#CyclingForPalestine – Day 35 Albania

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

1

Le foto di questo articolo, tranne quelle di Tirana attuale, sono tratte da questo libro

[Ci vogliono anni di studio e saggi su saggi per descrivere un paese! E adesso questo qui che fa, ci prova in poche righe].
Ma ve lo avevo detto che sono loco
Attribuire meriti o demeriti al socialismo è sempre un’operazione pericolosa, ma io cosa rischio in fondo? Ho forse un bacino elettorale da preservare? Non sono iscritto a nessun partito, loggia massonica, movimento, circolo culturale o bocciofilo che sia.
Chi mi conosce mi ama o mi detesta e i secondi sono la maggioranza perciò, ancora una volta, mi avvalgo della facoltà di dire quello che voglio. Ma veniamo al dunque e tanto per confonderci torniamo un attimo in Palestina: conoscete gli effetti delle bombe al fosforo bianco?Israele, pur negandone l’utilizzo, ha bombardato al fosforo Gaza e alcuni obiettivi militari in Libano; questo avveniva nel 2006, , ma pure  con l’operazione Piombo Fuso nel 2008 e nel 2009. Il tributo pagato dalla popolazione civile naturalmente è stato ingente, datosi che David (così si fa chiamare quando ha la creanza di avvisare gli obiettivi prima di massacrarli) non ha risparmiato scuole né ospedali né ospizi. In seguito, il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha avviato un’indagine, riportando che “sì, Israele ha effettivamente utilizzato missili al fosforo bianco”, tutto questo con le prove ancora fumanti in giro per le piazze, le strade e i vicoli. C’è da andar via di matto. Fosforo bianco persino sull’Unrwa e sull’ospedale al-Quds, con conseguenti evacuazioni forzate dei pazienti e del personale sanitario.
Ebbene il fosforo bianco provoca ustioni terribili e dolorosissime: le bruciature causano necrosi immediata, con ferite profonde e multiple che spesso arrivano a disintegrare anche i tessuti sottostanti all’epidermide e sino alle ossa. In ulteriore ossequio a questo orrore c’è poi la fosfina, il prodotto finale della combustione, il quale provoca a sua volta gravi danni a carico del sistema renale e cardiovascolare.
Un ustionato dal fosforo è comunque e sempre un caso grave, e i danni che riporta sono, salvo rarissime eccezioni, assolutamente irreversibili (di seguito il reportage di Manolo Luppichini per la trasmissione Rai Presa Diretta, andata in onda dopo l’operazione Piombo Fuso):

