La Rete antirazzista di Piazza Vittorio, i fascisti del nuovo millennio e quer pasticciaccio brutto de Parigi

di Alessandro Bernardini (da Laspro 31 – febbraio 2015. Per abbonarti a Laspro clicca qui).

piazzavittorioDomani nella battaglia pensa a me, scriveva Shakespeare, frase poi ripresa dal romanzo di Javier Marías. Ed è a Piazza Vittorio, a Roma, che si combatte una battaglia.
Sbagliato.
A Piazza Vittorio si combattono tante battaglie.
Il rione Esquilino è una zona non conforme alle politiche delle grandi metropoli europee, che vedono il centro della città a uso esclusivo del turismo, della presenza di famiglie a reddito medio-alto e a un’immagine occidentalizzante nel senso più becero: cattolico, bianco, conservatore e benestante.
Piazza Vittorio è invece un laboratorio involontario in cui diverse comunità si confrontano e si scontrano.
Lì ci sono anche gli avanguardisti che non si arrendono al conformismo, che sfidano il mondo dell’uguale, quelli che fanno azione, che innestano mine sociali in tutto il territorio romano e nazionale considerando il presente (Casa Pound), come un dono lasciato dal passato fascista che ci scaglierà verso il futuro.
Sono i fascisti del terzo millennio che vanno a braccetto con la Lega e hanno la salivazione alterata nel pensare a quanto possa essere appetibile la prossima campagna elettorale, incentrata sulla difesa dei confini nazionali dall’orda di terroristi islamici che verranno a mettere a ferro e fuoco le nostre città.Facciamo un passo indietro: Charlie Hebdo. Lo so, ne hanno scritto anche i sassi, ma ha reso tutto (se possibile) ancora più difficile, perché è diventato un monolite, che se non gestito, si abbatterà a diversi livelli sui sistemi d’accoglienza e sulle politiche legate al mondo della migrazione. Ricordate il Patriot Act all’indomani delle Twin Towers?
L’unificazione trasversale italiana e internazionale nel difendere la libertà d’espressione è qualcosa di ridicolo, se è fatta da chi non ha mai alzato una paglia per garantirla e sfila davanti alle telecamere di tutto il mondo con l’indignazione disegnata sul volto.
Non si può essere Charlie Hedbo se Charlie Hedbo è espropriato del suo nome e della sua dignità, da chi strumentalmente, con livore da crociata culturale, oggi si scopre paladino della libertà di informazione.
Bisognerebbe essere Charlie Hebdo quando quelli che erano i suoi nemici torneranno a essere tali.
Bisognerebbe essere Charlie Hebdo quando in Italia ci s’indignerà con il giornalista del Tg4 che parlando al rappresentante di un campo rom di Bologna gli chiede – dopo aver domandato agli abitanti del campo che lavoro facessero, e dopo che questi avevano tutti dichiarato di guadagnarsi il pane chi in una cooperativa, chi con un tir, chi in una carrozzeria: «Ha portato solo quelli buoni? È incredibile, qui lavorano tutti!».
Per questo la battaglia non è una, ma tante.
Detto fatto. Quindi si parte da Charlie Hebdo per parlare di un’altra storia che però non è distante dalle macerie comunicative di quel Pasticciaccio brutto di Parigi. È il Pasticciaccio brutto di via Merulana che è a un tiro di schioppo da Piazza Vittorio, nel rione Esquilino di Roma.
piazzavittorio4Contro questo pasticciaccio, il 5 ottobre del 2014 nasce la Rete Antirazzista di Piazza Vittorio, costituita da cittadini che vivono il quartiere o che lavorano in associazioni, gruppi o che fanno parte di spazi occupati che operano nel rione o nei quartieri circostanti.
La Rete ha come primo obiettivo quello di riunire queste forze antifasciste e antirazziste per contrastare l’idea di “decoro” basta sulla repressione e il controllo poliziesco.
piazzavittorio3Nasce per contrastare il razzismo populista e qualunquista che mette sullo stesso piano religione e fanatismo, che gioca ancora sulla retorica dell’uomo nero, contro chi spinge a credere che i problemi di Roma (e dell’Italia) nascano dall’immigrazione. Contro chi pensa che i diritti sociali siano diritti esclusivi.
Il bello di questa storia è che le persone che compongono la Rete fanno e hanno fatto percorsi diversi che a un certo punto sono confluiti in una grande piazza. È la dimostrazione che la diversità è sostanza, idee, ricchezza e non un limite. Una diversità che spesso è teatro di scontro, ma che porta sempre a trovare strategie per contrastare il razzismo dilagante che gioca sui bassi istinti e sulla facile demagogia.
La Rete si è fatta promotrice di diverse iniziative e in particolare il 15 novembre ha organizzato un presidio antifascista a Piazza Vittorio, per contrastare l’iniziativa della “Marcia delle periferie contro il degrado”, manifestazione organizzata da alcune delle realtà della galassia destrorsa romana, tra cui il Fronte Romano Riscatto Popolare che ragliava giustizia dopo i vergognosi fatti di Tor Sapienza.
C’era un po’ di tensione quel giorno, c’era stato lo Sciopero Sociale 24 ore prima e si temeva una “visita” da parte di piazzavittorio2qualche gruppuscolo nostalgico. Ma la gente era lì: c’era un coro multietnico, c’eravamo noi di Laspro, c’era Scup (lo spazio occupato di via Nola) con una roda di capoeira, alcuni rappresentanti di Resistenze Meticce (un progetto che coniuga conflitto e mutualismo sul terreno dei diritti dei migranti a Roma). C’erano tanti migranti seduti sulle panchine della piazza che osservavano i manifestanti come fossero degli strani saltimbanchi. C’erano i migranti più inseriti nel contesto socio-politico della città e rappresentanti di alcune comunità.
E ovviamente c’era la Rete di Piazza Vittorio. C’era un megafono aperto a tutti e tutte.
C’erano i media con il Tg3 e Sky che sono rimasti delusi dal fatto che dei fascisti del terzo millennio non si è vista nemmeno l’ombra (nera).
E c’era una pioggia sottile che si infilava nei colli delle giacche e dava un brivido freddo.

Uno strano senso di appartenenza si legge sulla faccia delle persone che scelgono di far parte di una realtà come questa. Chiunque faccia politica “dal basso”, al dì fuori delle istituzioni, ha disegnato sul volto un ghigno di urgenza, una luce paradossale che fa sembrare (e lo è) lo stare lì in piazza, semplicemente giusto.
È giusto, oggi come ieri e come sarà domani, tornando al concetto di futuro, con la consapevolezza che non ci sarà mai vergogna nel guardare indietro. Che i nemici esistono a Roma, a Parigi, a Baghdad, a Kobane, a Gaza. E non cambiano faccia e non cambiano colore.
A differenza degli avanguardisti di tutti i millenni. piazzavittorio5

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...