#CyclingForPalestine – Day 29 Breve sosta in Montenegro e Tito (the Dude)

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

In Montenegro, di cui purtroppo non potrò dire molto se non che i pochi luoghi visitati nel breve passaggio meriterebbero soggiorni ben più prolungati, visito Kotor (Cattaro), antica città incantata, quieta kermesse di immagini di singolare bellezza. Qui, lo specchio d’acqua in cui riflettersi e riflettere è sempre calmo; il mare stesso, per entrarvi, deve chiedere il permesso alla penisola di Prevlaka e alla punta d’Ostro, che sono vicinissime tra loro, a dispetto degli 87 chilometri quadrati dell’intero complesso di bacini costituenti questo magnifico e articolato porto naturale; l’Adriatico vi accede sì, ma in modo timido, direi quasi furtivo, come un marito che rincasi troppo tardi.15

Sebbene qui “non voli una mosca” tale è la quiete anche nelle ore diurne, la gente è molto cordiale, e anche al primo approccio si passa facilmente alle pacche sulle spalle come alle battute canzonatorie.
Ho vissuto praticamente in apnea negli ultimi giorni in quanto per quasi tutto il periodo croato ho potuto scambiare ben poche parole col prossimo. Diciamo per colpa mia, diciamo… E man mano che mi allontano dai paesi “ricchi” e viceversa mi avvicino ai cosiddetti “posti pericolosi”, trovo atmosfere sempre più cordiali, sempre più generose.

9Al tramonto mi arrampico sulla collina soprastante, dalla cui cima si srotolano ripidissime e sconnesse le interminabili gradinate che portano alla sommità e alla fortezza di St. Ivan. Potrei parlare della fortezza, che assieme a tutto il resto di Kotor è nella lista dei patrimoni Unesco, o piuttosto del suo spettacolare sistema di mura, lungo 4 chilometri e edificato a partire dal IX secolo; potrei parlare del dedalo di viuzze e di piazzette lastricate in pietra o magari dell’antica cattedrale di San Trifone, eretta all’inizio del primo millennio, ma poi mi domando: sono forse pagato per questo?
Cioè io potrei anche essere più accurato nelle mie descrizioni dei luoghi, purché mi paghiate.
Scaricate l’app, installate i plugin, fate quello che volete ma abbonatevi a LASPRO perché se no io come mangio? La prossima settimana mi toccherà brucare l’erba se qualcun altro non ci mette del suo.
Da lì, Il giorno seguente raggiungerò un luogo imprecisato più o meno a metà strada tra Kotor e il confine con l’Albania, dove avrò modo di fare la conoscenza con Tito. Non so perché ma Tito mi riporta alla mente quel capolavoro indiscusso dei fratelli Cohen che è The Big Lebowsky. Tito, “the Dude” il Drugo, vive in una roulotte abbandonata sul ciglio di una piccola provinciale che collega un paesino alle frazioni successive. Lui la vita la prende così, come viene.
Non c’è niente qui. O meglio c’è la nostra santa madre terra, qualche casetta e stranamente molti vecchissimi e poverissimi cimiteri; sulle cui lapidi non vi sono iscrizioni, e le lapidi stesse hanno una forma inconsueta per me, col dovuto rispetto oserei dire fallica. Lapidi di forma fallica? Capra! Capra che non sono altro.

«Ma non lo vedi che qui ogni paesino c’ha la sua piccola moschea anziché la chiesetta mio Capitano?»
«Hai ragione Percy. Quindi la forma delle lapidi è dovuta alla tradizione ottomana?»
«Ehm… non saprei».
«Allora cosa fai tanto il saccente! Capra! Siamo entrambi molto ignoranti, diciamocelo apertamente Percy…».

18Il Drugo non parla una parola di inglese e io in montenegrino non saprei nemmeno farmi indicare un cesso. Tuttavia egli mi farà accomodare sul suo salotto buono in stile “outdoor lifestyle”; quest’ultimo consta di un divano e di una poltrona entrambi addossati alla parete esterna della roulotte ed entrambi in pelle di triceratopo, con piccoli crateri qua e là da cui fuoriescono gommapiuma e violenti geyser di pelo di cane. Colà, comodamente sprofondati nella cotenna mesozoica, ci diremo molte cose, usando lingue bizzarre e sino a oggi sconosciute a entrambi. Apprenderò che egli ha due figli, di cui uno in Italia è impiegato presso una industria farmaceutica e ciò di per se gli varrà il titolo di доктор, Doktor.

19«Где спаваш?»
«In tenda. A meno che non ci siano buoni ostelli a poco prezzo».
«Ah! Ah! Ah! браво!».
Tale sarà il sobbalzo di approvazione che dal divano vedremo alzarsi in volo una prima pattuglia di acari grossi come condor.
«зграбите кафу?»
«Ah be’ al caffè non dico mai di no. Tito lo so che sono indiscreto perdonami, ma devo farti una domanda: ma che cazzo hai combinato per farti abbandonare qui da tua moglie e dai tuoi figli?»
«Ja, направио много грешака у мом животу . Изгубио сам новац, посао , дом . Црна Гора лепо , али нема развоја , без привреде . ако сте нешто не можете поправити . Сада имам само овог пса , и нека писма на мог сина…».

21Quelle sillabe danzano nella mia mente e mi canzonano, ma non è difficile intuire cosa dicano; Tito ora si è fatto triste, ma il suo sguardo è tenero e il suo sorriso è pieno di gratitudine ed egli chinerà leggermente il capo verso l’unico amico che gli è rimasto. Il suo cane.

«E come si chiama questo bel cucciolotto?»
«љубомир!»

Niente, non ho capito nemmeno come si chiama il cane. Pazienza.
Il caffè di Tito è ottimo, e chissenefrega se sulla tazza c’erano incrostazioni di epoca bizantina; ci scambiamo il tabacco, il mio è croato il suo è foraggio; beviamo un altro caffè, giusto per arricchire la flora intestinale di ulteriori nuovi ceppi e via, si riparte.

«Bravo italiano!»
«Ah ma allora lo parli l’italiano sacripante! E Berlusconi… Tito lo conosci Berlusconi?»
«Breluscone daa daa, Breluscone! Sempre scapare aaah! Ah! Ah! Ah!»

L’unico elemento tecnologico nella vita di Tito, a parte la piccola cucina da campo, è il telefono che vedete impresso sul camper, e tuttavia egli conosce Berlusconi… Non ho parole.

«Sai cosa manca al tuo salotto Tito? Un bel tappeto. Perché un tappeto dà un tono all’ambiente».
Addio Tito! Prendila come viene… So che lo farai.

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