#CyclingForPalestine – Day 24 Dubrovnik

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro segue nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

«Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono.
Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro»
(Alessandro Baricco, Novecento)

tomNon sto socializzando. È pur vero che ho la barba lunga e vesto in modo inconsueto ma insomma.
Magari è la solitudine, che di per sé favorisce ogni genere di paranoia, a farmi credere che qui mi osservino tutti con apprensione, come fossi una scimmia scappata dal circo. Come ho già detto precedentemente, a ogni mio tentativo di approccio la gente si ritrae in una sorta di carapace: un esoscheletro impenetrabile all’empatia.
A Trsteno per dirne una, mi sistemo in un campeggio fuori stagione trstenoe stavolta, diversamente dai trascorsi, il gestore è presente e intento a rasare il prato: chiedo il permesso di accamparmi ed egli acconsente, del resto non ho un camper e un po’ d’erba è giusto quanto mi occorre; tuttavia mi avvisa che le toilette sono inutilizzabili in quanto non pulite dalla stagione precedente (ma brutto zozzone mi vuoi dire che hai lasciato i cessi come stavano dall’ultima volta che se ne è fatto uso? E con che pensi di pulirli a quasi un anno di distanza? Perché con un normale detersivo non se ne parla; ti ci vorrà del tritolo semmai). Tant’è che il mattino successivo mi intrufolo di soppiatto nei bagni e lo scenario che mi si presenta è una roba raccapricciante: un luogo indegno persino a liberarmi di un po’ del mio peso corporeo.
Ma la questione centrale non sono le condizioni del cesso; l’igiene varia molto da cultura a cultura a seconda della disponibilità dei mezzi che occorrono per praticarla – mettiamola così – e talvolta occorre essere “flessibili”. Il punto è che costui abita esattamente “nel” campeggio, ossia non deve nemmeno attraversare la strada, e tuttavia non una chiacchierata, non una tazza di tè, non un tubo di gomma da dire “tiè, se ti serve un po d’acqua pigliala da qua”. Niente di niente…
In serata la moglie rientrerà da fuori con prole al seguito. Mi saluterà di sguincio come avessi la lebbra, salvo poi tenermi d’occhio stando a debita distanza (ovviamente), mentre mi preparo il mio solito schifosissimo pappone. Persino i figli tireranno dritto, tre piccoli soldati dal piglio fiero e una soldatessa minuscola; quest’ultima però non resiste e alla fine si volterà verso di me che le farò ciao con la mano, ottenendo in cambio un bel sorriso ancorché temporaneamente orfano degli incisivi.
Io ormai parlo da solo, perché qui in Croazia non ho alternative.

«Il signore gradisce un consiglio sulla bevanda da abbinare alla brodaglia giallastra e infame?»
«Grazie, ma ho già le idee chiare e gradirei pertanto ricevere tosto un buon calice di Chateau Lagrange dell’ultima vendemmia».
«Oooh! Congratulazioni Sir! Ottima scelta… lei sì che se ne intende…»
«Grazie, ma lei piuttosto mi ricorda qualcuno, posso sapere qual è il suo nome?»
«Grady Sir, mi chiamo Grady».
«Capisco… Stiamo parlando dello stesso Grady di Shining? Quello che squartò la moglie e le due figlie all’Overlook Hotel?»

«Esatto Sir! È un vero piacere avere ospiti come lei, così squisitamente partecipi dei più bui recessi dell’animo umano. Dunque eccole il vino Sir… E bon appetìt».
«Ehm… Mr. Grady…!?»
«Sì Sir…»
«Torrance era solito bere bourbon se non sbaglio…»
«Ma lei ha una memoria di ferro Sir…»
«Ok ma io non sono Jack e a me il bourbon fa cagare; non è che si può avere del whisky?»
«Ma certamente… E come lo gradisce?»
a«Scozzese, 12 anni, puro malto, poco torbato».
«L’accontento subito!».
«Ah… Mr. Grady…!?»
«Eccomi Sir…»
«Torrance non pagava mai ma poi ha fatto una brutta fine, preferisci euro o kunas?»
«Non si preoccupi Sir… offre la casa… purché lei faccia ciò per cui è stato convocato…»
«Sarebbe a dire? Devo squartare il gestore del camping?»
«Nooo Sir certo che no. Del lato oscuro dell’uomo il mondo ne ha pieni i coglioni con licenza parlando. Lei dovrà fare e farsi del bene Sir. Vincere una buona volta la sua proverbiale misantropia andando incontro a tutti coloro che potranno offrirle aiuto in questa impresa, recando loro il sorriso o un adeguato controvalore in cambio. E ovviamente pedalare, pedalare e ancora pedalare e infine giungere in Palestina. Ma badi! Se in tutto ciò il suo cuore non sarà puro lei morirà… La prego, le ho già detto che non accetto denaro da lei».
«Non sto cercando i soldi nelle tasche Grady, mi sto grattando i maroni».
«Buona serata Sir, e mi raccomando… “Non ti fidar di me se il cor ti manca”».
«È scritto sull’asso di spade delle carte piacentine vero?»
«Esatto Sir, lei ha una memoria di ferro… Addio Sir».

