Contemporanei all’imbecillità [PornoGraffi #5]

Di Sabrina Ramacci

BLU121 C’era una volta Blue, la storica rivista di erotismo fondata da Francesco Coniglio nel 1991. E come diceva il boss: «Se un pornazzo in casa lo devi nascondere, Blue è un piacere ostentarlo». Già, il capo, a quei tempi lavoravo nella redazione di Blue e mi divertivo. Gli amici mi invidiavano, io facevo le riunioni di redazione più surreali che avessi mai fatto. Ore 9.00 “Sì scusa mi passeresti il caffè… Senti ma te che ne pensi dello speciale sull’anale? Non sarà meglio qualcosa sui feticisti dei piedi?” Oh! Sì, i feticisti dei piedi. Coppie spregiudicate che mandavano lettere con dentro foto sbiadite di piedi sporchi, collant bucati, calli, sudore e sperma. E soprattutto c’erano i fumetti di Manara, Giraud, Baldazzini, Casotto, Mannelli, Saudelli, Trillo, Scòzzari, Rotundo…

Le storie di tutti gli altri autori che hanno riempito le pagine di 200 numeri della rivista ci sono ancora, ma Blue ha fatto il suo tempo e dal 2010 ha interrotto le pubblicazioni. Spesso mi chiedo cosa ne pensi oggi Francesco di tutto il porno digitale. All’epoca in rete c’era IndieNudes.com e quasi basta. Una sola pagina, lo sfondo maculato, i colori fluo, nessuna foto, forse una piccola sotto il titolo, e poi un elenco di link, tutti azzurro super-fluo, che rimandavano a siti di arte e porno, politica e porno, porno e basta. Si parlava già di Alt-porn ed era facile capire che Alt stava per Alternative, anche se qualche volta un po’ di dubbi sul significato li avevamo, perché come spiegava il sottotitolo della rivista, tutti noi eravamo Contemporanei all’imbecillità. Quella di Blue è stata una storia underground di resistenza culturale che ha dato spazio a un immaginario erotico bizzarro e non convenzionale, una storia che oggi prosegue in rete, anche se rido – e non poco – pensando alla redazione alle prese con la sintassi di porno-acronimi e parole improbabili come: A2M, CFNM, GOKKUN, BBC, DP, BBW, BLOWGANG, TUGJOB, MILKING TABLE, HITACHI… Sfido chiunque a dirmi cosa significano senza andare a smanettare su YouPorn, che poi comunque finite col toccarvi e venire sulla tastiera del PC. Gli acronimi sono soltanto tali, il sesso è sempre quello, più o meno, come sintetizza un mio amico: cazzo e fica. Tutto il resto è accessorio. Da anni archivio articoli sul sesso e la pornografia, questi negli ultimi mesi: “Sexting, lo psicologo: si inizia alle elementari”, “Valentina Nappi, la pornonerd contro le femministe”, “Il Giappone e la sindrome della «passione». I ragazzi preferiscono il sesso virtuale”, “Sesso di notte in dormiveglia? È la sexsomnia”, “Guardare porno su internet vi distrugge la memoria”, “Studio tedesco: guardare film porno restringe il cervello”, “Il dramma del nativo digitale: pensa che il sesso (vero) sia come YouPorn”. Gli articoli sul porno sui giornali mainstream, le porno star che escono dall’oscurità e dai loro profili FB declamano consigli sul sesso, tutti parlano e scrivono di post-net-pop porno, ed eccoci pronti ad affrontare il nuovo viaggio dove la parola d’ordine è quella di sempre: divertirsi. È il Neoporn, in pratica il porno 2.0 che, come suggerisce Wiki, “indica quelle le forme di pornografia amatoriale prodotte da persone comuni utilizzando videocamere, webcam e cellulari al fine di realizzare filmati che trovano poi spazio sia in dvd che in rete”. Per sapere di più di cosa accade invece sul fronte accademico basta leggere il saggio di Renato Stella, sociologo che nel 2011 ha usato il termine Neoporn per la prima volta o abbonarsi a Porn Studies, la prima rivista scientifica sul tema. Il porno non è cambiato, è soltanto più mainstream e forse è un bene, forse Blue è stato partecipe di questo cambiamento e ha lasciato tracce di piacere che si sono diffuse nel web con un impatto tale per cui, se ce lo avessero detto all’epoca, in redazione avremmo brindato. D’altro canto il porno-terrorismo post-femminista, ad esempio quello della milanese Rosario Gallardo, vuole riappropriarsi di un erotismo più carnale e reale, il corpo è anche brutto, puzza, ha peli e brufoli, nella realtà facciamo smorfie quando scopiamo e meno male. Un po’ come facevano i nostri feticisti dei piedi. Con Francesco si passavano ore a chiacchierare, di qualsiasi cosa, nella sua stanzetta carica di vinili e fumetti, e pensando a lui mi torna in mente l’introduzione di De Sade a La filosofia nel boudoir: «Voluttuosi di ogni età e sesso, dedico quest’opera a voi soli: nutritevi dei suoi principi, favoriranno le vostre passioni! E le passioni, verso le quali certi freddi e piatti moralisti v’incutono terrore, sono in realtà gli unici mezzi che la natura mette a disposizione dell’uomo per raggiungere quanto essa si attende da lui. Obbedite soltanto a queste deliziosi passioni! Vi condurranno senza dubbio alla felicità».

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