#CyclingForPalestine – Day 8 Trieste: ultima frontiera

Il 16 febbraio è partito Cycling for Palestine – seimila chilometri contro l’occupazione e l’islamofobia, il viaggio in bicicletta da Roma alla Palestina di Captain Tom No che Laspro seguirà nei suoi sviluppi. È  possibile sostenere Cycling for Palestine con un abbonamento speciale a Laspro da 20 euro (10 per la rivista, 10 per Cycling for Palestine).

di Captain Tom No

Ma prima di tutto ho da fare un appello: cicloviaggiatori sani di mente, guardatevi dalla Romea che porta a Jesolo, è un suicidio. E ve lo sta dicendo uno che si è appena fatto la tangenziale di Mestre sotto agli sguardi increduli di tutti quelli che vi transitavano. Smarriti direi, ancor più che increduli.
Quel tipo di espressione che vedo spesso accompagnata da un movimento ondulatorio del capo, come a dire “da domani niente più alcol”. A pensarci bene, specialmente nelle piccole frazioni ben lontane dalla mondanità, non di rado sorprendo qualche povero cristo con la faccia di chi si è appena visto sottrarre le poche certezze accumulate in una vita sobria. In certi posti basta poco per sconvolgere gli equilibri, e figuratevi cosa scatena la vista di uno come me su di una banana a pedali e con un orsacchiotto sulle spalle (in Australia, nei tratti desertici sono sicuro di aver mandato fuori di cotenna più di qualcuno; gente su Jeep stracariche di carburante e vettovaglie).

melghibson

Tutto il giorno a lamentarsi Melghibson… Oltre che pedalo solo io, mentre lui sta lì a godersi il panorama: “Eh ma che strazio sta bora… È tutto il giorno che piove… E non se ne può più…”

Curioso come i più sfigati del pianeta accolgano col sorriso le cose bizzarre; al contrario, le ricche provincie veneta prima e quella friulana poi mi osserveranno di sguincio; tutti sembrano dire quasi all’unisono: «Qui siamo gente seria, che lavora, i pagliacci non ci interessano».
I segnali di un punto di vista diverso mancano, o forse sono io incapace di coglierli; qualora così fosse porgerei tosto le mie scuse al Triveneto. Come mancano le sistemazioni economiche per la notte e come è vero che son capaci di farti pagare un tè 2 euro. Ma dove siamo a Capri? No, siamo a Eraclea e pure fuori stagione.
Dai pochissimi ostelli segnalati in zona mica ti dicono «Siamo chiusi», ti dicono «Siamo al completo». Alla fine confesseranno, ma non prima di uno sfibrante interrogatorio in perfetto stile Stasi dove inevitabilmente cadranno in contraddizione. Di campeggiare “wild” non se ne parla, ci vuole l’autorizzazione del comune. In culo l’autorizzazione!
Ad Adria per esempio, devo accamparmi abusivo in una via di mezzo tra un campo sportivo e una palude. Non so se dovermi preoccupare del custode che serra il cancello al tramonto o degli alligatori. Durante la notte l’umidità raggiunge livelli sconosciuti al genere umano e all’indomani di ciò, al risveglio in tenda mi scopro anfibio, mezzo cristiano e mezzo tritone, in una metamorfosi del tutto simile quella kafkiana di Gregor Samsa.
A San Donà di Piave invece, o meglio in una frazione di cui non ricordo il nome, vengo accolto come un principe da una coppia di coniugi che gestiscono un B&B. Qui mi riposo bene e mangio anche meglio, con cena offerta dai proprietari, direttamente a casa loro…
Mi corre l’obbligo dire che il “Red Fenice B&B”, riscatta tutti i peccati del Polesine.
image_8A ogni modo Trieste è bellissima, non c’è che dire; diversamente da tutte le città sul mare visitate in vita mia, questa offre scorci di una sontuosità che incute rispetto, se non per il piglio austroungarico e la fierezza delle architetture, quantomeno per i colori; dal blu cobalto del tratto di mare antistante al tenue pastello degli edifici che vi si affacciano; questi ultimi a loro volta, generosamente illuminati dal servizio pubblico, mostrano i muscoli di ciò che fu il loro impero, con le forme opulente e piene di motivi in rilievo delle loro facciate.
Anche qui sono ospite: alloggio in centro in un grazioso appartamento che anche in questa circostanza mi viene messo a disposizione da amici, stavolta appena conosciuti. Ci sono dei vantaggi quindi nell’essere Captain No: magari ti fai 8-9 ore di bici al giorno, ma poi ti sistemano alla grande, mica in periferia, nossignori pieno centro, molto bohémien…image_1
Mi hanno chiamato quelli di Radio 2 Caterpillar: stanno valutando se seguirmi nel viaggio e mandarmi in onda alternandomi al tizio con la gallina che attraversa l’oceano in solitaria. Bella idea quella della gallina non c’è dubbio. Uova fresche e poi, parliamoci chiaro, in quelle lunghe notti solitarie può capitare pure che con l’ovipara ci si intavoli una conversazione. Io c’ho Melghibson, l’orsetto senza paura trovato nel deserto; perciò niente uova e conversazioni brevi, che io l’inglese con l’accento Aussie non sempre lo afferro. Speriamo bene con Caterpillar. Io ho cercato di mantenermi light e di non appesantire troppo con la questione politica, ma è pur vero che questa è Cycling for Palestine e, dato il taglio del programma, la possibilità che la redazione accantoni del tutto l’idea di seguirmi non è affatto remota.
In tal caso non me ne vogliate, io ce l’ho messa tutta.
Del resto, al momento, non mi risulta che sul pianeta vi siano, oltre al sottoscritto, altri personaggi bizzarri che, pur dando spettacolo di sé, cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli strazi del popolo palestinese. Se questa cosa di Radio 2 andrà in porto sarà grazie alla tenacia di Roberto Morgantini di Assopace Palestina Bologna, il quale avrà saputo cogliere l’opportunità della radio nazionale.
E io? Oè ragazzi parliamoci chiaro qui serve pure un “personaggio” che pedala sennò addio…
A tal proposito mi scrive Luigi Lorusso, giusto due righe di commento sul resoconto del Day 3 credo. Troppe riflessioni personali e poco racconto. Ha ragione; il fatto è che quel giorno non è che ci fosse granché da raccontare. Allora quando è così mi guardo dentro. Però ha ragione, di questo passo questo rischia di diventare un viaggio interiore. E allora potevi startene a casa sul divano direte voi.
Però diciamocelo: ma se io avessi voluto essere giornalisticamente “trasparente”, ebbene a quel punto mi sarei spostato in aereo… Avrei soggiornato in hotel e pensioni, indosserei abiti civili in luogo della mise attuale: palombaro/ciclista, soprattutto non me ne andrei in giro per il mondo pedalando su quel coso giallo e dormendo all’addiaccio, col rischio magari di essere sbranato da malintenzionati o stuprato da cani selvatici, o viceversa tanto è lo stesso…
Ma c’è l’avrò il diritto sì o no di essere un cazzo di personaggio?
Captain No lo si ama o lo si detesta, prendere o lasciare.

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