dubrovnikDubrovnik è stupenda ma ancora va leccandosi le ferite. La città vecchia è un brulicare di piccoli cantieri privati, alcuni semplicemente ristrutturano ma altri ancora ricostruiscono dai danni dei bombardamenti. E si vede che i soldi dal ’91 sono arrivati “a rate”. Magari nell’ultimo decennio, col turismo e gli spregiudicati investitori stranieri.
A tal proposito, la ragazza dell’ostello di Spalato, che in realtà è nativa di Belgrado, mi ha spiegato che in Croazia gli stranieri non sono visti proprio come la manna dal cielo. L’auspicio locale più diffuso sul tema, è che i turisti arrivino quand’è stagione e non come ho fatto io; ed è proprio per questo, a suo dire, che nessuno mi parla volentieri. Qui, sempre stando a ciò che mi ha detto lei, devi venirci da giugno a settembre, spendere e poi andar fuori dalle balle… Lo ha detto la ragazza mica io.
dubrovnik2Ma la città vecchia, lei, è tutt’altro che scontrosa: sebbene protetta dagli alti e robusti bastioni delle antiche città di mare, all’incedere lento e vorace di bellezza offrirà gli intarsi di pietre biancastre e rosacee del suo pavé, levigato e lucido come la seta; all’occhio più vivace i colori mutanti di ora in ora delle facciate anch’esse in pietra. Poi, al tramonto, si godrà dei giochi d’ombra nelle delicate nuances dei fregi sui colonnati, sui rosoni come sulle deliziose fontane e da lì agli alberi da frutto, splendidi aranci perlopiù, per soddisfare finanche il palato nel bel mezzo di una piazzetta o di un cortile. Deliziosa Dubrovnik, mani sapienti e raffinate seppero imporsi alla tua dura pietra; ed io, che pur essendo minuto c’ho le mani da fabbro, le vorrei tanto imporre sul volto di Neno, il manager dell’ostello in cui soggiorno.
Fa un freddo cane qui sotto. Niente finestre. E poi non ho digerito la storia delle lavatrici; ma occorrerebbe dedicare un capitolo intero solo per spiegare per quale assurdo motivo, pur essendoci qui non una ma ben tre washing machines, io debba ricorrere a una lavanderia costosissima e per di più fuori zona.
In serata conosco Graeme, scozzese; mai incontrato nessuno che viaggi in bici per lunghe tratte con così poca roba: ma dove dorme, sulle piante? È alto quanto me, ossia è basso, ma è più forte di gambe che di torace, il contrario di me. I cani si annusano il culo per conoscersi, noialtri ci si osserva a vicenda per carpire l’uno i segreti dell’altro.
Lui è attratto dal mio piumino superleggero e io dalle sfumature policrome che il sudore essiccato gli ha impresso sulle poche fibre che indossa; le tonalità variano a seconda del periodo, magari un geologo saprebbe dedurre al colpo d’occhio quando costui è partito. Sapremo che egli in realtà è nativo del Wiltshire, Stonehenge; il che spiega la sua natura rocciosa e la resistenza agli elementi.dubrovnik4

Saprei riconoscere uno o una “long distance cyclist” anche a un ballo in maschera. Ognuno ha le sue fisime, io per esempio c’ho la fobia di perdermi le cose nel vento (a ragion veduta peraltro, vedi Melghibson) e ormai lego tutto a doppio nodo, persino in casa.
La verità è che noi dalla bici – in realtà – non scendiamo mai, e ormai non vi scenderemo mai più. Siamo tanti Danny Boodman T.D. Lemon Novecento, ma con la testa montata al contrario: a noi è il numero definito che ci spaventa.

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