Note dalla strada: BAM!

bam27Spesso (e volentieri) ci capita di fare iniziative in giro a Roma, dintorni e non solo. Perché va bene la rivista, il blog e la comunicazione, ma poi c’è bisogno di guardarsi in faccia, spostare un po’ le chiappe e prendere dell’aria insieme. Con queste Note dalla strada vogliamo lasciare delle tracce di questi incontri. Cominciamo con la presentazione a BAM – Biblioteca Abusiva Metropolitana a Centocelle, dello scorso 27 febbraio. 

Non me la ricordavo così lunga via dei Castani. Arrivando dalla Prenestina, sbuco alla solita stazione di servizio punto di riferimento per andare al Forte e mi ritrovo allo slargo dove gira il tram, incrocio con via Federico Delpino, subito mi guardo intorno per vedere il numero civico, se è il caso di parcheggiare. Duecento e rotti, devo arrivare al 42, proviamo un po’ più avanti, tanto comunque non ce n’è.
È la via principale del quartiere, Centocelle che vent’anni fa, per noi studentelli fuorisede, era la periferia malfamata. Da dove vieni? «Da Centocelle» e giù occhiate di rispetto da chi stava a piazza Bologna, magari stipati in tre dentro una stanzetta. Via dei Castani è ora una via di shopping, non è via del Corso, Cola di Rienzo o via Ugo Ojetti, ecco, ma niente da invidiare alla Tuscolana e gli dà una pista a quel grigio serpentone di palazzi della Tiburtina.
La speculazione edilizia e gli affitti alle stelle sono arrivati anche qui, certo, ma almeno la crisi o quello che è, è arrivata prima della gentrification, che qui ha portato solo alcuni bar un po’ più ripuliti e diversi studi per tatuaggi.

Stasera andiamo a BAM, che sarebbe Biblioteca Abusiva Metropolitana. Ci hanno chiamati mesi fa per una iniziativa, dopo che abbiamo pubblicato la foto di un murale fatto da Aladdin a largo Preneste, che poi è stato ricoperto il giorno dopo. Raffigurava l’ottobrata romana, ovvero gli scontri del 15 ottobre 2011. Poche figurine nere pennellate con rapidi tratti, e un palazzo imponente con statue, sfondo riempito da sbuffi bianchi che evocano il fumo. Tanto basta per evocare un ricordo ormai impresso nella storia della città.

Murale dell'ottobrata romana a largo Preneste, cancellato dopo pochi giorni - di Aladin Hussain Al Baraduni

Murale dell’ottobrata romana a largo Preneste, cancellato dopo pochi giorni – di Aladin Hussain Al Baraduni

Non ci ero ancora stato, da una foto su internet avevo visto un paio di saracinesche che davano su strada e per questo la immaginavo come una sede all’interno di un palazzo, magari in affitto. Invece fa parte di una palazzina intera, piccola ma autonoma, un paio di piani coi balconi e lo striscione in solidarietà con gli arrestati e i denunciati del 31 ottobre. Anche uno degli occupanti è sottoposto a obbligo di firma: tutte le mattine alle 8 e mezzo deve andare a firmare al vicino commissariato (ora non più!). Sulla destra, uno dei rari esempi di street art romana, un grandissimo murale di Aladdin con una figura con maschera antigas che è diventata ormai suo segno distintivo.

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Un redattore e chitarrista di Laspro davanti a BAM

Una settimana prima eravamo in corteo per le strade di Montesacro e del Tufello, per la manifestazione che come ogni anno ricorda Valerio Verbano e che come ogni anno ricorda che “Valerio vive nelle lotte”. Per questo si parlava delle lotte dei No Tav e dei quattro arrestati con l’assurda accusa di terrorismo, Chiara, Claudio, Mattia, Nicolò, e anche i 17 “provvedimenti cautelari” (sette arresti domiciliari e dieci obblighi di firma) a Roma contro i movimenti di lotta per la casa. A un certo punto dal megafono si è detto che Valerio lottava per un mondo più giusto, di libertà, senza sfruttamento, senza ingiustizie. Probabilmente sì, mi sono detto. Ma forse anche solo per un quartiere un poco meno brutto, per un parco con un lago o per un posto dove stare con gli amici, oppure perché se l’affitto costa tanto devi lavorare tutto il tempo. Non è solo l’idealismo che ti butta in strada. Ma neanche solo le condizioni materiali.
Ci pensavo mentre Aladdin mi faceva girare il posto, con orgoglio evidente seppure ben celato. Vi si accede da una porta di legno di quelle a spinta, un po’ baita un po’ saloon, un gatto sulla poltrona sulla destra e i ripiani stipati di libri, ordinati e ben catalogati, anche sulla scalinata che porta su fino al secondo piano, con affaccio all’interno e sulla strada e noto con piacere Laspro aperto su un tavolino.

