per superare questo genere di prove. Avere il cuore puro. Se la paura prende il sopravvento sei fritto».

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