Ma tutto questo cosa ha a che fare con l’Albania direte voi. Assolutamente nulla nella realtà, ma nella testa di chi sta scrivendo questo articolo il nesso c’è, eccome, e ve lo spiego subito con un proverbiale scatto di reni: «Cosa fai domani?» mi chiede Dori, la bellissima capo redattrice di Top Channel, dove tra qualche giorno sarò ospite in diretta TV nazionale.
6«Non so, farò un giro… Visito i monumenti…».
«Perché? ci sono monumenti a Tirana?» ironizza qualcuno del suo staff.
Il fatto è che per quanto io mi sposti in bici, il che mi induce ad esplorare gli spazi circostanti “metro per metro”, non ho avuto ancora modo di trovare tracce di ciò che rispetto alla storia albanese è precedente all’operato di Hoxha. Enver Hoxha ha governato per quarant’anni, dal 1944 sino al 1985, anno in cui è morto.
Egli si dichiarava un marxista-leninista ortodosso e fu irriducibilmente filo stalinista; al punto da inimicarsi gli alleati del partito comunista jugoslavo e persino Mosca al tempo di Krusciov. Questo determinò l’isolamento dell’Albania rispetto a tutto il resto dell’Europa orientale comunista.
Hoxha fu un dittatore e la sua repressione politica provocò migliaia di vittime; arresti, esecuzioni, suicidi. Un regime decisamente duro insomma. Vennero aboliti i culti religiosi, e gli stessi edifici quali moschee, chiese, monasteri e sinagoghe, in molti casi furono trasformati in musei, uffici pubblici, officine meccaniche, magazzini ecc.
Laddove celebrassero i santi ai villaggi furono cambiati i nomi di origine religiosa, così come alle famiglie fu proibito di assegnare questi ultimi alla prole. L’articolo 37 della costituzione recitava: «Lo Stato non riconosce alcuna religione e sostiene la propaganda atea per inculcare alle persone la visione scientifico-materialista del mondo».5
Per garantire stabilità e ordine, il popolo albanese fu privato della libertà di stampa, di associazione, di religione e finanche di parola. Cosa provocano al loro venir meno quattro decenni di grande sviluppo industriale? Perché il Novecento indicava anzitutto questa come via. Cosa provoca a lungo termine quella completa dedizione alla visione del mondo secondo un registro esclusivamente “scientifico-materialista”?
Quale sarà la sorte di un popolo dopo che lo si e plasmato sul modello dell’Unione Sovietica degli anni ’30, dopo che gli si è detto “vivi e lavora come nell’accerchiamento”? Succede che magari gli si dà un ruolo, una dignità pure; ma all’indomani del crollo delle piramidi finanziarie, quando la catastrofe economica si abbatterà inesorabile sulla nazione, quella che verrà non sarà semplice povertà. Sarà miseria. Il collasso di un regime siffatto provoca danni irreversibili al paesaggio che ne subisce la combustione, pertanto ho deciso di NON fotografare i luoghi dell’interno tra Scutari, Tirana e Durazzo; per rispetto verso il popolo albanese, che ce la sta mettendo tutta per rialzarsi in piedi.
Ulteriore ferita è il pregiudizio, dolorosa nell’anima quanto il fosforo sulla pelle: perché è opinione diffusa, inutile negarlo, nei Balcani come in Europa e in special modo in Italia che gli albanesi siano gente poco raccomandabile. Ovvero non bastavano i casini degli ultraleninisti, quelli più recenti di Sali Berisha, e via a ritroso passando per Mussolini e Vittorio Emanuele III e fino agli ottomani – l’ultima boccata d’aria sana qui risale a Scanderbeg e ai suoi successi contro i turchi – ci voleva anche il pregiudizio, che li vorrebbe tutti delinquenti, scafisti, spacciatori e papponi.
4Tutti quelli che incontro e con cui ho modo di parlare – grazie al fatto che buona parte degli albanesi parla perfettamente l’italiano oltre a un inglese fluente – mi chiedono: «Allora… Che impressioni hai del nostro paese?».
Io, giacché da anni mi esercito a dire solo la verità, rispondo a tutti la stessa cosa: «Il bello dell’Albania sono gli albanesi».
Cosa vuoi rispondere dopo che ti sei fatto centinaia di chilometri esplorando aree che hanno in comune impianti industriali dismessi, fiumi inquinati oltre l’immaginabile, strade interrotte, obbrobri edilizi, tanfo ammorbante ecc.? E poi plastica ovunque: sugli alberi, nei campi e sugli argini dei fiumi; montagne policrome di immondizia sotto forma di sacchetti, bottiglie, contenitori, amianto, parti meccaniche, parti elettroniche, di tutto insomma. Cos’altro potrei affermare per riconoscere a questa gente il rispetto che merita senza mentire?
Io a Tirana ci sto bene perché la gente qui mi fa sentire a casa. E pazienza se l’acqua non è potabile e il monossido di piombo che respiro quando giro in bici è tale da averne assunto quantità sufficienti da non dovermi più zavorrare alle prossime immersioni. Prendi un disco in vinile per esempio: al netto del fruscio e del crepitio prodotto dalla robaccia sui solchi il suono è migliore, ormai lo sanno tutti. La forma d’onda prodotta dal suono “analogico” è di tipo sinusoidale, ovvero è più accurata e corrispondente all’originale. Se ti eserciti mentalmente a separare il fruscio di fondo dal materiale inciso scopri un suono migliore. Qui è così: se ti eserciti a ignorare le ferite inferte al paesaggio dal regime prima e dalla crisi poi, cauterizzate alla bell’e meglio ove possibile, se ti rifiuti di prestare orecchio alle maldicenze, trovi la buona gente albanese; la quale si fa i fatti propri intendiamoci, ma al dunque è gentile, ospitale e molto, molto cordiale.3In Albania convivono realtà molto diverse tra loro e ciò è dovuto al fatto che il cammino verso lo sviluppo è lungo e particolarmente difficile date le circostanze. Sulle statali trovi pollame allo stato brado o bovini, e spessissimo c’è qualcuno a dorso di mulo o col carretto. Gli anziani si trovano nei viali per giocare a scacchi; alle loro spalle botteghe di roba usata, con scarpe, vestiti e chincaglierie; mentre i randagi, cani e umani che siano, gironzolano qua e là tra i bidoni della spazzatura, entrambi macilenti, sgarrupati e neri di sudiciume. Le giovani donne amano il makeup deciso, e sebbene perlopiù vestano in modo decisamente occidentale, i diversi canoni di bellezza mi fanno capire che mi sto avvicinando al Medioriente. O magari è il Muezzin, che chiama alla preghiera dal minareto… mi ci sto affezionando…

« Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi!»
Giorgio Castriota Scanderbeg (Patriota albanese ed eroe nazionale 1405 – 1468)

[Qui la presentazione di Tom No e di Cycling For Palestine sulla tv albanese Top Channel, andata in onda lo scorso 26 marzo]

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...