#CyclingForPalestine arriva in Palestina

Cycling for PalestineCOMUNICATO STAMPA
Ramallah, maggio 2015. Dopo tre mesi, 6.000 chilometri, tanta fatica (ma anche molte soddisfazioni) Cycling For Palestine e il capitano Tom No sono arrivati in Cisgiordania. L’iniziativa è partita lo scorso 15 febbraio da Roma per raggiungere in bicicletta Ramallah in Palestina. L’obiettivo? Dare un messaggio di speranza e abbattere il muro del silenzio e dell’indifferenza che circonda i palestinesi, un popolo oppresso da un’occupazione che dura da oltre 67 anni. In queste settimane Tom No ha attraversato, una pedalata dopo l’altra, l’Italia, i Balcani, la Grecia e la Turchia. Adesso la biciclettata toccherà le principali città della Cisgiordania.

«È un viaggio per la pace e contro l’occupazione e le violenze» afferma Tom No. «Attraversiamo paesi, città, villaggi in bici per la gente comune, per i palestinesi e per ogni essere umano sia esso cristiano, musulmano o ebreo. Cycling For Palestine vuole essere un’occasione di incontro tra culture. In queste settimane ho parlato con moltissime persone, sono stato intervistato da giornali e media italiani, turchi, greci, albanesi. Nelle piazze di Bologna, Istanbul, Atene, Tirana e Dubrovnik persone incuriosite dalla mia strana bicicletta mi hanno avvicinato e chiesto i motivi del mio viaggio. In molti mi hanno aiutato o manifestato il loro appoggio. Adesso incontrerò la gente di Ramallah, Nablus, Betlemme, Jenin e Gerusalemme. Non vedo l’ora di rivedere questa bellissima e troppo spesso martoriata terra. Spero di poter riabbracciare le fantastiche persone nei Comitati per la resistenza popolare nei villaggi e nelle città palestinesi che ho conosciuto la scorsa estate nel viaggio di conoscenza e solidarietà organizzato da AssoPace Palestina, accompagnato da Luisa Morgantini, che da anni anche solo perché respirano e restano su quella terra, resistono all’occupazione militare israeliana».Può una bicicletta cambiare il mondo? «Forse sì, forse no» aggiunge Tom No. «Sicuramente può dare un messaggio di speranza e abbattere il muro del silenzio e dell’indifferenza. Può contrastare l’islamofobia, anche se i palestinesi non sono solo musulmani, che sta crescendo in tutta Europa anche per colpa di politici a cui piace buttare benzina sul fuoco dell’intolleranza».

Per maggiori informazioni, fotografie e il diario di bordo:

www.facebook.com/pages/Cycling-for-Palestine-300
https://laspro.wordpress.com/
Contatti: captain.no@libero.it e palestina.cycling@libero.it
A questo link potete ascoltare l’intervista realizzata da Radio Onda d’Urto nei mesi scorsi quando abbiamo lanciato l’iniziativa
https://www.youtube.com/watch?v=H9yUU_e7RvY


CYCLING FOR PALESTINE
È un’idea nata nell’agosto del 2014 quando un gruppo di persone si è recato in Cisgiordania con Luisa Morgantini in uno dei viaggi organizzati da Assopace Palestina. Proprio in quei giorni Israele lanciava l’operazione Margine di protezione attaccando militarmente Gaza. Durante la visita delle città e dei villaggi palestinesi abbiamo potuto osservare le violenze continue, le sopraffazioni e i soprusi che i sionisti infliggono ai palestinesi. Ma abbiamo visto anche la resistenza pacifica dei palestinesi: già sopravvivere all’interno dei campi di concentramento o dietro alle mura o in fila ai checkpoint è una forma di resistenza all’occupazione; lo dice assai bene la loro parola d’ordine, esistere è resistere. Cycling for Palestine vuole sostenere questa battaglia quotidiana dei Comitati Popolari per la Resistenza Non Violenta. La lotta contro l’occupazione di Israele in quei luoghi passa anche attraverso il teatro, i circoli dei ragazzi che lottano contro gli insediamenti a Hebron o a Ramallah; passa dai campi di lavoro, dalla raccolta di firme, dagli scioperi, dalle lotte sindacali, dai boicottaggi.

PUBBLICHIAMO IL NOSTRO MANIFESTO
Cycling for Palestine è
A SOSTEGNO:
– dei movimenti popolari per la resistenza non violenta
– della scarcerazione dei detenuti politici
– della produzione locale palestinese, cibo, olio, o qualsivoglia altro genere di prodotto possa dare della cultura palestinese un’immagine che corrisponda al vero.
– dell’interscambio tra culture diverse: cristiani, musulmani, ebrei.
CONTRO:
– il principale obiettivo dello stato sionista, una Palestina senza palestinesi
– la sperimentazione sui civili di armi letali e ordigni sconosciuti
– l’arbitrio con cui le autorità conducono arresti, detenzioni e altri abusi
– l’utilizzo criminale degli ordigni antisommossa durante le proteste
– l’apartheid di cui sono oggetto i residenti palestinesi in quanto NON cittadini
– lo sfruttamento delle risorse naturali del territorio e il monopolio israeliano su di esse
– i danni ambientali perpetrati dai sionisti
– l’arroganza dei coloni che continuano a edificare città in territorio palestinese
Cosa vuole fare CfP lo sai: trecento ciclisti attraverso la Palestina occupata, quello che non sai è che si vuole portare il movimento ad avere un peso politico; una Critical Mass per la pace, una Greenpeace per i diritti umani. Iniziare in Palestina per poi affrontare TUTTI gli altri focolai di guerra, in Medioriente e altrove.

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