WP_20140227_009[1]Ben presto arrivano Luca e Alessandro, un po’ di amici e amiche e anche Alessandra KidAProject, ci rilassiamo fuori sui tavolini che stanno sulla strada, il vino rosso cesanese, c’è l’arietta fresca ma inizia a farsi strada un poco di primavera e immaginiamo lì d’estate a fare iniziative perché è bello non stare chiusi dentro i posti. Non c’è tanta gente, molti dei loro sono alla manifestazione a Piramide, dove alcuni si sono arrampicati sulle impalcature.
Giusto uno o un altro paio di bicchieri e qualcosina da sgranocchiare e ci sediamo nella sala, circondati dagli scaffali dei libri, alla fine qualcuno è arrivato e anche persone venute apposta, mettiamo le sedie a cerchio, «iniziamo la riunione?».
Aladdin inizia, dice come ci siamo conosciuti, che aveva già illustrato un pezzo su Laspro anni fa, e perché hanno voluto invitarci a BAM, perché mettiamo insieme la cultura e le lotte sociali, un po’ come fanno loro. «Raccontaci un po’ di questo posto» gli dice Alessandro, ed è una bella domanda.
bamLa palazzina che ospita il BAM è stata occupata nel 2008 dai Blocchi Precari Metropolitani, da allora ospita alcune persone e nuclei familiari, oltre allo sportello sociale di Centocelle che dà su strada. Da poco più di un anno esiste la Biblioteca. Settemila volumi, il numero ritorna perché è una bella soddisfazione, «ma molti sono ancora da catalogare».
Si bloccano solo un secondo quando Alessandro gli chiede con tono secco e chiudendo la sigarettina: «Quanta gente c’è qui dentro? Quanti nuclei?». In altri anni sarebbe bastato molto meno per far scattare la domanda che significava fine delle relazioni diplomatiche: «Che sei ‘na guardia?». Ma poi rispondono pure.
Poi la discussione continua, su Laspro e perché un numero sull’informazione e sul fatto che comunque la si prenda l’informazione è qualcosa di cui possiamo maneggiare solo una minima parte, per cui è necessario provare altre strade per farsi ascoltare (qui un seguito di quella discussione, con un articolo inviato da uno dei partecipanti all’iniziativa).
Parliamo in molti, a un certo punto arriva pure Giusi, staccato ora da lavoro. Non ci capita spesso di organizzare dibattiti, incontri o discussioni, ma molto spesso vanno a finire in conversazioni o simil-assemblee, di quelle senza la presidenza col turno di parola contingentato. Va bene così. Sarà per questo che a un certo punto mi sembrava che non c’entrasse più molto fare quel minireading che avevamo previsto. Per Alessandro invece ci stava e forse aveva ragione lui, ma comunque avevamo fame e io volevo vedere come mi erano venuti i gateau di patate, uno con la mortadella e l’altro coi pomodori secchi. E comunque dopo è stato meglio.

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Perché hai chiacchierato, ti sei conosciuto, c’è rispetto e prende bene, il vino non è male e pure il cibo, c’è il divano, i libri, si sta tranquilli, è aria non di casa ma di essere in uno spazio sociale, così Luca e Alessandro hanno le chitarre allora usiamole no, una chitarra ce l’hanno pure loro e così sono in tre, e si avvicendano a suonare, e a cantare, la ragazza francese che conosce De Andrè e le canzoni romane, Secco, il professore di musica, lo studente di Latina, il pittore yemenita e l’aria è calda ora, siamo pure un poco brilli ma nemmeno tanto. Non c’è granché di nuovo in questa sera. Saranno cento anni che uomini e donne, accomunati dalla condizione materiale e dalla voglia di preparare una vita e un destino diversi, si ritrovano in posti nelle periferie delle città, a mangiare, bere vino, discutere, cantare canzoni. Valerio Evangelisti ne parla nel suo romanzo sui socialisti rivoluzionari della Romagna dell’inizio del ‘900, si riunivano in posti che chiamavano le “cameracce”. Erano luoghi per fare proselitismo politico, per alcuni, semplicemente un posto per bere un bicchiere a poco con dei compagni, per altri. Per altri ancora, erano anche posti dove sperimentare e prefigurare quel tipo di società diversa che avevano in mente, per renderla un po’ più pratica e meno astratta. Per noi c’è un posto in più in città, a via dei Castani, dove Centocelle è un po’ paese e poco periferia. Ci sono tanti libri e gente simpatica. Un posto da difendere, un posto per cui lottare.

 

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